A tu per tu con Riccardo Giacchi

È un carpentiere milanese classe ‘83. È appassionato di heavy metal, Cavalieri dello Zodiaco e animali. È un fiero estimatore della birra, ma è anche un discreto lettore. Le sue preferenze letterarie sono storie di guerra vissuta e non solo. Tra i suoi scrittori preferiti spiccano Sven Hassel e Dan Brown. Quando riesce a ritagliarsi un minimo di tempo si cimenta nella scrittura per dare sostanza con la tastiera alle “balzane” idee partorite dalla sua mente. Diversi suoi libri sono in attesa di una seconda edizione, tra questi la saga fantasy Il figlio del fuoco e i racconti di guerra Bandiere di sangue; Entombed, invece, è il suo primo romanzo di fantascienza, ennesima pillola estrapolata dalla sua errabonda fantasia.

Pagine: 170

Acquistalo subito: Entombed

Editore: Genesis Publishing
Collana: InSci-fi
Data di uscita: 22 Febbraio

Prezzo: € 10,60
Pagine: 170

Nel 2054 una nuova ondata di sangue scorre sulla Terra, come mai prima di allora. Nessuna guerra tra gli uomini l’ha causata, ma l’arrivo lesto e brutale dei nuovi arrivati. Dopo la caduta del meteorite Luxifer, inabissatosi nell’Atlantico, essi sciamano nelle vie disseminando morte e caos. La disperazione fa sì che i governi si uniscano sotto un’unica bandiera in nome della sopravvivenza comune. Quando ormai si teme il peggio e l’invasione sembra incontenibile, sorge un vecchio programma di combattimento: i Giant 02, mastodontiche macchine da guerra riadattate per il rastrellamento della feccia mostruosa. A comandare lo squadrone è il maggiore Garrison, le cui gesta eroiche faranno affiorare sconvolgenti verità, poiché il misterioso ordine della Vergine di Ferro, che si credeva scomparso, è tornato…

Settimana scorsa vi ho parlato del romanzo e ora lascio la parola all’autore. Colgo l’occasione per ringraziare Riccardo Giacchi per la sua disponibilità e vi ricordo che cliccando l’immagine qui sotto, potete leggere la mia recensione. Buona lettura!

Entombed” è un tecno-thriller decisamente complesso. Come nasce l’idea di questo romanzo?

Da fanciullo sono sempre rimasto affascinato dalla serie animate sui robot. Ricordo ancora con piacere Voltron e Daitarn 3, ad esempio. Quindi ho scritto questo romanzo con un sorriso nostalgico, ma  guardando al contempo con preoccupazione verso il futuro apocalittico che avevo costruito nella mia mente. Credo che questo tipo di scenario si sia già profilato nell’immaginario di ognuno di noi, anche se magari solo vagamente, ma io ho voluto sviscerarlo più a fondo, introducendo flashback quasi noir, descrizioni gotiche, toccare persino potenze sacre come il Vaticano,  il tutto però senza porre limite alla frenesia dell’azione e dei combattimenti. Ho scelto una narrazione in prima persona per far sentire il lettore al fianco del protagonista e vivere le vicende vestendo i suoi panni o all’interno dei Giant.

Entombed è stato scritto per uscire fuori dai consueti canoni, e il finale credo possa essere in grado di destabilizzare le aspettative del lettore, cogliendolo del tutto di sorpresa.

 

Raccontaci un po’ dei personaggi. Il maggiore Garrison è un uomo diviso fra il dolore e il dovere, come nasce l’idea per lui? Per quanto riguarda queste misteriose figure che deve combattere, ci puoi dire qualcosa di più?

Il maggiore Garrison è un ufficiale americano che combatte afflitto dal dolore straziante per la moglie brutalmente uccisa e dilaniato dai sensi di colpa per essere stato un pessimo marito. Il suo merito però è quello di riuscire a mutare questo costante tormento in puro furore guerriero, alimentato da un alto senso del dovere verso la patria e dal desiderio di difendere ciò che gli è rimasto più caro, ovvero la figlia. Tra le pagine si capirà quanto lui creda ancora nella riscossa del genere umano, malgrado la disperazione dilagante, a tal punto da decidere di combattere sul campo insieme alle truppe rischiando la vita allo stesso modo, in prima persona.

I nemici, queste spietati invasori, rappresentano l’immondo, il male incarnato, mai sazi di sangue e distruzione. Volutamente ho preferito non dilungarmi nella loro descrizione, lasciando che sia il lettore stesso a raffigurarseli nella propria mente secondo quelli che possono essere i suoi peggiori incubi.

 

Come nasce un tecno-thriller?

Guardando avanti e immaginando un futuro oscuro con innumerevoli variabili in gioco. Bisogna staccarsi dalla quotidianità e porsi delle domande, come se lo scenario che abbiamo appena sfiorato con il pensiero fosse davvero incombente. Dalle risposte che troveremo, forse potrebbe nascere un’idea e poi, perché no, un romanzo.

 

C’è un messaggio nascosto che ci è sfuggito?

Entombed è una storia a sé stante, che narra di sacrifici, atti di eroismo, sconfitte, dolore e mina dogmi inviolabili del passato tutt’ora vigenti. Non ci sono messaggi particolari, ma si evince nel corso della lettura la voglia di non mollare mai, nonostante tutto, e che coloro che si credono i più forti e invincibili, possono cadere.

 

Cosa riserverà il futuro a Riccardo Giacchi?

Non saprei. Come tutti gli scrittori in erba vorrei campare scrivendo, ma in un mondo ormai invaso dalla tecnologia e dal progresso diventa un’impresa davvero ardua. I passatempi cambiano, sempre più ridotti all’osso, e la lettura racchiude ormai una fetta esigua di persone. Mi rendo conto quanto  il tempo sia tiranno per fare ciò che veramente vorremmo.

 

Cosa è realmente importante per te quando pubblichi un libro?

Sono uno che sa stare coi piedi per terra e che non vive di illusioni, ma il mio intento rimane sempre quello: raccontare storie che non sono state ancora lette. Quindi l’apprezzamento di un lettore sarà sempre motivo per me per continuare e non deludere le sue aspettative.

 

Ci sono altri generi nei quali ti sei cimentato?

Sì, questo perché mi piace sperimentare e capire i miei limiti, ma di certo non affronterò generi con me poco affini. Finora, oltre a Entombed,  ho scritto fantasy, racconti di guerra e librigame. I progetti letterari s’infittiscono, il problema è metterli in pratica col poco tempo a disposizione…

 

Consigliaci un libro, a parte il tuo, ovviamente.

Penso che chiunque almeno una volta nella vita debba leggere Il signore degli anelli e il quarto titolo della Torre Nera di Stephen King “La sfera del buio”. Autentici capolavori.

 

A cosa ti ispiri per scrivere un romanzo?

Ovviamente, come tutti, ho i miei scrittori di riferimento, nonché, per me, dei mostri sacri della letteratura. Eppure mi discosto molto dal loro genere, attingendo invece a piene mani dalla mia mente, forse contorta.

 

Una domanda che pongo spesso. Hai qualche consiglio per chi vuole diventare scrittore?

Scrivere in realtà non è difficile, ma scrivere regalando emozioni lo è eccome, ma nulla però è impossibile. È necessario cospargersi il capo di umiltà e accettare le critiche costruttive, comprese quelle che magari ti dicono che metà di ciò che hai scritto, e che tu ritieni essere un capolavoro, sarebbe da rifare. Il silenzio prolungato delle case editrici dopo che hai inviato il tuo manoscritto a volte può essere frustrante, indice spesso di una risposta che non arriverà mai. Ma neanche bisogna fossilizzarsi troppo sull’editoria tradizionale, poiché ci sono bravissimi autori che scelgono di auto-pubblicarsi, e lo fanno  con risultati eccezionali.

Non bisogna abbattersi e smettere di scrivere. Leggere molto sicuramente aiuta ad accrescere il proprio bagaglio e a capire dove noi invece stiamo sbagliando con la nostra “creatura”. La costanza e l’impegno sono fondamentali, e come sempre la passione coronerà i nostri sforzi.

Anche questa intervista volge al termine. Se cercate un tecno-thriller in grado di incollarvi alle pagine, “Entombed” è quello che fa per voi. Alla prossima!

Lascia un commento
Precedente Heidi ( film 2015) | Recensione di Deborah Successivo TGIF – Book Whispers #23: I libri consigliati di questa settimana