TGIF – Book Whispers #16: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

Rieccoci io e Sara di Bookspedia pronte a condividere i nostri romanzi preferiti di questa settimana, letture che vi consiglio caldamente di fare al più presto vostre. Questa settimana la mia scelta è ricaduta su alcune interessanti letture, che vi presento qui sotto.

Settimana scorsa non sono riuscita a postare le mie tre preferenze, colpa dell’influenza che ormai crede che siamo diventate amiche del cuore, quindi torna e ritorna a farmi compagnia.

Il bambino e il falegname di Matilda Woods

Pagine: 240

Nel piccolo paese di ALORS, dove il vento fa volare i pesci fuori dal mare e le case brillano come gioielli, il falegname Albert vive chiuso in una cortese ma ferma solitudine. Fino al giorno in cui nella sua cucina si intrufolano un bimbo misterioso di nome Tito in cerca di un rifugio e il suo magico uccellino. Tito è timoroso e schivo, però a mano a mano che l’inverno si fa sempre più freddo e buio, la casa di Tito diventa più calda e luminosa. Riuscirà Albert a proteggere Tito da ciò da cui fugge e dal suo passato? Una storia che racconta della vita e la morte, e di come l’amicizia e la speranza siano spesso in grado di spazzare le ombre più buie.

E così, nella cassa da morto del sindaco, il bambino, l’uccellino e il costruttore di casse da morto salparono verso quelle luci lontane e la promessa di una nuova vita sull’Isola incantata di Ile.

Le illustrazioni di Anuska Allepuz si sposano bene con l’atmosfera della storia, incorniciandola con immagini dallo stile quasi fiabesco che celano l’amara consapevolezza di quanto sia dura la vita.

Le immagini sembravano quasi richiamare antichi ricordi d’infanzia, come ad esempio, un bambino che indossa una coperta davanti al caminetto acceso suscitando però quel senso di solitudine che una terribile perdita lascia addosso a chi resta. L’illustratrice ha interpretato in maniera eccezionale la malinconia che si avverte fra le righe del romanzo senza dimenticare che oltre tutto questo si fa del proprio meglio per ricrearsi una famiglia o qualcosa che per lo meno gli assomigli.

I personaggi sono stati dipinti in maniera eccellente sia dalla Allepuz che da Matilda Woods, che preferisce alle troppe parole, i gesti e dialoghi, lasciando che sia la nostra immaginazione a riempire gli spazi vuoti.

Devo dire che questo è diventato a tutti gli effetti un romanzo intramontabile, quel genere di racconto da leggere e rileggere in qualsiasi momento e stagione, lasciandosi cullare dalla magia che alberga ad Alors, un incantevole paesino, dove la morte ha preso il posto dei suoi abitanti, lasciando al loro posto un gelido ma incantevole paesaggio.

Matilda Woods racconta una storia al limite tra fiaba e realtà, un modo per capire che nonostante le perdite che uno subisce ci sia ancora spazio per i sogni, desideri e voglia di andare oltre l’attuale presente.

Chills di Mary Sangiovanni

Pagine: 236

Tutto comincia con una brutale nevicata a maggio. L’area più colpita è la cittadina rurale di Colby, nel Connecticut. Le scuole e le attività sono chiuse, la rete elettrica è fuori uso, e il detective Jack Glazier trova un cadavere nella neve. Sembra essere la vittima di un bizzarro omicidio rituale. Non sarà l’ultima. Mentre la neve si accumula, così si accumulano i sacrifici. Tagliato fuori dal resto del mondo, Glazier si allea con una specialista dell’occulto per scovare la società segreta che si nasconde tra loro.

Sentivano il freddo che provava a strappare la pelle dalle ossa e sentivano anche qualche altra cosa: una sorta di disperata solitudine che cercava di strappare la tranquillità dalle anime.

Questa è la miglior chicca del 2017, un romanzo che unisce il fascino di grandi autori dal calibro di Lovecraft con quel tocco surreale di “Ai confini della realtà”, serie degli anni ’60 in cui l’impossibile entra a contatto con la realtà di tutti i giorni, creando una crepa nella vita delle persone con la quale è difficile convivere.

Lo stile è suggestivo. La sua penna dipinge con maestria ambientazioni e situazione da incubo, rendendole intriganti e appetitose agli occhi di chi legge. La neve è candida, la sua purezza viene macchiata dal sangue di vittime che continuano a cadere, creando un forte contrasto sulla distesa bianca e sui quali si muovono creature terrificanti che sembrano uscite da incubi.

Devo essere onesta, Chills è arrivato al momento giusto, nel periodo in cui aveva bisogno di qualcosa di più stuzzicante che mi invogliasse a fare una nottata di lettura come ai vecchi tempi. In questo devo dire che l’autrice si è dimostrata una grandiosa storyteller, una di quelle che vorresti sentire attorno a un falò con sottofondo i rumori del bosco, che alimentano la paura e si insinuano nella mente, rendendo il tutto più suggestivo.

Era il mio migliore amico di Gilly Macmillan

Pagine: 336

Noah Sadler e Abdi Mahad sono due amici inseparabili. Per questo motivo, quando il corpo di Noah viene trovato in un canale di Bristol, il silenzio di Abdi è inspiegabile. Perché non parla? Il detective Jim Clemo è appena tornato dopo un congedo forzato che l’ha allontanato dal suo ultimo caso e la morte di Noah sembra l’incidente perfetto con cui tenerlo occupato. Ma ben presto quello che sembrava un gioco tra ragazzi finito molto male si trasforma in un caso che accende il dibattito pubblico: Noah è inglese, Abdi un rifugiato somalo. La tensione sociale, la paura e la rabbia cieca degenerano velocemente a Bristol, mentre le due famiglie combattono per ottenere le risposte che cercano. Non sanno quanto sarà lunga la strada per capire che cosa è successo davvero, né sono preparate all’orrore che dovranno affrontare. Perché la verità spesso può fare molto male…

Certe volte è difficile impedire all’infelicità altrui di infilartisi nelle ossa.

Gilly Macmillan racconta una storia toccante, arricchendola di elementi realistici, la storia di Noah e Abdi potrebbe essere una storia qualunque, ma in questo romanzo diventa importante quasi come se si trasformasse nella chiave di lettura principale indispensabile per decifrare tutto il resto.

Se vi aspettate la classica caccia al serial killer carica di tensione vi posso dire che questo non è il romanzo per voi, in quanto, come ho già detto, Gilly Macmillan questa volta ha scelto di navigare controcorrente e raccontare qualcosa di diverso. Un caso che può apparire scontato in realtà diventa l’esempio perfetto per raccontare quanto sia difficile convivere con una malattia che ti consuma giorno dopo giorno, il cui modo per combatterla non per molti è lottare, ci sono quelle persone che non ci riescono e che preferiscono tagliare il male alla radice, lasciando lo stesso un vuoto nel cuore dei loro cari.

“Era il mio migliore amico” è un romanzo intenso e carico di significato, una storia diversa dalle solite che funge da pretesto per comprendere che bisogna andare oltre le apparenze, scavando sempre a fondo e ascoltando le due parti della storia perché spesso sono queste due estremità ad aiutare a mettere insieme i tasselli.

Menzione speciale: La forza imprevedibile delle parole di Clara Sánchez

Pagine: 140

All’improvviso il silenzio della casa sembra avvolgere ogni cosa. Natalia ha appena accompagnato le figlie all’aeroporto e non le resta che aspettare il ritorno del marito dal lavoro. Non è questa la vita che aveva immaginato. Non era così che si vedeva dopo i quarant’anni. Per questo quando le arriva l’invito a un aperitivo nell’elegante casa di un’amica decide di accettare. Ma quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di chiacchiere diventa qualcosa di più. Perché quella sera Natalia incontra l’affascinante Raúl Montenegro. L’ombroso avventuriero la conquista con i suoi racconti e, accanto a lui, Natalia ritrova una voglia di vivere che credeva perduta. Perché a volte le parole hanno un potere inaspettato e la loro forza può essere imprevedibile. Dal giorno seguente, però, Natalia comincia a ricevere strani biglietti, che la riempiono di dubbi. Non riesce a spiegarsi questo comportamento di Raúl: nulla durante il loro primo incontro le aveva lasciato presagire di non potersi fidare di lui. Finché l’uomo le propone un incontro al quale poi non si presenta. Al suo posto c’è uno sconosciuto, che le rivela che Raúl è fuori città. Natalia non riesce a credergli: capisce che l’incontro di quella sera forse non è stato casuale; capisce che qualcosa le viene nascosto. Ma non può immaginare che quel qualcosa sia il centro di un fitto intrico di inganni e di bugie. E Natalia si scopre suo malgrado pedina di una partita che può vincere solo trovando dentro di sé tutta la forza di cui è capace.

“Salì nelle stanze del piano di sopra con un pianto ritmico che l’aiutava a superare i gradini uno dopo l’altro. Non voleva trattenere le lacrime: lasciò che il loro fluire la accompagnasse nel suo passaggio flemmatico tra i mobili delle stanze. Lasciò che la visione degli oggetti amati la facesse sprofondare negli abissi del suo senso di abbandono, aprì anche il ripostiglio per vedere le culle delle bambine e la cassapanca dei giocattoli.

Questo romanzo è arrivato in libreria da poco e si tratta del debutto di Clara Sánchez nel 1989. Garzanti porta questo inedito per la prima volta in Italia, permettendo a chi ancora non la conosce di partire dai suoi inizi e per chi, come me, ha già avuto modo di apprezzarla di vedere l’evoluzione dell’autrice.

In spagnolo si intitola “Piedras Preciosas” ed è come ho detto il suo esordio, risulta facile il paragone fra le sue ultime opere e questo, ma bisogna rendersi conto che era qui che Clara stava muovendo i suoi primi passi nella narrativa. Onestamente è un libro che mi ha permesso di vedere l’evoluzione dell’autrice, rendendomi conto che quello stile “suave” è andato maturando nel tempo fino ad oggi. È punto di partenza, il suo punto di partenza, che, seppur andando un po’ alla cieca, l’ha portata ad essere quello che è oggi.

 

Per questo appuntamento è tutto. Non perdetevi i libri consigliati da Sara di Bookspedia.
A venerdì prossimo!

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