The whispering room: Abissi di Paolo Cabutto

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Abissi di Paolo Cabutto

Editore: Talos edizioni
Data di uscita: 25 novembre 2017
Genere: Raccolta di racconti
Prezzo: 10.00 €
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Un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, macabri incontri in un cinema di periferia, una stazione della metro che
sembra sussurrare il nostro nome, una tragedia shakespeariana che diventa realtà, l’ultima giornata di lavoro di un killer professionista. La paura prende il lettore per mano e lo conduce attraverso tredici stanze buie, in cui l’incomprensibile e il sovrannaturale intaccano la sicurezza
della nostra quotidianità. Non resta quindi che chiudere gli occhi, trarre un respiro profondo e gettarsi negli abissi.

 

 

  • Come è nata l’idea di Abissi?

“Abissi” è una raccolta di racconti slegati tra di loro, con situazioni e personaggi nuovi in ogni storia, quindi non c’è stata una vera e propria idea alla base del libro. Ciò che accomuna gli scritti di “Abissi” forse è più un’attitudine, una volontà: quella di inquietare il lettore. Però, se dovessi risalire al momento in cui per la prima si è materializzato il pensiero: “Hey, ma se raggruppassi le mie storie in un unico volume?”, andrei con la mente alla stesura del racconto “La cena”. Una storia scritta per gioco, a seguito di una scommessa con la mia ragazza, che si è trasformata nell’embrione di quello che poi sarebbe diventato “Abissi”.

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

Il primo racconto in assoluto è stato “Non è lui che deve morire”, un thriller onirico che inizialmente avevo intitolato “L’ultimo lavoro”. È la storia che mi ha fatto capire che la scrittura poteva diventare qualcosa di più di un semplice hobby.

 

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legato?

Essendo una raccolta di racconti, “Abissi” è disseminato di personaggi. Senza ombra di dubbio quelli che preferisco sono gli antagonisti, che siano spettri della mente, bizzarre creature o sadici serial killer. Tra tutti però, quello a cui sono più legato è l’uomo in nero che infesta il cinema in “Prima visione”. Un personaggio che può essere considerato il principe di tutta l’inquietudine che si respira nel libro. Chi leggerà il racconto, capirà il perché.

 

  • C’è qualche curiosità che non hai scritto nella raccolta e vuoi condividere con i tuoi lettori?

Sì, ci sono un paio di piccoli aneddoti che mi piacerebbe condividere con voi.
Il racconto “L’occhio di vetro” è nato da un sogno. Ricordo ancora la mattina in cui mi sono svegliato, dopo aver sognato un uomo anziano, la cui caratteristica principale era la terribile fissità di un bulbo oculare vitreo, e ho pensato: “Devo assolutamente scriverci una storia!”.
La seconda curiosità riguarda invece la genesi di “Vapore”, nato dopo una splendida giornata in un centro termale di Budapest. Mentre ero a mollo in piscina, mi sono detto: “Non mi ricordo di aver mai letto un racconto horror ambientato in un bagno di vapore. Perché non provare a scriverlo?”

 

  • Quale messaggio vorresti arrivasse a chi legge il tuo libro?

Il mio è un libro di intrattenimento. La letteratura, come l’arte in generale, oltre a denunciare, far riflettere o far conoscere, ha anche il sacrosanto diritto di intrattenere. Vorrei quindi che i miei lettori chiudessero per qualche ora i collegamenti con il mondo esterno e si immergessero nei paesaggi oscuri di “Abissi”, lasciandosi soltanto trasportare dalle sensazioni (mi auguro paurose) che le mie storie sapranno trasmettere.

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Senza ombra di dubbio continuare a scrivere. In questi mesi mi sto approcciando al mondo delle riviste letterarie, sperimentando nuove narrazioni, a volte anche distanti dalle tinte horror di “Abissi”. In più ho iniziato a lavorare alla mia seconda raccolta di racconti (non ci posso fare nulla: ho un debole per la forma breve). Questa volta vorrei che le mie storie fossero legate da un fil rouge, che sarà rappresentato dall’ambientazione. Infine sto seguendo un corso di scrittura creativa, che mi sta donando nuovi strumenti per migliorarmi.

 

In bocca al lupo!

 

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