È così che si uccide di Mirko Zilahy | Recensione di Anaëlle

A cura di Anaëlle

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«Mancini posò lo sguardo sulla fila di tronchi fradici e scolorati. Anche lui, come uno di quei rami, era rimasto spoglio, senza il suo fiore, senza la lieve carezza di quel rosa discreto. Una scorza marrone di una nuova fioritura. No, lui non ne avrebbe avute di nuove primavere senza Marisa.»

Dettagli:

  • Titolo originale: È così che si uccide
  • Genere: Thriller
  • Editore: Longanesi
  • Collana: La Gaja scienza
  • Pagine: 420
  • Prezzo: €16,40

Il Libro – Trama:

La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l’ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri affilati strumenti per mettere in scena una morte. Perché la morte è uno spettacolo. Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un commissario come gli altri. Lui sa nascondere perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno, pensa ogni volta. Così, Mancini rifiuta il caso. Rifiuta l’idea stessa che a colpire sia un killer seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo omicidio, ne è certo. E l’istinto di Mancini non sbaglia: è con il secondo omicidio che la città piomba nell’incubo. Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l’indagine… E accettare anche l’idea che forse non riuscirà a fermare l’omicida prima che il suo disegno si compia. Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto a lui – che è così che si uccide.

Recensione:

Un libro è il miglior regalo che una persona possa fare a un topo di biblioteca, soprattutto quando si tratta di uno di quei romanzi da cui si è particolarmente rapiti da giorni e la biblioteca non lo possiede ancora. Questo è il mio caso, a furia di parlare, sfiorare mentalmente e innondare le persone con lo stesso titolo, elogiandone copertina e trama, alla fine qualcuno (per zittirmi) me lo ha regalato e accidenti se ci avevo visto giusto! Mirko Zilahy esordisce con questo romanzo e la domanda che nasce spontanea è: com’è possibile che abbia scritto solo un libro? Prima di mettere troppa carne sul fuoco, andiamo per gradi.
Al centro della scena troviamo Enrico Mancini, commissario e profiler specializzato a Quantico in psicologia criminale. Sa come funziona la mente criminale, come ragiona e intuire le motivazioni che ne spinge una a commettere determininati delitti. Alcuni lo definirebbero un dono questo che lui ha sviluppato negli anni ma per lui non è nient’altro che un flagello con il quale convinvere giorno dopo giorno. È dunque sempre più propenso ad abbandonare la sua carriera, fa di tutto per occuparsi di casi “minori” ma alla fine giunge un caso al quale sembra quasi costretto ad indagare. Essendo l’unico dotato di un sesto senso è normale che i suoi colleghi lo avvicinino per chiedere un consulto eppure più volte egli rifiuta di ficcare il naso in ciò che teme di più. Pur sapendo di avere tra le mani un serial killer cerca di deviare l’ipotesi dei suoi colleghi nonostante sia palesemente scritto che l’omicida non ha intenzione di fermarsi. In una Roma dalle sfumature grottesche, quasi partorita dalla penna di Edgar Allan Poe, colpisce senza pietà e senza lasciare alcuna traccia.
Il dolore di Mancini, la perdita dell’amore della sua vita, è una ferita troppo profonda da poter essere rimarginata. Questa situazione lo rende instabile tanto da diventare in alcuni casi scontroso, burbero, soffocando le sue stesse emozioni. Il commissario descritto da Zilahy è tipico dei romanzi di questo genere. Tormentato, afflitto e oltre modo stanco, cerca di mascherare le sue sofferenze. Nel frattempo l’Ombra colpisce, abbandonando i corpi in luoghi che permettono al lettore di scoprire una Roma poco nota, cupa, in cui la pioggia sembra regnare sovrana. In quest’atmosfera così grigia Mancini è costretto ad indagare e affiancato da una squadra si imbatte in questa caccia dai ritmi serrati. Il questore è fermamente convinto che soltanto lui possa farcela, le sue doti, il suo istinto, tutto questo sa che permetterà al commissario di catturare la preda ambita.
La trama potrebbe apparire poco originale, essendo un thriller è chiaro che il protagonista debba catturare il serial killer in questione e possiamo aggiungere che assomigli a un classico film o telefilm poliziesco, tuttavia vorrei sottolineare come il prodotto viene presentato. Lo stile è unico ed accattivante, in alcuni passaggi sembrava quasi poesia. Ho trascritto moltissime citazioni dal romanzo perchè le ho trovate suggestive e per questo bisogna, a mio parere, fare i complimenti all’autore. Nonostante si faccia fatica ad affezionarsi a Mancini, in qualche modo la sua sofferenza e battaglia interiore, non lo caratterizza abbastanza. È come se gli mancasse qualcosa.
Innumerevoli sono le spiegazioni scientifiche e dettagliate e questo permette a chi non è padrone della materia di esplorare al meglio la psicologia criminale. Sarà che ne sono affascinata ma l’ho trovato interessantissimo, nonostante possa sembrare noioso non è da tutti conoscere certi dettagli.
La copertina mi ha affascinata subito, non smetto di guardarla, la trovo evocativa e quei caratteri un po’ sporchi mi piacciono un sacco.
«È così che si uccide» è un thriller tutto italiano in cui lo scrittore ha saputo come giostrarsi, tessendo una ragnatela piena di insidie e dosando la giusta suspence. Il filo narrativo è mozzafiatante, almeno per la prima parte del libro, magari il finale sarà anche scontato, ma l’ho trovato ugualmente un’ottimo esordio.

Stamberga - Voto 4

Note sull’autore – Mirko Zilahy:

Ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato lingua e letteratura italiana. È giornalista pubblicista ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt). È così che si uccide è il suo primo romanzo.

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