BLOGTOUR: Il sigillo degli Acquaviva di Ornella Albanese – I luoghi del romanzo

Benvenuti alla seconda tappa del blogtour dedicata al romanzo “Il sigillo degli Acquaviva” di Ornella Albanese, pubblicato da Leone Editore.

Oggi partiamo per un lungo viaggio attraverso i luoghi di questo affascinante romanzo. Pronti a partire?

IL ROMANZO

Acquistalo subito: Il sigillo degli Acquaviva

Collana: Sàtura
Data di uscita: 13 aprile
Prezzo: € 13,90
Formato: 14×21
Pagine: 474
ISBN: 978-88-6393-376-5

Anno 1165, cattedrale di Otranto. Durante la cerimonia per il completamento del magnifico mosaico di Pantaleone da Casole, secondo la tradizione spetta all’operaio più giovane inserire l’ultima tessera, ma quel mosaicista è in realtà una donna: Sara dei Sassi, nascosta sotto abiti maschili per poter lavorare a quell’opera prodigiosa. Un saraceno dal passato oscuro, Yusuf Hanifa, uomo di scienza e temibile guerriero, aspetta che lei ponga l’ultima tessera e, finalmente, torni a essere donna per lui. Il destino, però, è in agguato e separa le loro strade. Yusuf viene caricato su una nave diretta a San Giovanni d’Acri, affinché torni nella sua terra, dove il padre è depositario di un incredibile segreto. Sara, invece, fa ritorno alla rocca della sua famiglia, in una valle ricca di feudi e dominata dal Gran Sasso. Qui, nel castello degli Acquaviva, ambizione e spregiudicatezza tessono trame ingannevoli e la verità è sempre difficile da rintracciare sotto le apparenze, ma l’arrivo di Yusuf Hanifa romperà tutti gli equilibri faticosamente raggiunti. Grazie al suo valore e alla sua acutezza, il moro giunto dal mare svelerà ogni cospirazione, ricomponendo un oscuro mosaico che mostrerà l’intera trama.

I luoghi del romanzo

Buongiorno, lettori! In occasione del blogtour dedicato al romanzo di Ornella Albanese, “Il sigillo degli Acquaviva”, oggi faremo un viaggio attraverso i luoghi che hanno reso così affascinanti le vicende narrate nel romanzo.

Dall’alto, il mare appariva brillante di sole. Blu profondo con schegge di luce. La bellezza di quel mare era nell’intensità dei colori. […] Lui e il mare avevano la stessa natura.”

La prima tappa del nostro viaggio e di quello di Yusuf Hanifa è l’attuale Castro, chiamata in passato Castrum Minervae. Castro è una città di mare, popolata da gente di passaggio che porta con sé le sue storie. Non è una città fatta solo di pietre e sassi ma è intessuta negli stessi racconti che quegli uomini di mare continuano a tramandare da secoli, dando voce al mare stesso.

Dal punto di vista storico e geografico, Castrum Minervae è situato nella penisola salentina. Secondo fonti attendibili fu conquistata prima dai Messapi e in seguito dai greci, da cui ereditò in seguito il nome “Καστρον” che significa letteralmente “luogo fortificato”.

Nel 123 a.c cambiò nuovamente padrone e divenne una colonia romana che prese il nome di “Al Qatara” ovvero il “Castello”.

La città “fortezza”, quindi Castrum, fu sede Vescovile per volere di Papa Leone II dal 682 fino al 1818, mentre nel 1103 per volere della famiglia degli Altavilla, la città venne elevata al rango di Contea. Attualmente il centro storico è un caratteristico borgo medioevale dominato dall’imponente e resistente presenza del Castello “aragonese” e dalle poderose cinte murarie che circondano interamente “Castro alta”.

Le case bianche di Hydruntum, percosse dal vento che veniva dal mare. Raggruppate intorno alle mura severe che racchiudevano l’oscuro mosaico in lavorazione.”

Passiamo alla nostra seconda fermata, Otranto o come veniva chiamata un tempo, Hydruntum, è una città che sembra fatta di luce. La luce che emana sembra cambiare intensità con lo scandire del tempo, sembra prendere fuoco all’alba e al tramonto e risplende sotto i raggi del sole di mezzogiorno.

Come la lama di una spada dai bassi edifici della città si erge una torre, ancora esistente, costruita per vegliare sulle coste, vigile alla vista del nemico e imponente per ricordare la grandezza dei popoli che abitano l’Italia.

Dove non arrivano gli uomini a costruire, la fede erge le fondamenta del suo credo innalzando da esse la bellissima cattedrale di Otranto, che cela al suo interno il leggendario “Albero della Vita”, l’enorme mosaico che narra tutta la storia della creazione del mondo, celebrando la vita stessa.

Come ogni albero però anche questo cela dei rami morti, quelli scaturiti dal terrore delle persone, che hanno rappresentato le loro paure sotto forma di grottesche bestie che sembrano fuggite dai reconditi recessi dell’inferno.

Il lungo tronco dell’albero della vita aveva acquistato un rilievo luminoso. I mostri e i demoni che si contorcevano intorno ai rami e che si aggrappavano con grinfie acuminate alla corteccia, gli uomini nudi squassati da urla silenziose e i peccatori minacciati dalle loro stesse colpe sembravano animarsi sotto quella luce vivificatrice.”

Storicamente Hydros o Hydruntum, il cui nome deriva dal fiume Idro, il corso d’acqua che scorre nella stessa valle in cui sorge la città. Dalle sue origini è sempre stata un punto chiave nelle rotte commerciali, nella penisola italiana e verso le civiltà oltre l’Adriatico.

Delle sue origini si sa poco e si ipotizza che sia stata fondata dai cretesi, ma è con l’avvento dei Messapi che la città assume una certa importanza trasformandosi in un gruppo di dodici città situate nell’entroterra salentino, che si servivano del porto di Otranto per i loro commerci con l’Illiria.

Quando questo territorio fu conquistato dai romani, con grande fatica, fu subito chiaro il ruolo chiave che il porto di Otranto giocava nei commerci sulle rotte adriatiche e fu spesso preferito al porto di Brindisi.

Purtroppo con la fine dell’impero romano nemmeno questo porto si salvò dalle invasioni barbariche.

Il Salento, che rientrerà presto nelle mire di Costantinopoli, diverrà sede di una lunga e cruenta guerra tra Greci e Goti. Saranno proprio i Bizantini, seppur tra alterni periodi, ad avere il dominio di queste terre per lungo tempo ed a segnare la cultura delle popolazioni. In particolare sarà nel corso della seconda dominazione Bizantina, avvenuta intorno all’anno mille, che il Salento ed Otranto in particolare rifioriranno nei commerci, nella cultura, nelle lettere, nell’arte. Fondamentale risulterà il ruolo del Monastero di San Nicola di Casole.

Nello stesso periodo fu edificata la Cattedrale Normanna dell’Annunziata, che nel 1163 è stata arricchita di un prezioso mosaico la cui costruzione fu diretta dalle maestranze del monaco Pantaleone, il famoso “Albero della Vita”

Ancor oggi il mosaico rappresenta un interessante e intricato argomento di discussione tra gli studiosi, per la presenza di numerosi simboli che si presentano di difficile interpretazione con le conoscenze odierne. Ciò testimonia ulteriormente l’estrema ricchezza culturale della Otranto dell’epoca in cui in un tempo coesisteva l’oriente e l’occidente, cattolicesimo ed ortodossia, cristianesimo ed islamismo, Europa del Nord e Mediterraneo.

Sara aveva piegato verso l’interno ed eccole, finalmente, le sue montagne. Si delineavano contro il cielo, l’alta cima del Grande Sasso lucente di ghiaccio. Così belle e imponenti, a tratteggiare un maestoso confine con il resto del mondo.”

Il nostro viaggio si conclude, portandoci alle falde del Gran Sasso, in Abruzzo dove si apre la Valle Siciliana, che deve il suo nome, probabilmente, alla strada costruita da Cecilio Metello.

Anticamente la valle, rigogliosa e selvaggia, era attraversata da fiumi che sembravano serpenti d’acqua tumultuosi che cercano di sfuggire alla foresta che avanza, strisciando lungo i canneti e facendosi strada fra i ciottoli. Così come l’Albero della Vita anche questa valle era un immenso mosaico di piccoli feudi che componevano un intricato dipinto che culminava nel Castello di Palearia, arroccato su una roccia come il corno di un immenso drago che dorme e veglia pacifico su tutta la vallata.

“Il sigillo degli Acquaviva” brulica di luoghi misteriosi e al tempo stesso affascinanti, che ricordano le ambientazioni delle antiche leggende, quelle che si perdono nelle canzoni dei bardi, tutti intorno al fuoco quando si ascoltavano quelle storie che alimentavano lo spirito avventuroso dei giovani guerrieri e dei bambini.

Fonti:

Siamo giunti alla fine.
Non vi resta che procurarvi una copia de “Il sigillo degli Acquaviva”.
Vi lascio il calendario con le prossime tappe del blogtour!
Non lasciatevene scappare neanche una!

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