Devil’s Knot – Fino a prova contraria | Recensione di Anaëlle

A cura di Anaëlle

Knot

Devil’s Knot – Fino a prova contraria

Dettagli:

  • Titolo originale: Devil’s Knot
  • Anno: 2013
  • Data di uscita: 08 maggio 2014
  • Durata: 114 minuti
  • Genere: Drammatico, Poliziesco, Biografico, Thriller
  • Regia: Atom Egoyan

Interpreti e personaggi:

  •     Reese Witherspoon: Pamela Hobbs
  •     Colin Firth: Ron Lax
  •     Mireille Enos: Vicki Hutcherson
  •     Dane DeHaan: Chris Morgan
  •     Kevin Durand: John Mark Byers
  •     Stephen Moyer: John Fogelman
  •     Bruce Greenwood: giudice David Burnett
  •     Elias Koteas: Jerry Driver
  •     Alessandro Nivola: Terry Hobbs
  •     Amy Ryan: Margaret Lax
  •     Martin Henderson: Brent Davis
  •     Matt Letscher: Paul Ford
  •     James Hamrick: Damien Echols
  •     Seth Meriwether: Jason Baldwin
  •     Kristopher Higgins: Jessie Misskelley

Trama:

Tre bambini vengono rapiti e uccisi nei boschi del Tennessee. Pam Hobbs, madre di una delle vittime, non si dà per vinta fino a che non vengono individuati quelli che sembrano essere i colpevoli, tre adolescenti ribelli del paese con piccoli precedenti penali. Un investigatore sospetta però che l’assassino sia invece ancora a piede libero e convince Pam a guardare al di là delle apparenze e a dargli una mano a svelare il mistero. Ispirato ad un celebre fatto di cronaca che ha sconvolto un’intera nazione, il regista Atom Egoyan ci porta nelle aule di tribunale di uno dei casi più sconvolgenti degli ultimi anni.

Recensione:

Bentornati, lettori!

Oggi ci occupiamo di cinema e a tal proposito, volevo condividere con voi un film che mi ha molto colpita: “Devil’s Knot – Fino a prova contraria”. La storia narra eventi realmente accaduti, un’amara vicenda alla quale bisogna prestare la massima attenzione. Il film è la trasposizione del caso dei “Tre di West Memphis”, ovvero Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin, presunti colpevoli degli omicidi di tre bambini. I ragazzini scomparvero la sera del 5 maggio 1993, i loro cadaveri sono emersi dal torrente del Robin Hood Park il giorno seguente. I tre erano stati brutalmente seviziati e legati ad un peso affinchè non tornassero a galla. Gli omicidi scossero a tal punto la comunità di West Memphis da cercare a tutti i costi un capro espiatorio. Senza prova alcuna si riconduce il tutto a un rituale satanico. Dopo giorni di indagini e testimonianze, le autorità arrestano tre ragazzi. Il loro modo di vivere, la musica che ascoltano, la loro devozione al demonio e la stregoneria della quale vanno matti, sembrano essere l’abbinamento perfetto per dare alla gente ciò che vuole: giustizia. Inizia così la loro discesa verso l’inferno.

Nonostante siano innocenti, la loro voce non ha alcun peso. La società è così incline ai pregiudizi da non prendere in considerazione, neanche per un momento, che qualcuno di diverso possa innocente. Ron Lax, investigatore privato, teme che ci sia ben altro dietro. È l’unico a dubitare della colpevolezza dei ragazzi e cercherà di aiutarli il più possibile. A mettergli i bastoni tra le ruote sarà la giustizia stessa. Nel corso della sua indagine verrà a conoscenza di terribili misfatti. False testimonianze, occultamenti di prove, DNA e campione di sangue mai analizzati. Questi scheletri negli armadi compromettono la possibilità che i tre sfuggano alla pena di morte.

Tutto sembra essere stato architettato ad hoc per renderli colpevoli e questo apre una brutta ferita nel cuore americano. Il fatto che una comunità possa arrivare a tanto, punendo chi è diverso e per un crimine mai commesso, aumenta la mia rabbia così come il finale in sospeso, talmente agghiacciante da preferire di non commentarlo.

Il sospetto che insinua il regista con quel finale, infatti, mi porta a credere che sia possibile che a commettere quegli omicidi siano stati le persone di cui i ragazzini credevano di fidarsi, persone che hanno visto tutti i giorni e che, chissà per quale assurdo motivo, hanno deciso di distruggere vite innocenti senza farsi scrupoli.

Il film tutto sommato non è male, nonostante il personaggio di Colin Firth (l’investigatore) non sia stato così forte come me lo sarei aspettato. La caratterizzazione purtroppo è un po’ mancata, ma nonostante ciò, il messaggio è arrivato e per chi, come me, non era a conoscenza di questa vicenda, ha dato modo di incuriosirsi e cercare notizie su quello che accadde realmente. Ve lo consiglio vivamente.

Com’è andata realmente a finire?

Il caso, fuori dallo schermo, purtroppo non è finito nel migliore dei modi. I tre presunti colpevoli sono rimasti incarcerati in attesa di un verdetto e se non fosse stata per la pressione pubblica, documentari e il supporto di celebrità, non sarebbe mai stato riaperto. Grazie alla forte influenza le autorità hanno dovuto rivedere prove, analizzare i campioni mai presi in considerazione e ciò nonostante, colpo di scena. I ragazzi sono stati rilasciati. Come, vi chiederete voi? Con uno squallido accordo tramite il quale si sono dichiarati colpevoli. Questo per dirvi, quanto la giustizia, pur di non far brutta figura, ripieghi in banali e sconcertanti “giochetti”.

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