The Hateful Eight di Quentin Tarantino | Recensione di Sandy

The Hateful Eight di Quentin Tarantino

«L’uomo che alla fine tirerà la leva, che vi spezzerà il collo, sarà un uomo privo di passione. E l’assenza di passione è la vera essenza della giustizia. Perchè la giustizia applicata senza l’assenza di passione corre sempre il pericolo di non essere più giustizia.»
Oswaldo Mobray

Dettagli:

  • Titolo originale: The Hateful Eight
  • Anno: 2015
  • Data di uscita: 04 febbraio 2016
  • Durata: 165 minuti
  • Genere: Drammatico, Western, Thriller
  • Regia: Quentin Tarantino
  • Acquistalo subito: The Hateful Eight

Interpreti e personaggi:

  • Samuel L. Jackson: Magg. Marquis Warren
  • Kurt Russell: John Ruth “il Boia”
  • Jennifer Jason Leigh: Daisy Domergue/Daisy Domingray
  • Walton Goggins: Chris Mannix
  • Demián Bichir: Bob/Marco “il Messicano”
  • Tim Roth: Oswaldo Mobray/Pete Hicox
  • Michael Madsen: Joe Gage/Grouch Douglas
  • Bruce Dern: Gen. Sanford Smithers
  • James Parks: O.B. Jackson
  • Channing Tatum: Jody Domingray
  • Dana Gourrier: Minnie Mink
  • Zoë Bell: Judy “sei cavalli”
  • Lee Horsley: Ed
  • Gene Jones: Sweet Dave
  • Keith Jefferson: Charly
  • Craig Stark: Chester Charles Smithers
  • Belinda Owino: Gemma

Trama:

La guerra di secessione è finita da qualche anno. Una diligenza viaggia nell’innevato inverno del Wyoming. A bordo c’è il cacciatore di taglie John “The Hangman” (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock dove la donna verrà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, si aggiungono il Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista diventato anche lui un famoso cacciatore di taglie, e Chris Mannix, che si presenta come nuovo sceriffo di Red Rock. Infuria la tempesta di neve e la compagnia trova rifugio presso l’emporio di Minnie, dove vengono accolti non dalla proprietaria, ma da quattro sconosciuti: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, il mandriano Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers. La bufera blocca gli otto personaggi che ben presto capiscono che raggiungere la loro destinazione non sarà affatto semplice. Per molte ragioni.

Recensione:

La settimana prosegue all’insegna di influenza e di una brutta laringite che non mi da tregua, ciò nonostante eccomi qui a condividere con voi una delle mie ultime visioni da sotto le coperte (dovrei creare un hastag #sottolecoperte, lol). Il protagonista del nostro appuntamento settimanale con il cinema è “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.

Una bufera di neve rallenta la diligenza che sta portando John Ruth detto “Il Boia” e la sua prigioniera Daisy Domergue verso Red Rock per essere consegnata alla giustizia e riscuotere così la taglia sulla sua testa. Siamo nel freddo ed innevato Wyoming, qualche anno dopo la guerra di secessione, lungo la strada i due incroceranno il Maggiore Marquis Warren e successivamente il nuovo sceriffo di Red Rock, Chris Mannix.

La tempesta peggiora e i viaggiatori sono costretti a fare una sosta nell’Emporio di Minnie. Per loro sfortuna scoprono di non essere i soli ad essersi rifugiati lì, altri quattro sconosciuti sono arrivati nel bungalow: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers, ma della proprietaria nessuna traccia. Qualcosa non quadra per Marquis Warren, che sempre più diffidente comincia ad investigare, mettendo sotto torchio ognuno dei presenti.

Un po’ come in Carnage e in Perfetti Sconosciuti i nodi verranno al pettine, solo che questa volta in maniera più cruenta e sanguinosa. Tarantino ha messo in scena uno spettacolo western che per quanto sadico richiama la Christie e i suoi Dieci piccoli indiani, dove è l’astuzia e l’attenzione per i dettagli a fare la differenza. Servendosi solo di quattro mura e un cast eccezionale è riuscito a portare sul grande schermo non solo una valanga di stereotipi e clichè dei western americani, ma sopratutto una dimostrazione pratica del fatto che dietro a colore, razza, sesso, la più grande arma dell’uomo sia niente poco di meno che la menzogna. È quest’ultima infatti a permettere a una persona di costruirsi un’identità laddove l’occasione lo richieda, i quattro stranieri del bungalow però non avevano fatto i conti con un Samuel L. Jackson piuttosto intelligente, attento e pronto a ribaltare ogni assurda verità dimostrando che le bugie hanno le gambe corte. Dall’altra parte grazie a Tarantino abbiamo imparato anche che le bugie possono servire per alimentare falsi miti in grado di impaurire uomini pronti ad uccidere per i loro pregiudizi e quando i nodi vengono al pettine sono le pistole a dettare il verdetto finale.

The Hateful Eight non è Django ma mentirei se dicessi che non me lo ha ricordato in alcune sequenze. Ciò nonostante devo ammettere che ho apprezzato molto di più “I detestabili otto” perchè ho trovato geniale la scelta del regista nel rompere le regole, uscendo un po’ dal suo solito schema. Molte scene sono lente, sono la prima a dirlo, ma quando l’attenzione si sposta sul bungalow tutto cambia. La situazione prende una piega diversa e decisamente interessante. In sei capitoli è riuscito a farmi ridere, stravolgermi e farmi drizzare i capelli, se potessi dargli un voto sarebbe un 4 su 5. Lo consiglio a coloro che non si spaventano di fronte al sangue, a tutte quelle persone che amano il sottile umorismo e apprezzano un po’ Agatha Christie. Qui ce n’è per tutti i gusti.

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