Chi sono i veri mostri? | a cura di Deborah

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Le Storie sono Creature Selvagge e Indomite.

 

Buon sabato Stamberghiani!

Oggi volevo condividere con voi alcuni miei pensieri sulla mia ultima lettura, “Sette minuti dopo la mezzanotte” di Patrick Ness e Siobhan Dowd. Conoscevo davvero poco questo romanzo, non avevo raccolto particolari informazioni ma solo il titolo ha saputo destare la mia curiosità in modo strabiliante. Dopo aver letto il parere di Anaëlle che, come saprete, ha recensito il libro (se per caso avete perso il suo parere vi lascio il link RECENSIONE di Annaëlle  ), la mia attrazione verso di esso è cresciuta tanto che decisi subito di acquistarlo. Mi capita spesso, b’è ad essere proprio sincera quasi sempre, di acquistare un romanzo e lasciarlo lì in stallo nella mia libreria, aspettando il momento giusto per iniziarne la lettura. Con Sette minuti dopo la mezzanotte non è successo, appena ultimata la mia precedente lettura cartacea mi sono tuffata in questa nuova avventura e il romanzo è riuscito ad entrarmi nel cuore, salendo nella cerchia dei miei preferiti di sempre. Questo libro ha diverse particolarità, è illustrato dal bravissimo Jim Kay, riporta disegni davvero spettacolari che, anche in bianco e nero riescono a cogliere le emozioni della storia; inoltre ha avuto un passato davvero travagliato, l’autrice Siobhan Dowd è scomparsa prematuramente a causa del cancro e ha passato il proprio testimone a Patrick Ness. Ness ha accettato il difficile compito di ultimare una storia partorita da un’altra mente, è come se l’avventura stessa avesse lottato con le unghie e con i denti per prendere vita. Non siamo di fronte ad un racconto semplice, un racconto magico, fantastico, in cui alla fine vissero tutti felici e contenti. No, qui siamo catapultati nella realtà nuda e cruda, vediamo, tocchiamo con mano la crudeltà del mondo in cui viviamo perché la storia di Conor è la storia di tantissimi ragazzini/e sparsi in giro per il mondo. L’elemento della malattia caratterizza il romanzo, credo che sia inusuale parlare di questi argomenti, specialmente in un romanzo per ragazzi, la trovo una scelta coraggiosa in un mondo che mi da l’idea voglia occultare questo genere di situazioni considerandole scomode e destabilizzanti. Anche se siamo a conoscenza dell’esistenza di realtà così drammatiche pensiamo che non possano toccarci, le temiamo e le teniamo a distanza, proprio come il ragazzino viene isolato piano piano da tutti, sia dai suoi compagni e sia dagli insegnanti. Diventa una persona invisibile che potrebbe compiere qualsiasi gesto sconsiderato che non importerebbe più di tanto a nessuno visto quello che sta passando, agendo così le persone vengono sempre più relegate nell’essere diversi, nello specchio della malattia che affligge loro o i loro cari. Nel caso di Conor è la madre ad avere un tumore e a lottare disperatamente per sconfiggerlo, credendo fino all’ultimo che fosse possibile, che possa vincere contro questa orribile malattia. Essendo una storia “vera” la vicenda ha una conclusione triste, mostra cosa spesso accade dovendo affrontare questo genere di malattia: un calvario infinito di trattamenti e sofferenze, sempre essere appesi alla speranza per poi capire che è un mostro troppo forte e potente da sconfiggere, fino a che arriva il sollievo della morte. Il mostro che fa visita a Conor quasi tutte le sere sette minuti dopo la mezzanotte è un personaggio saggio, paziente, selvaggio, premuroso e spietato è tutti gli aggettivi e tutti i loro contrari. Mi hanno colpito tantissimo le storie che racconta al ragazzo perché non sono come le immagini, dalla storie tendiamo ad aspettarci un lieto fine, un barlume di positività anche nelle tragedie, b’è in questi racconti secolari non accade, come non accade nel romanzo. Infatti il ragazzino è arrabbiato e deluso da quei racconti che prendono pieghe impreviste e, a suo parere, ingiuste ma il mostro insegna che nulla è come sembra, l’apparenza può celare un lupo sotto il manto candido di un agnello, un pò come il bulletto che a scuola perseguita Conor, non troviamo il classico disagiato con alla spalle una famiglia di mentecatti ma bensì un ragazzino a modo e bravo a scuola. Siamo troppo abituati alla lieta conclusione che rimaniamo spiazzati invece quando non accade, proprio come Conor che inizialmente non apprezza i racconti del mostro. Ed è facile che queste convinzioni le trasciniamo nella nostra vita quando purtroppo accadono eventi spiacevoli, perché diciamocelo non potrà mai essere tutto rosa e fiori. I mostri, quelli veri, sono sempre in agguato per colpirci e tante volte non possiamo far niente per difenderci. Perché i mostri non sono quelli che possono popolare i nostri incubi, non sono quelli che si nascondono sotto il letto oppure nell’armadio, sono le malattie, le disgrazie in agguato per colpire noi e i nostri cari. È un discorso crudo e spietato ma infondo non possiamo far finta che non sia vero. Sette minuti dopo la mezzanotte è una storia che può essere considerata scomoda, ma ha tanto da mostrare e tanto da insegnare, prima di tutto a conoscere la realtà. È giusto e doveroso staccarsi dal mondo di tutti i giorni e salpare per nuovi lidi felici e fantastici grazie ai libri ma anche a film, videogiochi, serie tv, tutto quello che ci trasmette serenità e sicurezza, quello in cui ci rifugiamo per cogliere entusiasmo, speranza, buon umore. Pur tenendo ben presente la crudeltà della realtà senza sogni e speranze saremo perduti.

 

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