Al di là dell’apparenza di Antonio Sobrio | a cura di Anaëlle e Deborah

Al di là dell'apparenza di Antonio

 

Cari lettori,

Inauguriamo ufficialmente la sezione “collaborazioni” con un articolo dedicato al romanzo di Antonio Sobrio, Al di là dell’apparenza. Il libro ci è stato spedito gentilmente dall’autore stesso e non vediamo l’ora di condividere con voi le nostre impressioni. Per chi volesse leggerlo, vi lasciamo i modi per aquistarlo qui sotto, nei dettagli, insieme alla trama.
Buona lettura!

Dettagli:

  • Titolo originale: Al di là dell’apparenza
  • Editore: You can print self-publishing
  • Pagine: 244
  • Prezzo cartaceo: € 16,99
  • Prezzo e-book: €1,99

Il Libro – Trama:

Non sempre tutto è come appare. Spesso al di là delle apparenze si nasconde un mondo sconosciuto, che può essere scoperto solo se si prova ad osservarlo con occhi diversi, da punti di vista e prospettive mai prese prima in considerazione.

Deborah:

Premetto che non sono una grande esperta di gialli, adoro leggerli ogni tanto, quindi le mie impressioni saranno da lettrice occasionale del genere. Volevo ringraziare l’autore che ci ha gentilmente chiesto un parere sul suo romanzo “Al di là dell’apparenza”, è sempre una bella occasione scoprire nuovi titoli e scrittori.
Lo stile di scrittura è molto chiaro, scorrevole e fluido, infatti ho impiegato circa una settimana ad ultimarlo. Quanto al libro in sé ci sono fattori che ho apprezzato molto, altri un pochino meno però l’insieme non è male e sono stata contenta di leggerlo. Mi è piaciuta molto l’ambientazione, questa struttura che ospita le persone affette da malattie mentali ricorda i vecchi manicomi che, come set per un giallo sono sempre affascinanti e misteriosi. Inoltre trovo che già le patologie mentali in sé siano per quanto conosciute sempre misteriose, credo che il fattore dell’imprevedibilità le caratterizzi, quanto meno molte di esse, e in questo genere di romanzi è una marcia in più. Riguardo le patologie dei pazienti che consociamo durante la lettura l’autore è stato molto chiaro con le delucidazioni in materia, anche per quanto riguarda l’organizzazione di questo genere di struttura e le sue problematiche. Ho avuto un impatto un pό controverso con il protagonista, mi è piaciuto che sia un ragazzo che rispecchia molto i problemi che noi giovani siamo costretti ad affrontare specialmente in materia di lavoro, per questo mi sono sentita molto vicina emotivamente ad esso. Contemporaneamente però Enrico non mi ha convinta del tutto, mi è sembrato poco incisivo e molto spesso in balia del caso. In generale nei diversi personaggi, soprattutto per il protagonista, non ho riscontrato particolari attinenze, fattori che li caratterizzassero sia in positivo sia in negativo, a parte Luigi che è una persona molto di spicco, con i suoi pro e contro. Mi ha colpita anche le descrizioni degli abiti dei personaggi sempre troppo anonime, i colori citati maggiormente sono il marrone e il beige. Mi sono piaciuti molto le persone affette da disturbi ospiti dell’istituto che hanno aiutato anzi, è grazie a loro che Enrico ha scoperto il colpevole. L’idea di rendere partecipi in modo molto propositivo gli ospiti la ho adorata! Mostra, per chi avesse pregiudizi, che sono persone molto sensibili ed intelligenti, non andrebbero escluse dalla società a causa della loro condizione, grandi complimenti all’autore. La questione che mi ha lasciato qualche perplessità sono le varie digressioni, spiegazioni che costellano la vicenda. A mio parere sono davvero tante quelle che non sono necessarie (come conoscere i bisogni sessuali del protagonista oppure i dettagli di quando è al gabinetto, se non sbaglio -No, dai cosa c’entra-), rallentano molto lo scorrere della storia tanto che sembra di avere poco tra le mani. Come sempre non ho indovinato l’identità dell’assassino, anche perché puntavo suoi personaggi più partecipi.

Anaëlle:

L’opera con cui inauguriamo questa sezione è quella di Antonio Sobrio, scrittore napoletano di cui sono entrata a conoscenza tramite questo progetto, la piccola stamberga d’inchiostro, che sta dando i suoi frutti. Ci tenevo a ringraziare l’autore per essersi affidato a noi per ricevere un parere, sembrerà sciocco ma non c’è niente di più bello di entrare a contatto con gli ideatori di quei mondi letterari che ci fanno sognare, riflettere o piangere e con quali spesso non possiamo avere a che fare perché la distanza è “infinita”.
Parliamo ora però del libro. Abbiamo ricevuto la versione digitale del romanzo. Devo dire che la copertina riflette l’essenza del libro, anche essa inganna. Guardandola attentamente non avrei mai detto che si trattasse di un giallo eppure lui lo stesso lo ha scritto che bisogna osservare con molta attenzione perché non è tutto come appare. E questo ce lo evidenzierà sin dall’inizio, quando una serie di sfortunati eventi porteranno il nostro protagonista, Enrico, a cimentarsi nei panni di un detective per caso per venire a capo dell’enigma che il destino gli ha posto davanti. Trasferitosi a Monterotondo in provincia di Roma per ricoprire la carica di educatore in un istituito che si occupa di disturbi psicofisici, la sua vita inizia a fare i conti con la cruda realtà di una Roma che quasi lo emargina, basti vedere dove è andato a finire il primo giorno. Ciò che mi ha colpita è come di fronte a tutte le sventure che gli capitano non abbia mai perso la calma. Nella sua situazione io avrei agito molto diversamente. A questo ragazzo non gliene va bene una, ma ho apprezzato il suo modo di approcciarsi con gli “internati” dell’istituto. L’autore ci ha regalato molte delucidazioni sulle varie patologie, è chiaro che è ferrato in materia tuttavia, molto spesso ho sentito il bisogno di staccare gli occhi dalle pagine per le continue digressioni, che hanno un po’ appesantito la lettura. Ciò nonostante non mi è dispiaciuto. Sobrio ha uno stile molto scorrevole ed è stato questo, misto alla sua narrazione a permettermi ugualmente di portare a termine il viaggio. Il messaggio lanciato dal romanzo dovrebbe essere letto con attenzione. Non bisogna mai dare nulla per scontato. Grazie al romanzo emerge infatti una tematica ben nota a tutti, dei pregiudizi, nello specifico parliamo di quelli nei confronti delle persone affette da disturbi mentali. Molto spesso si tende a sottovalutare la loro importanza e intelligenza, eppure sono stati proprio loro a mettere le tessere del puzzle insieme aiutando il protagonista a comporre il paesaggio. Tanto di cappello ad Antonio Sobrio.

Stamberga - Voto 3

Note sull’autore – Antonio Sobrio:

Educatore, scrittore per passione, nasce a Procida, una piccola isola in provincia di Napoli, il 13 gennaio del 1977, dove tuttora risiede, dopo varie esperienze lavorative come educatore tra Napoli, Roma ed altre località della Campania e del Lazio. Attualmente risiede a Procida dove collabora con l’associazione M.a.i.a., portando avanti varie iniziative tra cui un mercatino dell’usato ed attività didattiche ed educative con adolescenti. Progetti per il futuro promuovere “Il mistero di venerdì santo” e dedicarsi agli altri tanti progetti letterari in cantiere, tra cui un romanzo ironico, un romanzo di narrativa ed un altro thriller, tutti in fase di elaborazione e scrittura.

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