I caduti di pietra di Giuseppe Russo | a cura di Sandy

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«…tra le penose distruzioni, si verificarono anche miracolosi episodi, come quello occorso alla Chiesa del Gesù nuovo che, nonostante i gravi danni subiti, fu fortunosamente risparmiata da una bomba caduta alle spalle del transetto di sinistra, all`altezza dell`altare di Sant`Ignazio, la quale rotolò senza esplodere fino all`altare di San Francesco Saverio sulla parete opposta…»

Dettagli:

 

Il Libro – Trama:

Il 10 giugno del 1940 l’Italia fascista entrava in guerra, persuasa da un’illusione storica e da calcoli politico-militari totalmente errati. A Napoli, diventata uno strategico trampolino di lancio verso il Mediterraneo, la guerra portò enormi disastri, inghiottendo non solo più di ventimila civili innocenti, ma danneggiando e devastando per sempre una grande fetta del patrimonio storico, artistico e culturale della città. La stessa sorte, seppur in misura minore rispetto alle tragedie della problematica città partenopea, toccò ad altre zone della regione. Numerosi centri furono prima bombardati dagli angloamericani, poi colpiti dai nazisti in ritirata, e successivamente usati e violentati dall’occupazione degli Alleati. Questi ultimi, inizialmente definiti “liberatori”, alla fine agirono ugualmente come un esercito d’occupazione feroce e non meno odioso del nemico in ritirata. Gli anni della guerra, in Campania, furono tre volte più devastanti che nel resto d’Italia. Non caddero solo militari e civili. Caddero anche le pietre angolari della nostra cultura.

 

Recensione:

Cari lettori,
ci tenevo ad augurarvi un buon week-end con questa chicca letteraria, partorita dalla penna di Giuseppe Russo, autore da tenere d’occhio. Il suo libro offre moltissimi spunti di riflessione e sono felice di poter condividere con voi i frutti del duro lavoro dell’autore, che hanno permesso a me e spero anche a voi di scavare più a fondo nelle tragiche conseguenze dei bombardamenti angloamericani n Campania, dilaniata e depredata di ogni suo bene. Colgo l’occasione per ringraziare l’autore stesso per aver resa partecipe del progetto anche la stamberga, inviandoci la sua opera affinché potessimo arricchire il nostro bagaglio culturale, giacché –come ben saprete- a scuola spesso e volentieri, per mancanza anche di tempo, è impossibile addentrarsi in certe tematiche. Ancora una volta, grazie. Devo dire che ciò che mi ha colpita di più dello scrittore è stato il suo entusiasmo. Basta leggere la sua biografia per intuire quanto gli stiano a cuore gli argomenti trattati. Ha portato in cantiere un’opera di cui andare solamente con umiltà e le proprie forze, servendosi anche del passaparola o di presentazioni a cui vi invito a partecipare, se avete tempo e modo. Ad ogni modo, tornando a noi. È con infinita gioia che vi presento il primo volume de “I caduti di pietra – Storia di una regione in cui cadde anche la cultura”. Dopo aver letto il titolo vi starete immaginando un noioso saggio storico da cui stare alla larga perché potrebbe non essere la lettura più adatta per voi al momento, vero? A primo acchito temevo anche io che si trattasse di una lettura impegnativa, una di quelle che ci costringevano a leggere a scuola per le vacanze. Devo essere onesta, si è rivelata una lettura piacevole e oltremodo istruttiva. I capitoli sono ben strutturati e i dati, citazioni, non fanno altro che dimostrare che queste testimonianze, spesso anche sotto forma di immagini, diano una chiara visuale di ciò che accadde all’epoca.

«…I bombardamenti a tappeto non prevedevano solo la distruzione delle infrastrutture e degli obiettivi militari, ma si prefiggevano soprattutto di distruggere il morale delle popolazioni colpite attraverso la cancellazione delle basilari strutture civili di una città: palazzi, ritrovi, piazze, monumenti, trasporti, uffici, fabbriche, chiese. Nulla fu lasciato al caso, né alla pietà…» 

Il viaggio compiuto attraverso il saggio riporta a galla vecchie ferite tuttora aperte, illusoriamente dimenticate. Nulla fu lasciato al caso. Il tessuto campano è stato smembrato senza alcuna pietà della sua essenza. Attraverso la sua indagine Russo mette i puntini sulle “i”, evidenziando la duplice conseguenza degli anni della Seconda Guerra Mondiale. Le innumerevoli morti non erano abbastanza, i nazisti volevano cancellare ogni traccia della esistenza dei popoli che sterminava, distruggendone la cultura di ciascun territorio. Il progetto regala l’opportunità di enfatizzare il microcosmo relativo a una fetta di storia ben ricostruita per noi dallo scrittore. Mi ero già complimentata con lui e ora ho l’occasione per scriverglielo di nuovo in questo articolo. Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità, per saperne di più vi invito a consultare il sito de “I caduti di pietra”.

Stamberga - Voto 5

 

 

 

Note sull’autore – Giuseppe Russo:

Descriversi è quasi sempre impossibile, un esercizio che rasenta il mero narcisismo, ma purtroppo necessario nei contesti in cui il proprio messaggio debba raggiungere altri individui, e risultare credibile. Le idee, gli studi, le opinioni, nonché le ipotesi, hanno ragion d’essere se espressione di quella “ex professo” che separa i dilettanti dai professionisti, o i più semplici hobbisti dai ricercatori. Partendo dall’importante esperienza universitaria, grazie anche alla tesi di laurea, ho iniziato un percorso più attento e professionale nel complicato mondo della ricerca storica, delle conoscenze delle verità del passato, e della critica ai messaggi quasi sempre preconfezionati dai vincitori di ogni tipo di conflitto, armato o economico-culturale che sia. Se gli eventi di oggi saranno meglio compresi tra diversi anni, sebbene inflazionati, quelli del secolo scorso sono ancora oggi lontani dall’esser sviscerati in modo definitivo. Ciò che colpisce, però, è l’oblio storico al quale ci stiamo abituando. Una erosione della memoria che non danneggia pochi appassionati di storia, ma piuttosto procura un grave danno all’intera società del nostro Paese. Da troppo tempo le nuove generazioni sono stanche di ascoltare e leggere di questioni politiche e di battaglie eroiche combattute sul teatro europeo, e vogliono, anzi hanno bisogno di sapere cosa accadde realmente a tutta la nostra cultura, alle genti che componevano, e ancora oggi compongono, il reale tessuto sociale della nostra nazione. Per questo motivo, e con la speranza di recuperare l’interesse di tutti i potenziali lettori, ho deciso di analizzare e diffondere un aspetto poco considerato del terribile periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale: i beni culturali. Essi esprimono il potenziale e l’ingegno umano, ci ricordano le basi morali della nostra tradizione, e sono i veri elementi caratterizzanti del nostro essere cittadini italiani nelle pur varie espressioni territoriali locali. Durante la guerra, oltre ai dolorosissimi eccidi e alle perdite umane tra militari e civili, furono letteralmente cancellate numerose opere del genio umano. Tele, affreschi, statue, portoni, monumenti, palazzi storici, piazze, chiese, madonne, ponti, pezzi della nostra eredità distrutti o danneggiati per sempre. L’autore, i suoi titoli, le sue esperienze, sono nulla di fronte alle tragedie culturali, e non solo umane, che abbiamo subito, e l’unica parola che mi auguro possa descrivermi può essere condensata nel termine “ambasciatore”. Mi auguro di potervi raccontare una storia che sia di tutti, non solo degli addetti ai lavori, dei professori, dei critici o dei giornalisti. Una storia che parli di noi stessi attraverso i nostri luoghi, i nostri affetti materiali, attraverso quei momenti di vita che viviamo, spesso inconsapevolemente, tra i monumenti che altri Paesi ci invidiano costantemente.

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