Cheap Thrills #2: El Bar di Álex de la Iglesia

“Ordinare un caffè può costarti la vita.”

El bar
Titolo originale El bar
Regia: Álex de la Iglesia
Paese: Spagna
Genere: Commedia, Thriller
Durata: 102 minuti
Cast: Mario Casas, Blanca Suárez, Carmen Machi, Secun De La Rosa, Jaime Ordóñez, Terele Pávez, Joaquín Climent, Alejandro Awada

La paura mostra chi realmente sei.

Nove di mattina. Un gruppo eterogeneo di persone è a far colazione in un bar nel centro di Madrid. Uno di loro ha fretta e va via ma, mentre oltrepassa la porta, qualcuno gli spara in testa. Nessuno osa aiutarlo: sono tutti intrappolati dentro dal cecchino che ha sparato.
La tensione man mano sale e la situazione offre ai malcapitati la possibilità di rivelare a poco a poco peccati e colpe.

Bentornati, lettori. L’ora del thè è passata ormai da un pezzo e io sono qui per condividere con voi le mie impressioni sul film di Álex de la Iglesia, “El bar”.

Capita moltissime volte che scelga a caso il film da vedere, informandomi quel poco che basta giusto per avere idea di che cosa parla. Nel novanta percento dei casi mi ritrovo immersa in qualcosa di strano, qualcosa di inquietante, ciò nonostante scegliere a random mi porta anche a scoprire delle chicche.

A differenza dei libri, quando si tratta di film, mi affido molto al caso ed è stato quest’ultimo a portare alla mia attenzione il lavoro di Álex de la Iglesia.

El bar è un film che ora come ora definirei interessante. Nove persone rimangono intrappolate in un bar mentre fuori c’è un cecchino pronto a sparare al primo che lascia la zona sicura, ma è questo il punto, il luogo non è affatto sicuro e sarà col procedere della storia che verrà ben evidenziato che il vero pericolo non è soltanto fuori, ma anche all’interno.

Pur essendo tutti estranei gli uni verso gli altri, ora che si trovano in questa terribili situazione dovrebbero e sottolineo dovrebbero fare fronte comune, invece è la diffidenza a portarli a scontrarsi tra di loro, creando piccole liti che portano allo sfasciarsi del gruppo.

Come se non bastasse c’è il rischio della diffusione di un’epidemia, la stessa che lentamente si sta propagando nell’aria all’interno del bar, portata da un cliente che è rimasto rinchiuso in bagno fino alla morte. Alla scoperta del suo cadavere il panico assale i presenti, sempre più spaventati dal cecchino e dal contrarre la malattia, qualunque essa sia.

Improvvisamente emergono i pregiudizi di ognuno di loro, un hipster diventa il pretesto per trovare un capro espiatorio, ma poi il dito viene puntato verso il barbone e subito dopo verso il tizio con la valigetta e così via, creando altro panico e ansia mentre la situazione là fuori degenera.

Questo film prende libera ispirazione da “Distretto 13” di John Carpenter in una chiave del tutto nuova, infatti in questo caso l’obiettivo si sposta da un personaggio all’altro, come una palla avvelenata che nessuno vuole tenere in mano. Dall’inizio fino alla fine nessuno si fida di nessuno e quando i sospetti ricadono su un personaggio si fa qualsiasi cosa pur di scoprire la verità.

Il regista trasforma il bar in una piccola società e ci presenta, in un certo senso, uno studio su ciò che accade quando una comunità di persone si ritrova a fronteggiare una crisi inaspettata. In questo clima si nota subito quanto è facile accusare un altro di qualcosa che magari non è neanche successa, anche solo per esorcizzare la paura.

In 102 minuti Alex de la Iglesia mostra il lato peggiore dell’umanità, non solo di quelli che stanno dentro al bar ma anche di coloro che cercano di nascondere la verità fuori, trasformando ciò che stava succedendo all’interno nell’ennesimo incidente, insabbiando il problema e lasciando che siano le fiamme a risolverlo.

Si spinge anche oltre, ribaltando completamente i ruoli. Personaggi forti e carismatici si ritrovano a fare una brutta fine e quelli più deboli si fanno strada tra la paura e il caos. Il vero problema ed è questa la parte più interessante, e il modo di farsi strada, non facendosi problemi a calpestare gli altri, se necessario. Quando si tratta della propria vita nessuno è disposto a fare sconti e la sicurezza non è mai troppa.

Indubbiamente “El Bar” è un film che mi ha lasciata senza parole, credevo fosse un thriller, ma in realtà si spinge anche oltre, analizzando da vicino la psiche umana quando una persona è messa alle strette.

 

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