A tu per tu con Giuseppe Russo

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Questa è la parte che preferisco. Fare quattro chiacchiere con gli autori è un’esperienza da non sottovalutare, il più delle volte aiuta a rivalutare un libro o nella migliore delle ipotesi permette di focalizzare la nostra attenzione su elementi suggiti durante la lettura. Per questo oggi sono felice di ospitare qui alla stamberga Giuseppe Russo. Il suo progetto “I caduti di pietra”, una trilogia di saggi storici, pone sotto i riflettori la deformazione storica e culturale del nostro paese, partendo dalla Campania. Non è una lettura leggera ma necessaria. Lo stile e il filo narrativo che collega i saggi rendono questo progetto interessante, coinvolgendo in primo piano il lettore e acculturandolo. Per questo ringrazio la mente del progetto, se non fosse stato per lui non ne sarei mai stata a conoscenza.

Buongiorno, Giuseppe!

Noi due ci conosciamo da due libri: “I Caduti di Pietra – Storia di una regione in cui cadde anche la cultura (Campania 1940-1943)” e “La guerra dimenticata”. Prima vestivo i panni da lettrice e ora ti intervisto, questi sì che sono passi da gigante. Che ne dici di cominciare?

 

  • I caduti di pietra è un progetto storico e culturale mirato ad invogliare il lettore ad appassionarsi alla storia, in particolare a comprendere temi quali la deturpazione storica del paese e considerare uno degli aspetti meno trattati: i beni culturali brutalmente distrutti. Raccontaci, com’è stato lavorare al progetto?

Innanzitutto un saluto a voi della Stamberga e, ovviamente, a tutti i gentili lettori e seguaci di questo bellissimo blog. Lavorare al progetto I caduti di pietra è stato, e lo è ancora grazie alla pubblicazione del secondo testo della trilogia, quasi un dono. Un dono arrivato dal passato, dai racconti di famiglia, dalla bellezza dei tesori che abbiamo a Caserta (nonostante le statistiche che hanno ragione per alcuni aspetti, molto meno per altri) e dall’apertura mentale acquisita grazie all’esperienza universitaria. Il dono della curiosità soddisfatta attraverso un lavoro di ricerca, di riflessione, e, alla fine, di condivisione.

 

  • Qual è stato il primo pensiero che ti ha spinto ad affrontare queste tematiche?

La poca considerazione, in buona parte dei testi storici, delle vicende “popolari” che coinvolsero, durante le tremende guerre del ‘900, proprio il nostro grandioso patrimonio storico. Una incredibile eredità che va considerata, attenzione, in tutte le sue accezioni, quindi dalle classiche aree archeologiche alle grandiose espressioni dell’architettura religiosa, o dagli storici locali commerciali fino ad arrivare alle industrie e agli insediamenti sportivi. Ma da questo secondo testo, inoltre, è stata inclusa anche la più moderna accezione di “bene culturale”, quella del “capitale umano”, cioè della perdita di esperienze, professionalità e conoscenze dei numerosi cittadini innocenti trucidati durante il terribile periodo delle stragi naziste. Non è un caso che ne LA GUERRA DIMENTICATA vi sia un intervento esterno che ci racconta, sinteticamente ma con precisione, una delle più efferate stragi naziste nel sud Italia: la strage di Bellona. Ecco, tutte queste considerazioni, fatte nel corso degli anni, hanno dato il via a quella ispirazione che tocca le corde dell’animo di chi poi decide di scrivere e condividere i propri pensieri con i lettori.

 

  • Una cultura caduta in frantumi brillantemente analizzata e supportata da fotografie e ricerche accuratamente eseguite. Come ci si sente ad arrivare fin qui?

Mi sento soddisfatto e insoddisfatto allo stesso tempo! No, non ho una personalità bipolare, è semplicemente che ho talmente tante cose da raccontare che non sto nella pelle. Diciamo che vorrei già essere al quarto, quinto libro, ma non posso correre perché in questo contesto incappare negli errori è facilissimo. Per il resto devo dire che sono soddisfatto del successo del progetto, soprattutto dell’interesse che sta suscitando questa mia “storia diversa“. Finalmente tanta gente sta apprezzando nuovamente la storia, anche grazie alla differente prospettiva con la quale confrontarsi nei miei testi. I lettori, che mi accordano fiducia, si ritrovano catapultati in una verità storica inusuale, poco affrontata se non in modo parziale o troppo tecnica (ad esempio saggi rivolti ad altri studiosi), e quasi subito trovano conferme e riscontri alle mie affermazioni nei racconti dei propri nonni o zii più anziani, e, purtroppo, in ciò che viviamo attualmente in relazione ai conflitti che stanno insanguinando alcune aree del mondo. Ma soprattutto i lettori hanno capito che non si parla più esclusivamente di grandi statisti e grandi battaglie, ma, finalmente, di città e tradizioni, di miracoli, di superstizioni, di povertà, ma anche di jazzisti, simpatiche guerre tra coniugi per salvare le stoviglie di casa, e addirittura di monaci in grado di far concorrenza a James Bond per salvare le icone della cristianità. Insomma, soprattutto in questo secondo testo se ne vedono di tutti i colori. Si, ho scritto bene…se ne vedono, perché sono convinto che il lettore immaginerà ciò che accadde durante quel periodo attraverso le pagine de LA GUERRA DIMENTICATA come in un film ad occhi aperti.

 

  • Ci sono stati ostacoli durante il percorso?

Ci sono ? Nooooooooo, per nulla, ho solo tutto il mondo che rema contro! Scherzo, ma chi scrive di “storia” spesso ha davvero tutto il mondo contro. Hai contro la mancanza di soldi per fare le ricerche, visto che se non scrivi un fantasy o una storia d’amore devi per forza fare delle affermazioni supportate da documenti, foto, testimonianze, etc. Poi hai contro, purtroppo, i pregiudizi dei lettori che, non per propria colpa ad onor del vero, sono spesso restii a considerare la lettura di testi che parlano di “storia” . Questo perché sono giustamente abituati a credere che il saggio o la storia siano parole che indicano un racconto ripetitivo, stanco, noioso, spesso spocchioso nello stile perché riservato, nell’immaginario collettivo, a professoroni universitari o addetti ai lavori. I miei testi, invece, sono assolutamente l’opposto e parlano con franchezza, come una chiacchierata al bar, di episodi che riguardano i cittadini e non i politici, gli statisti o i professoroni. Io racconto quel periodo attraverso gli occhi dei nostri territori, attraverso le madonne, i santi, gli stadi, le piazze, i caffè storici, gli hotel blasonati, le regge, i lungomare, le leggende metropolitane, le bellissime chiese, i monasteri e le origini di questi insediamenti, le casse di tesori trafugate e salvate tra la Campania, il Lazio e l’Umbria, passando per le vecchie radio in radica di noce e i liquori italiani che riuscivano a far ubriacare velocemente anche gli occupanti angloamericani. Il vero ostacolo, insomma, è conquistare la fiducia dei lettori e fargli capire che un testo di storia può essere una lettura avvincente esattamente come un fantasy, con l’utilità, però, di far apprendere anche episodi interessanti del nostro passato e delle nostre abitudini. Un compito arduo che impegna costantemente, ma che mi stimola tantissimo perché sono convinto che gli sforzi vengono sempre ripagati. E’ solo una questione di comunicazione. Chi entra in contatto con “I caduti di Pietra” e “La guerra dimenticata“, e gli accorda fiducia, scopre un modo diverso di fare storia e ne resta affascinato.

 

  • C’è una parte dei tuoi libri alla quale sei particolarmente affezionato?

I figli sono tutti uguali :) , giusto ?

 

  • Vestire i panni dello scrittore non è mai semplice. Lo stile, la narrazione e la storia hanno la loro importanza. Com’è stata la tua transizione da lettore a scrittore?

Non vesto assolutamente i panni dello scrittore. Vesto semplicemente i panni dell’amico che con coraggio ha deciso di condividere le proprie informazioni con altri cittadini, che poi tecnicamente altri definiscono tecnicamente “lettori”. Io non sono uno scrittore, e voi, se mi permettete, non siete lettori ma amici. Che ne dite, vi piace questa prospettiva ?

 

  • Da dove nasce la tua ispirazione per la scrittura? Segui qualche rito particolare?

C’è un unico rito perenne nella mia vita. La cioccolata, preferibilmente fondentissima!

 

  • Una domanda che pongo spesso. Hai un consiglio per chi vuole intraprendere il mestiere di scrittore?

Non credere a tutte le baggianate che girano in rete, informarsi a fondo, rassegnarsi ad avere tanta pazienza e combattere per ciò che si sta scrivendo/promuovendo. Ci saranno sempre orde di barbari all’orizzonte che criticano. Alcune critiche sono utili e vanno ascoltate, ma molte sono l’esatto contrario e nascondono solo l’invidia di chi “rosica”. Lasciate rosicare, perché chi vuole condividere con la scrittura è un angelo che aiuta la comunità. Per costruire bisogna anche saper soffrire. Soffrite ed andate avanti. Si può sempre migliorare nello stile, nella grammatica, nella ricerca, nella grafica, nel marketing del prodotto. Chi scrive per condividere può riuscire. Chi rema solo contro le iniziative degli altri è già uno zombie. Lasciateli stare quei tipi là, e soprattutto non fatevi imbrogliare da squallidi personaggi che dovrete incontrare durante il cammino della pubblicazione e della diffusione dell’opera. Ad esempio ci sono bloggers disponibili, intelligenti e seri come le carissime amiche de LA STAMBERGA, poi ci sono quelli che chiedono soldi per fantomatici servizi editoriali, o, i peggiori, quelli che si propongono come editori non a pagamento e poi hanno i cavilli per farti cacciare un sacco di soldi. Scegliete bene ragazze e ragazzi….scegliete bene!

 

  • Cosa si prospetta per il futuro?

La diffusione nazionale già del secondo capitolo della trilogia. LA GUERRA DIMENTICATA ha incontrato amici a Ferrara, Pescara, Roma, Padova, etc., e si sta approntando un tour per diffondere il libro e introdurre il capitolo finale che racconterà questa storia diversa in relazione a tutti gli episodi nazionali. E poi altre sorprese, tra cui il lancio di progetti in rete per dar vita nuova a chi scrive saggi (non noiosi attenzione) che possano informare e aumentare la cultura dei lettori. Leggere rosa, fantasy, noir, etc. è bello e utile, ma bisogna ritornare anche all’utilità del libro come informazione, formazione della coscienza, spinta alla riflessione. Questo oramai manca in Italia e bisogna tutti insieme darsi una mano prima che la nostra struttura socioculturale finisca nel baratro. Ma vi rendete conto che la gente prende per buone le bufale che girano su Fb ? Con speculatori che creano post falsi con foto di attori famosi istigando l’odio verso altre categorie, e chi condivide non si rende nemmeno conto che l’immagine è di un personaggio noto a tutti e che il post è palesemente una falsità? Ci rendiamo conto del precipizio culturale in cui siamo già finiti? Tanta gente non riesce nemmeno più a fare un minimo di ragionamento per, almeno, dubitare di ciò che gira sui social network? Ecco bisogna combattere questo degrado che dalla rete poi passa nella vita reale, e per farlo dobbiamo smetterla di pensare che la cultura sia pesante, noiosa e per nulla di svago. Prima le “pop star” erano gli scrittori. Oggi ci ritroviamo gente che non sa fare nulla ma che è famosissima e influenza le masse. Con quale utilità per tutti noi ? Il vuoto. Beh allora ragioniamo un po’ su questa cosa e cerchiamo di rimetterci in pari con le altre potenze europee della cultura. Non dobbiamo pensare o sperare di essere un grande Paese, dobbiamo “essere un grande Paese”, e questo non lo si fa con le bufale su Fb o leggendo solo Harry Potter!

 

  • A gennaio partirà il tuo History Tour. Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta?

Chiedo scusa! Ho già risposto prima, però vi esorto a seguire il sito ufficiale www.icadutidipietra.it per restare informati su tutte le attività. Inoltre vorrei spronare gli amici lettori a considerare la possibilità di essere ambasciatori di questa “storia diversa”. Già tanti amici hanno richiesto una tappa del tour nella propria comunità. Per organizzare una presentazione, un seminario, una discussione o un incontro, è sufficiente contattarmi tramite FB, sito ufficiale, Instagram o Twitter. Le mie presentazioni, per chi non lo sapesse, non sono il classico incontro tra scrittore e platea con la scrivania da professore e al massimo la lettura di qualche brano del libro. Nelle mie presentazioni vi sono letture teatralizzate, filmati in CGI, discussioni, testimoni, racconti particolari, etc. Insomma un incontro multimediale ricco di informazioni, curiosità, pathos e confronto con chi è in platea. E tante volte si sta talmente bene insieme che la presentazione diventa anche un banchetto tra amici con specialità locali ! Insomma, dimenticatevi le classiche presentazioni. Ripeto. Non mi considero uno scrittore, né considero i lettori dei  “consumatori”. Io cerco, con il mio piccolo e modesto contributo, di fare un pizzico di cultura. Ecco tutto ciò che sono.

 

Grazie infinite a Giuseppe Russo per essersi sottoposto al mio interrogatorio. Vi ricordo che “La guerra dimenticata”, secondo volume del progetto, è disponibile in cartaceo ed e-book al sito di Photocity edizoni.

Il 18 gennaio partirà l’History Tour de “I caduti di pietra” con ben 14 tappe in giro per la Campania, per chi volesse partecipare lo esorto a consultare il sito del progetto al seguente link: History Tour.

Un grosso in bocca al lupo all’autore!

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