A tu per tu con Sergio Pavoloni

 

 

Sergio Pavoloni: Roma, Australia e ancora Roma. In mezzo una laurea in International Management e un’esperienza in un’agenzia dell’ONU. Attualmente lavora presso un’agenzia che si occupa di digital innovation. Buio a Grinville è il romanzo di esordio per uno scrittore giovanissimo, ma già noto al pubblico di Facebook, dove pubblica da tempo i suoi racconti sulla sua pagina di autore.

 

 

Il romanzo – la trama

A Grinville è calato il buio. La morte improvvisa di un giovane ragazzo nella tranquilla cittadina sul lago è destinata a cambiare radicalmente la storia del posto. Dopo aver visto le indagini arenarsi per mancanza di prove e vedere il caso catalogato come irrisolto dalla polizia di Grinville, è Susanne Lay, giovane donna, nonché compagna della vittima, a riprendere le indagini dieci anni dopo il fatto. Sarà un dettaglio in una fotografia scattata durante una giornata di sole a far riaccendere in lei il bisogno di verità: una figura maschile che solamente lei avrebbe potuto notare, un particolare che solo Susanne poteva riconoscere. Le indagini porteranno Susanne e i suoi due più cari amici a scontrarsi con la polizia, con i cittadini e con un movimento del male che pare dominare nel mondo da sempre, ma senza che nessuno ne sia a conoscenza. I protagonisti dovranno portare all’estremo i propri sentimenti, mettendo in discussione rapporti durati una vita intera. Dovranno lottare contro lettere anonime e ricostruire verità manipolate e sepolte; documenti scomparsi torneranno a galla e inconfutabili prove del DNA faranno vacillare le poche sicurezze ottenute, arrivando al punto di riuscire a cambiare la realtà… e il passato.

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Buongiorno Sergio,
benvenuto nella nostra piccola Stamberga! È stato un piacere leggere il tuo romanzo Buio a Grinville, immergiamoci nelle sinistre atmosfere della cittadina!

 

  • Come è nata l’idea di Buio a Grinville?

Buongiorno Deborah, innanzitutto grazie! È un piacere essere qui con voi! L’idea è nata mentre passeggiavo un giorno su un lago… il cielo si fece immediatamente nuvoloso e iniziò a tirare un po’ di quell’aria fredda che ti fa stringere tra le braccia. Ho osservato il lago e ho avuto un momento di inquietudine, mi sembrava talmente piatto che ho pensato fosse vivo in realtà e stesse aspettando solo il momento giusto per svegliarsi. Ho notato una cittadina dall’altro lato del lago e ho immaginato di voler raccontare la storia di quella cittadina, che nella mia testa si è chiamata immediatamente Grinville.

 

  • Quale è stato il primo momento che hai visualizzato della storia?

Sembra assurdo ma la prima cosa che ho pensato è stato a un casale abbandonato con all’interno un uomo di cui non si sapeva nulla. Per chi leggerà il libro capirà a cosa faccio riferimento, ma la prima immagine nella mia testa è stata di questo casale, abbandonato e insignificante solo in apparenza.

 

  • Ti è stata chiara fin dall’inizio la soluzione finale della vicenda?

Assolutamente sì. Per pensare alla trama e strutturarlo mi ci sono voluti sette, otto mesi. Poi ne ho impiegati solo tre per scriverlo. Ma quando mi sono approcciato alla fase di scrittura sapevo esattamente dove volevo arrivare. Se non ho tutto già delineato non inizio a scrivere, rischierei di offrire una storia sconclusionata e incoerente.

 

  • Ti sei ispirato ad un romanzo o ad un autore in particolare?

Tanti. Più si legge e più idee si hanno. Poi sta a chi scrive avere un’idea e renderla valida. Ma sicuramente studiare autori già noti e romanzi fantastici è fondamentale. Quando io mi ritrovo incollato alla pagina, mi fermo sempre e cerco di capire come mai sono così preso. Come quando mi annoio… mi chiedo sempre il motivo e capisco cosa devo evitare.

 

  • Quale dei tuoi personaggi ti è rimasto più a cuore? In quale ti rispecchi di più?

Nessuno. O meglio, può sembrare poco “romantico” e piuttosto distaccato come discorso, ma non mi sono sentito legato a un personaggio più che a un altro. Avevo in mente una storia e ho pensato che questi personaggi fossero funzionali. Poi è chiaro che scrivendo impari a conoscerli anche tu che li hai inventati e sentirli, ascoltarli e a volte, scrivendone, ti rendi conto che narri situazioni che non avevi previsto ma che sono esattamente in linea con il loro carattere. Come se a volte prendessero il sopravvento e decidessero loro cosa fare.

 

  • Quale è stata la più grande difficoltà che hai incontrato nel mantenere la suspance all’interno del romanzo?

La difficoltà sta nella struttura. Ogni capitolo è stato pensato per aprire un discorso, avviarlo, e non concluderlo completamente e anzi spesso terminarlo con una domanda che l’autore si sarebbe dovuto porre. C’è stato tanto studio dietro a questi capitoli e la verità è che poi tu sei convinto che funzioni, ma sono i lettori a dare il vero giudizio finale. Fortunatamente finora sembra aver funzionato.

 

  • Quanto è difficile essere originale nello scrivere thriller?

Molto. Anche se il thriller ti permette veramente di poter creare qualcosa di diverso ogni volta. La vera difficoltà sta nello sviluppare una storia originale mantenendola però quanto più realistica possibile. È lì la vera difficoltà secondo me.

 

  • Le atmosfere giocano un ruolo chiave, Grinville non è così tranquilla come appare…

Vero. Grinville è un personaggio della storia. È protagonista. Ha un suo spirito, una sua anima. Già l’atmosfera che Grinville genera deve immergere il lettore in un determinato stato d’animo.

 

  • Spiegaci un pό meglio l’idea del Male e del suo cavaliere

Ho sempre creduto che non esista il bene senza il male, proprio come la luce senza il buio e così via. Allora ho pensato che a tal fine potesse essere utile e non troppo distante dalla realtà, a dirla tutta, creare un qualcuno o qualcosa che avesse come compito quello di preservare il Male nel mondo. Come una missione.

 

  • Alla fine del romanzo non proprio tutto è risolto, il cavaliere del Male tornerà a colpire?

La storia in realtà risponde a tutti i quesiti che il lettore si pone. Ognuno però ha la possibilità di far proseguire la storia nella propria testa. Poi è chiaro… il giorno in cui uno dei personaggi tornerà a raccontarmi la sua storia, beh, ve la racconterò a mia volta.

 

  • Nella vita reale, secondo te, cosa può sconfiggere il male?

Non voglio sembrare drastico o pessimista, ma non penso di possa sconfiggere definitivamente. È nella natura umana e purtroppo, quello che per un qualcuno rappresenta il bene per un altro può essere il male. La chiave per non eccedere, comunque, credo sia nella condivisione delle idee. Ascoltare e comprendere le diverse opinioni e modi di pensare delle persone, venendosi incontro.

 

  • Quali difficoltà hai incontrato nell’intraprendere il percorso per diventare scrittore?

Le difficoltà in realtà stanno nel trovare un editore e nel far sì che il libro venga considerato da esso valido. Perché scrivere può anche non essere complesso. In fin dei conti, puoi scrivere la peggior storia del mondo, auto-pubblicarti e dire di aver “scritto” un libro. La difficoltà è individuare un editore che investa e creda in te e nella tua opera.

 

  • Hai qualche consiglio per chi sogna di intraprendere questo cammino?

Ho 25 anni e Buio a Grinville è il primo romanzo pubblicato. Non mi permetto di dare alcun consiglio. L’unica cosa che posso dire che è valsa per me è crederci ed essere autocritici. Per il resto, sono troppo inesperto per potermi permettere di consigliare.

 

  • Cosa significa per te la scrittura?

È una passione e come tutte le passioni è un qualcosa che senti che ti smuove qualcosa dentro e devi affrontarla. Io sogno di raccontare storie da quando avevo 6 anni e vivevo in Australia. E ora l’ho fatto tramite questo libro e lo faccio costantemente tramite alcuni racconti molto brevi che pubblico sulla mia pagina Facebook, dove iniziamo ad essere una discreta comunità.

 

  • Come è stato il tuo approccio con il mondo dell’editoria?

Complicato. Ho inviato il testo inizialmente a tutti i più grandi editori e ho ricevuto parecchi rifiuti. Poi ho scoperto bookabook, ho seguito la loro prassi e oggi siamo qui e sono molto soddisfatto. Anche se il periodo di ricerca è durato quasi due anni. Per questo dico di crederci sempre.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ora mi concentro sulla promozione di Buio a Grinville. Di idee per nuove storie ce ne sono tante, ma ho bisogno di essere super convinto di individuare e sviluppare quella giusta e per farlo devo metterci la massima dedizione e concentrazione. Non vorrei mai scrivere qualcosa di scontato o noioso perché risultato dalla fretta e dalla smania di raccontare qualcosa. Ogni storia ha i suoi tempi di meditazione, sviluppo e scrittura. Su una cosa però sono certo: un secondo libro, prima o poi, arriverà.
Ti ringrazio per la tua disponibilità, è stato un piacere conoscerti attraverso questa piccola intervista.

 

 

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