Dal racconto alla pellicola: Il curioso caso di Benjamin Button | a cura di Sandy

Il curioso caso di Benjamin Button

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

La novella e il film – Il curioso caso di Benjamin Button:

Anticipiamo l’ora del tè con un gustoso antipasto letterario intitolato “Il curioso caso di Benjamin Button”, novella del 1922, scritta da Francis Scott Fitzgerald per la rivista “Collier’s” e poi inclusa nei Racconti dell’età del jazz.
La storia è ambientata nel 1860, anno di nascita del protagonista Benjamin Button. Il bambino nasce con una peculiarità: ha l’aspetto di un anziano, e viene addirittura paragonato ad un ultraottantenne. Il padre, vergognatosi dell’aspetto inquietante del figlio, nasconde a tutti l’accaduto e rade il bambino per nascondere i capelli bianchi. Cerca di curarlo in tutti i modi per farlo sembrare più giovane, in quanto il bimbo ha gli stessi “disturbi” di una persona anziana, oltre che lo stesso aspetto.  Il fatto curioso è che al posto di crescere, più passa il tempo e più Benjamin ringiovanisce, arrivando a vent’anni ad assomigliare ad un cinquantenne.
Decide così di iscriversi all’Università di Yale e cominciare finalmente una sua vita. Sullo sfondo della Guerra Civile americana, durante la quale il ragazzo si innamora della figlia di un generale, Hildegarde, che sposerà qualche tempo dopo. Il protagonista continua la carriera di uomo d’affari e, siccome ringiovanisce sempre di più, conduce una vita dissoluta alla ricerca del piacere, scontrandosi con la moglie e rovinando il matrimonio, che sfocerà poi in divorzio. Dai due nasce un bambino, Roscoe. Button si iscrive poi all’Università di Harvard perché ha ormai l’aspetto di un ventenne e si distingue dalla massa ottenendo borse di studio e svariati premi. Gli anni passano ma egli non riesce ad ambientarsi né tra i ragazzi né tra gli uomini adulti, non reggendo il confronto con nessuna delle due categorie. Decide così di trasferirsi in Italia per seguire la crescita di suo figlio, che si era trasferito lì con la madre, ma suo figlio non lo riconosce e finisce per chiamarlo zio, sia in privato che in pubblico. Nel frattempo si avvicinano gli anni della Grande Guerra e Benjamin vuole arruolarsi ma viene escluso perché troppo gracile di corporatura. Questo gli provoca una frustrazione ancora più grande, portandolo alla depressione. Trascorre gli ultimi anni della sua vita da infante, perdendo la memoria e la capacità di parola e curato dal figlio. Trascorrono molti anni e Button, ormai poco più di un’infante, ha perso la memoria della sua vita passata, la sua gioventù, maturità e vecchiaia. Si trova a proprio agio con il nipotino e fino a quando gli è possibile gioca con lui. Sembra l’inizio di una nuova vita ma il tempo continua ad avanzare e lui a regredire sino a diventare un neonato, che amorevolmente curato da una badante impara nuovamente a parlare, un altro nuovo inizio si trasforma nel suo ultimo sospiro.
Nel 2008, l’opera è stata trasposta per il grande schermo da David Fincher. Il film si ispira con assoluta libertà alla novella di Fitzgerald, ambientando la pellicola un secolo più tardi rispetto al racconto originale sino al 2003, anno in cui il protagonista, ormai neonato, muore accudito dalla balia. Innumerevoli sono le differenze tuttavia la trama di base è la stessa. Ha ottenuto un grande successo in tutto il mondo, anche grazie ai principali attori, Brad Pitt, nel ruolo di Benjamin Button e Cate Blanchett, in quello di Daisy Fuller, arrivando ad essere nominato per ben tredici premi oscar nel 2009 e vincendo quelli per migliore scenografia, miglior trucco e migliori effetti speciali. Il lungometraggio solleva veri e propri dubbi esistenziali stranamente senza mai annoiare e la regia attenta e meticolosa di Fincher permette allo spettatore di seguire in tutto e per tutto la peculiare storia del signor Button e della sua vita vissuta al contrario. Per rappresentare il personaggio di Button il regista si è ispirato ai bambini affetti dalla sindrome di sindrome di Hutchinson-Gilford, nota anche con il nome di “progeria”, una malattia rara che causa l’invecchiamento precoce. È doveroso da parte mia sottolineare quanto abbia apprezzato la pellicola più del racconto stesso.  Non sono una fanatica di Brad Pitt ma in questo film l’ho trovato all’altezza del personaggio delineato da Eric Roth, sceneggiatore di Forrest Gump, e come lui la bellissima Cate Blanchett, che non finisce mai di stupirmi. Non sarà il capolavoro che molti si aspettavano ma “Il curioso caso di Benjamin Button” merita in tutto e per tutto di essere ricordato come il film che è riuscito a spingersi al di là di un racconto. Forse esagero, ma la novella non mi ha trasmesso ciò che è stato in grado di donarmi la pellicola. Magari l’accompagnamento musicale del grande Alexandre Desplat ( lo stesso del Grand Budapest Hotel) avrà avuto la sua parte o forse la bellissima New Orleans opppure il Canada o gli attori, chissà. Fatto sta che con le sue due ore e quarantasei di film resta dei miei preferiti, assolutamente consigliato a chiunque.

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