A tu per tu con Massimo Bernardi

Massimo Bernardi, modenese, classe 1970, scrive e fa fotografia da molti anni. Ha pubblicato i libri di narrativa “Onjrica” (2001), “Letturista per caso” (2012) e “Appuntamento alla fortezza” (2013). Ha scritto anche poesie, racconti e sceneggiature per corti e lungometraggi. Ha partecipato con le sue foto a diverse mostre personali e collettive. Con SensoInverso hanno pubblicato Mandala.

IL ROMANZO

Prezzo: € 17,00 | Pagine: 240

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Il mandala è un disegno simbolico composto da tante figure geometriche sovrapposte, fatto di sabbia, a forma di cerchio. Lo troviamo nei rituali della cultura buddhista e induista. Ci vuole molto tempo a costruirlo, poi in un attimo viene distrutto per ricordarci la caducità delle cose e la rinascita di un nuovo ciclo.

Dario ha l’impressione che la sua vita sia esattamente questo, un mandala composto da una miriade di situazioni assurde e fantasiose, mentre una frase continua a vibrare nella sua mente, in momenti fuori dall’ordinario: Tu sei nato molti secoli prima della tua nascita…

Siete pronti a vivere un’avventura dalle sfumature oniriche e spirituali, in ambienti splendidi o inquietanti, alla ricerca di un senso tra surrealismo e realtà quotidiana? Ironia e leggerezza saranno compagni di viaggio in un percorso intenso e fantastico.
Cinema, musica, fotografia, ma anche l’amore nelle sue svariate declinazioni, sono coprotagonisti di una storia che – come la vita stessa – viene arricchita dalla bellezza dell’arte e dal pathos dei sentimenti.

Da quel momento in poi, per un arco di tempo che era impossibile dire con esattezza, Dario e Fausto entrarono in una specie di videoclip dinamico in divenire continuo, come un grande caleidoscopio dove tutto scorreva e mutava istante per istante dietro ai finestrini dell’autobus.

Diamo il benvenuto all’autore e lo ringrazio per il tempo a me dedicato. Senza ulteriori indugi gli cedo la parola così che possiamo comprendere meglio l’uomo dietro “Mandala”.

Come nasce l’idea di Mandala?

Nasce da un’idea, una intuizione che mi venne a metà di luglio del 2013, in dormiveglia, un mattino che mi ero svegliato molto presto. Quella di scrivere una storia che partiva da una frase: “Tu sei nato molti secoli prima della tua nascita”. Una frase che il protagonista Dario legge sullo schermo di un videogame al posto del “game over”, e che lo turba profondamente (stava giocando una partita a Space Invaders, che come tutti sanno è un gioco degli anni Ottanta, e questo elemento è già indicativo di uno sfasamento temporale che ci sarà in tutti il libro, che riguarda non solo gli oggetti ma anche gli ambienti e i personaggi). Dario rivela questo fatto alla sua donna, lei si sente presa in giro e decide di lasciarlo. Ma ovviamente quello era solo un pretesto, le cose tra di loro già andavano male. Da quando Sissi lo lascia Dario comincia a vivere in una realtà che si sfalda, che si deforma, dove ricordi, sogni e inconscio si sovrappongono. Quindi volevo scrivere una storia dove il protagonista, un quarantenne dei giorni nostri, affronta tutta una serie di situazioni con vari personaggi della sua vita reale, vivendole però slegate dalla realtà, come in sogno, in una dimensione surreale. Volevo creare come delle sequenze cinematografiche in continuità l’una con l’altra, collegate tra loro da qualche elemento che facesse da link tra una inquadratura e l’altra, per questo la ritengo una storia molto visiva.

 

Parliamo dei personaggi. Dario e Fausto.  È stato difficile delinearli? Quando hai capito chi o cosa potevano diventare?

I due personaggi si sono delineati un po’ alla volta, man mano che procedevo nella scrittura. Dario  è il protagonista ed è meglio definito rispetto al suo amico Fausto. Dario è un quarantenne senza qualità, subisce gli eventi che gli capitano senza interagire, osservandoli dall’esterno come se non lo riguardassero. Non riesce mai a decidere nulla, nemmeno se comprare le patatine del McDonalds oppure no. È una specie di ignavo dantesco che non fa nulla per cambiare in meglio la sua vita. Vede gli altri che agiscono, che prendono decisioni, e lui invece la vita sembra subirla e assecondarla, anche nelle situazioni più assurde. Ha un debole per l’altro sesso, anzi potrei dire un vero chiodo fisso: si eccita e si innamora facilmente, sia che si tratti di donne reali che di donne immaginarie. Ha una spinta verso la spiritualità, l’arte, la musica, ma è troppo pigro per svilupparla e alla fine del suo viaggio onirico, come gli dice il monaco Nowhere Man, non è ancora pronto. Dario non è mai pronto. Rispecchia un po’ la condizione di chi, non contento della sua vita, non fa nulla per cambiarla.  Fausto è più concreto e opportunista rispetto a Dario. Ha la fissazione di trasformare i suoi strani sogni notturni in cortometraggi. Per questo interpella sempre Dario per farsi dare consigli sperando che sia poi lui, ex studente del DAMS, a scriverne la sceneggiatura.

 

C’è un personaggio in cui ti rispecchi?

Non posso negare che mi rispecchio abbastanza in Dario, nel senso che gli ho affidato molti dei miei ricordi d’infanzia, il modo di pensare, sensazioni legate a musica libri e film, perfino alcuni dei miei sogni notturni. Però è anche vero che io non coincido in tutto e per tutto con Dario. Ho esagerato ed esasperato alcune delle mie caratteristiche, divertendomi a vedere fin dove potevo arrivare nei panni di un personaggio letterario.

 

Qual è il messaggio che volevi trasmettere con “Mandala”? Pensi che questo messaggio sia riuscito ad arrivare a destinazione?

Me lo auguro, e credo che il messaggio alla fine sia abbastanza evidente. Credo che si possa leggere Mandala a diversi livelli. A una lettura superficiale potrebbe apparire come un viaggio caotico e nonsense, un puro divertimento letterario fine a se stesso. Ma in realtà è un romanzo con un significato profondo, permeato di arte e spiritualità. Il viaggio surreale di Dario è un’avventura nella vita alla ricerca del suo significato, un catapultarsi dentro la sua storia personale (i suoi ricordi) ma allo stesso tempo dentro la storia universale, quella di tutti. Il messaggio che si legge tra le righe è che noi viviamo solo un breve intervallo di tempo, ma siamo permeati dal passato: dalla musica del passato, dai film, dall’arte, dalle storie che ci hanno raccontato, da tutte le sensazioni e immagini ed emozioni che sono venute prima di noi, come se ci fosse un legame che ci unisce tutti nel tempo.  

 

È sempre stato il tuo sogno diventare scrittore?

Ho cominciato a scrivere storie a fumetti già alla scuola elementare, poi ho continuato con i primi racconti, le poesie, le sceneggiature per i film. Sì, decisamente è sempre stato il mio sogno!

 

Cosa è realmente importante quando si pubblica un libro?

Per prima cosa bisognerebbe riuscire a pubblicare con un editore, anche piccolo, che non richiede contributi in denaro e che quindi investe nella tua opera, cercando di promuoverla e di venderla. Poi sono importanti molti fattori: la pubblicità, la divulgazione sul web, la distribuzione. È essenziale mettersi  in gioco in prima persona, cercando di organizzare presentazioni e incontri presso librerie, biblioteche e associazioni culturali. La promozione di un libro dipende molto da quanto ci crede il suo autore.

 

Se fossi un libro quale saresti?

“Domani nella battaglia pensa a me” di Javier Marias. Non solo perché è l’ultimo libro che ho letto e quindi è la storia che ricordo meglio, ma perché è davvero un romanzo intrigante sul grande gioco della verità e degli inganni in cui ci ritroviamo a vivere, scritto con una profondità che scava a fondo nella psicologia dei personaggi, che ti spinge a farti domande sulla tua esistenza, a riflettere sulle conseguenze delle tue azioni e sulle tante possibilità del caso. Ha delle affinità con un altro grande libro che potrei essere: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera.

 

Progetti futuri?

Vorrei scrivere un libro di viaggio che racconti le vecchie linee ferroviarie dismesse nel nord Italia, dal Piemonte al Friuli. Alcune sono state riconvertite in piste ciclabili, altre sono scomparse in mezzo alle vegetazione o ci hanno costruito sopra nuovi quartieri residenziali. Mi piace l’idea di ritrovare antichi percorsi, riattraversare i territori di ieri con l’occhio di oggi. Esistono già delle guide turistiche al riguardo ma io vorrei scrivere qualcosa di diverso: non un manuale tecnico e descrittivo ma un racconto vivo, un reportage, dove accanto ai testi trovino posto anche le immagini. Sì, perché un’altra mia grande passione è la fotografia.

Una domanda che rivolgo spesso. Hai qualche consiglio per chi vuole diventare scrittore?

Il mio consiglio è di cercare di creare dei contatti con altri scrittori, in modo da non isolarsi. È importante comunicare, confrontarsi, leggere i libri degli altri: solo così si può cercare di avere un proprio pubblico di lettori. Ci sono anche molti blog di scrittori e gruppi di autori su facebook, che tengono viva l’informazione su tutto quel che riguarda i libri: presentazioni, festival, novità editoriali. È molto utile frequentare un corso di scrittura creativa dove conoscere persone con la stessa passione, con cui si possono creare anche preziosi legami di amicizia.

Per la nostra intervista è tutto. Ringrazio Massimo per la sua disponibilità, augurandogli un grosso in bocca al lupo.

 

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