The whispering room: Il diario di Adam di Jacopo Montrasi

 

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

 

Il diario di Adam di Jacopo Montrasi

Editore: LunaNera Edizioni
Data di uscita: 5 novembre
Formato: Epub
Prezzo: 2.99 €
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Achille Cntanni e una vita perfetta. Una moglie, un figlio che adora, un lavoro prestigioso come responsabile dell’equipe psicologica di un hospice.
Achille Centanni e una vita in frantumi. Abbandonato dalla moglie e tradito dalla legge sull’affidamento dei minori, lo psicologo si trova d’improvviso a confronto con la propria solitudine. Con la propria incapacità di accettazione riflessa nelle nebulose sfumature dell’alcol. Grazie al sostegno di Leila, collega e amica premurosa, Centanni riesce a mantenersi in equilibrio sulla sottile corda dell’esistenza. Poi, l’incontro con Irene Eneri: una ragazzina, appena quindicenne e in fase terminale, che cambierà radicalmente l’uomo e, soprattutto, il suo ruolo in questa vita. Un concatenarsi di inspiegabili eventi seguono la scomparsa di Irene dall’hospice, e sfociano in un inseguimento alla cieca, attraverso indizi disseminati su una pista ben delineata, seppur misteriosamente congegnata. Una storia nella storia. Quando l’enigma appare risolto e la vicenda conclusa, inizia la verità. Un itinerario psicologico attraverso una prospettiva fatta di inimmaginabili gradazioni. Un viaggio intrinseco ed evolutivo nelle profondità dell’animo umano, una visione della società attuale, ormai specchio di violenza e crudeltà. Parole scritte, parole dure, parole vere. Perché: «In natura esistono solo carnivori o erbivori. Devi solo scegliere cosa vuoi essere.»

 

 

  • Come è nata l’idea di Il diario di Adam?

L’idea è nata circa tre anni fa. Mia moglie era incinta e, nei giorni precedenti la nascita di mia figlia, passai diverso tempo con lei in ospedale. Un giorno mi trovai ad attraversare il reparto di oncologia, ed ebbi occasione di vedere i pazienti che, tra rantoli di dolore, lottavano per ogni singolo respiro. Fui molto colpito dal loro coraggio, dalla loro muta disperazione. Uscii dall’ospedale portandomi dietro un misto di sconforto e malinconia. Tornai a casa sovrappensiero, guardandomi distrattamente intorno. E notai quello che vedevo ogni giorno, ma che non avevo mai rilevato. La gente. Folli sbavanti al volante se non parti subito allo scattare del verde. Depressi se la squadra del cuore perde. Indaffarati, veloci, nevrastenici nei loro completi scuri. Mi sono reso conto che spesso non diamo il giusto valore alla vita. La sprechiamo inseguendo cazzate, o facendoci annichilire dalla routine. Da questo disagio è nato il Diario di Adam.

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

Non proprio. Posso dire che il romanzo si è scritto da solo. Spesso ho cancellato, riscritto, ricancellato. A volte avevo l’impressione di non sapere dove mi avrebbe portato la fine della pagina. L’ho scritto di getto, come l’avessi vomitato sui fogli, come se solo dopo averlo buttato fuori avessi avuto la speranza stare di nuovo bene. In questo libro c’è tutta la mia rabbia, la mia rassegnazione, la mia voglia di riscatto, la ricerca di un senso, il rifiuto di una vita senza significato. Ma il risultato, alla fine, ha rispecchiato le mie aspettative.

 

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legato?

Ritrovo me stesso in ogni personaggio del libro. Diciamo che Adam e Achille Centanni sono due facce della stessa medaglia: in ognuno di loro rivedo dei lati del mio carattere. La mia rabbia verso l’ingiusto, la mia paura della morte, la mia impazienza, la mia irruenza, ecco, da quello nasce Adam. I miei sensi di colpa, le mie fragilità, la mia costante curiosità, il mio timore del domani, il peso del mio ieri, tutto questo è Achille Centanni. L’ambiguità che mi caratterizza, le tensioni morali che mi guidano ebbre nel dualismo giusto-sbagliato, il mio costante altalenare tra l’essere in parte vittima e in parte carnefice hanno dato forma a Irene.

 

  • C’è qualche curiosità che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere con i tuoi lettori?

Sì, il Diario di Adam è ambientato in Lombardia, al confine tra le province di Milano e Bergamo. Verso la metà del romanzo la scena segue i protagonisti fino alla Rotonda di San Tomè, un piccolo edificio ecclesiale del XII secolo. Un breve aneddoto su questa chiesetta: una mattina, ancora facevo l’università, decisi di bigiare lezione. Mi trovai con un’amica e cominciammo a viaggiare in macchina senza meta, come facevamo spesso. Il gioco consisteva nello scegliere a caso se andare a destra o sinistra, a ogni incrocio che incontravi. Dopo un paio d’ore di quel girovagare, improvvisamente, nel mezzo di una strada deserta e solitaria, ci trovammo davanti a una piccola chiesetta circolare. Incuriositi, entrammo. Ci colpì moltissimo, per la sua forma, per il fatto di essere isolata, per il profumo di raccoglimento che emanavano le pareti. Sembrava che il gioco di ombre e penombre fosse in grado di far emergere il nostro lato trascendente. Nella pace del piccolo edificio si sentiva il respiro del divino. Poi, passò il tempo. Per molti anni mi sono chiesto come si chiamasse e dove fosse quella chiesetta, che non fui più in grado di ritrovare. Nell’inverno del 2016, circa vent’anni anni dopo, mentre scrivevo il Diario di Adam, parlando con una collega, mi lamentavo del fatto di non riuscire a immaginare un posto “giusto” per piazzare una delle scene principali del libro. Lei, con candore mi disse: vai a vedere la chiesetta di San Tomè! Immaginate la sorpresa quando, dopo una veloce ricerca su internet, la mia collega mi sbatté sul muso proprio quella chiesetta che cercavo da anni. Così, grazie al tocco malizioso del destino, ho trovato il posto perfetto per un momento determinante del Diario di Adam.

 

  • Quale messaggio vorresti arrivasse a chi legge il tuo libro?

Lasciate perdere le cazzate e vivete davvero! No, scherzi a parte, ognuno interpreta come vuole ciò che legge. Nel Diario di Adam tutti i protagonisti affrontano un viaggio e arrivano alla conclusione del romanzo con un modo diverso di percepire la realtà rispetto a come la percepivano all’inizio. Il libro si focalizza su questo: il punto di vista. Ogni cosa, anche la più banale, cambia radicalmente a seconda del punto di vista dal quale la si osserva. Quindi, chi legge il Diario di Adam può darne l’interpretazione che meglio crede. Io ho scritto per esigenza, per buttare fuori un peso che mi opprimeva. Per me il Diario di Adam significa avere il coraggio di cambiare. Molti non sono soddisfatti della vita che si sono costruiti. Molti vorrebbero rivoluzionare il proprio vivere. Ma è difficile. Nella vita della gente normale, come me, come te, cambiare è difficile. Difficile perché hai paura di perdere quello che hai, perché mettersi in gioco spaventa sempre. Perché se alzi la testa dal gregge sei esposto, ed essere esposti fa paura. Ma se ti rendi conto che tutte le tue certezze possono essere distrutte da un momento all’altro, allora cambia tutto. Quando la realtà ferisce, le priorità cambiano.

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Io penso che nella vita ci siano tre priorità: la famiglia, gli amici e il lavoro. Questo perché il tempo delle tue giornate, oggettivamente, lo dividi tra queste cose. La mia fortuna è avere una moglie che adoro e una splendida figlia: loro sono il mio coraggio, la mia linfa. Con i miei amici condivido la passione per la kickboxe, per la vita bohemienne e per i libri. Nel mio futuro lavorativo ci sono i sogni, i progetti e la realtà. I sogni parlano di una vita da scrittore, nella quale io possa continuare a schiacciare tra le parole tutte le mie sensazioni. I progetti cercano di creare le ali ai sogni, e la realtà mi schiaffeggia con un mutuo e un lavoro d’ufficio che, per ora, è il mio concreto sostentamento.

 

Buona fortuna!

 

 

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