A tu per tu con Alvise Brugnolo

 

Alvise Brugnolo è nato a Venezia il 20 luglio del 1991. Laureato in Lettere Moderne all’Università Ca’ Foscari di Venezia con il massimo dei voti, ha recentemente ottenuto la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università di Verona. Attualmente sta collaborando con un’agenzia pubblicitaria veronese in qualità di copywriter e social media manager. Grande appassionato di cinema, letteratura e fumetti, ha inizialmente espresso la sua voglia di raccontare nell’illustrazione e nel disegno a fumetti. Recentemente ha scoperto nella narrativa una passione a cui ha deciso di dedicare la propria vita. I suoi autori preferiti sono Lovecraft, Italo Calvino e Michael Ende.

 

 

Editore: Onda D’Urto Edizioni
Data di uscita: 28 marzo 2016
Pagine: 158
Prezzo: 11.90 €

Nel piccolo paese di Blackdale, che sorge accanto alle grandi scogliere del sud dell’Inghilterra, tutto sembra immobile ed immutato. Il carattere degli abitanti rispecchia il clima che, con il suo gelido vento invernale, spegne sorrisi e speranze. Qui vive l’esuberante e solare Nora, una bambina che farà un incontro inaspettato con il misterioso Mister T. Si tratta di un essere frutto della sua immaginazione oppure di una persona davvero speciale? A Blackdale le cose iniziano a cambiare: la tristezza negli abitanti si tramuta in sogni, le passioni celate trovano rinnovata vitalità. Un romanzo che riesce a scavare nel profondo dei sentimenti, una favola moderna che fa riflettere sul comportamento degli adulti, sull’innocenza dell’infanzia e sulla voglia di credere che nel mondo possa esistere ancora un pizzico di magia.

 

 

Benvenuto Alvise nella nostra Stamberga, è un vero piacere fare la tua conoscenza e chiacchierare del tuo romanzo, Il faro di Blackdale

 

  •  Come è nata l’idea di Il faro di Blackdale?

È nata dall’ispirazione di un altro romanzo, completamente diverso. “Cose Preziose” di Stephen King (tra i miei preferiti del Re). Un libro horror ambientato in un paesino dove l’arrivo di un personaggio misterioso porta odio e morte. Io mi sono chiesto: e se questo personaggio fosse buono, se il suo arrivo cambiasse sì le cose, ma in meglio? Da questo capovolgimento di prospettiva è nato “Il Faro di Blackdale”. Una storia completamente diversa, ovviamente, ma con questa radice comune: oggetti magici che risvegliano qualcosa nel cuore delle persone.

 

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

In realtà gli episodi che sono nati prima, nella mia testa, sono proprio le parti corali, quelle in cui sono gli abitanti di Blackdale a parlare e non la protagonista Nora. Sono loro, in fin dei conti, il cuore pulsante del romanzo. Persone sofferenti, aride, perse nella nebbia, che ricordano improvvisamente chi sono e cosa vogliono fare delle loro vite. I sogni sono il faro più potente, ci illuminano l’esistenza.

 

 

  • Quale dei tuoi personaggi è il tuo preferito? Hai qualcosa in comune con lei/lui?

Sicuramente Nora. Lei è una sognatrice, una che non si lascia fregare dalle norme sociali o da quello che le persone le dicono di fare. In questo senso, lei è la spinta creativa dirompente che ci dà la forza di reagire alla norma, al futuro preconfezionato. Questo vale soprattutto nel mondo del lavoro, dove spesso siamo spinti a fare scelte di comodo. Tra Giurisprudenza e Medicina, Nora sceglierebbe disegno a fumetti, per capirci. Più rischi, più alla fine sei felice. È questo che ci insegna questa ragazzina guerriera.

 

 

  • Definisci Nora e T con tre aggettivi

Sognatrice, testarda, combattiva.

 

 

  • Come mai hai scelto di ambientare la tua storia nel sud dell’Inghilterra?

È stata più che altro un’esigenza di ambientazione. Spesso pensiamo alle campagne dell’Inghilterra come a un luogo un po’ disperso, addormentato, umido, nebbioso. Mi serviva per creare quel senso di oppressione funzionale alla storia. Non è un caso che sia abitato anche negli anni ’80: non volevo che la tecnologia di oggi rendesse meno pesante il senso di incomunicabilità tra i personaggi.

 

 

  • Come mai hai scelto di dare vita a una fiaba moderna?

Perché le fiabe hanno questa capacità di andare dritte al punto grazie alla loro forza archetipica. Hanno una struttura più semplice, ma colpiscono di più. E poi questa storia, raccontata da ragazzini, parla in realtà agli adulti, come se si rivolgesse al bambino sepolto in tutti noi. Quale modo migliore per raccontare tutto questo se non con una fiaba?

 

 

  • Se dovessi associare una canzone al tuo romanzo quale sceglieresti?

Sceglierei Hey Jude dei Beatles, la canzone che Nora e i suoi amici cantano la prima volta che si ritrovano insieme. Smettono di odiarsi proprio per merito di quella canzone. Scoprono di amare la musica e che le loro differenze sono una ricchezza. Diventano una band, insomma. Ma soprattutto diventano amici.

 

 

  • Quale messaggio vorresti arrivasse ai lettori?

Vorrei che arrivasse il messaggio che la lettura, la musica, il cinema, l’arte e tutto ciò che è creativo sono le uniche forze che abbiamo per evadere da prigioni che noi stessi ci costruiamo. Sono modi per aprire la mente e rottamare gli stereotipi. Con l’arte possiamo comprendere meglio gli altri. Chi legge, vive molte vite – ci insegna il buon Umberto Eco – e quindi è più aperto a rispettare quelle degli altri. Non è un caso se razzismo, omofobia, sessismo, nascono in ambienti dove i libri sono solo supporti per comodini traballanti.

 

 

  • C’è una curiosità che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere?

In origine il finale era completamente diverso, più cupo e realistico. Però stonava molto con la storia fino ad allora. Il mio editor mi ha consigliato di pensarci su e di cambiarlo. Così ho fatto e ora la storia fila che è una bellezza. A volte tornare sui propri passi è il modo migliore per sistemare una narrazione. Ci vogliono coraggio di mettersi in discussione e molta, mooolta pazienza.

 

 

  • Quali difficoltà hai incontrato nella stesura della tua storia?

La difficoltà è sempre il tempo risicato che puoi dedicare alla scrittura. In Italia si legge poco e perciò è ancora più difficile “sfondare” come autore, diventare professionista a tutti gli effetti. Quindi, per forza di cose, devi avere un altro lavoro che spesso cannibalizza il tempo che potresti dedicare a inventare storie. Nasce quello che molti definiscono “Lo Scrittore della Domenica” (purtroppo, a sfavore alla coerenza dei romanzi, che vorrebbero dedizione continua, giorno dopo giorno, e molto tempo di qualità da dedicare). Io fortunatamente ho trovato un lavoro che adoro e che ha sempre a che vedere con la scrittura: faccio il copywriter per un’Agenzia di comunicazione Verona, scrivo storie per le aziende. Però la narrativa resta il mio primo amore. Lotto ogni giorno per poter scrivere anche una sola pagina. Non è facile, a volte ti girano le scatole perché vorresti avere più tempo e più riconoscimento.

 

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto scrivendo un nuovo romanzo, completamente diverso da “Il Faro di Blackdale”. Un Urban Fantasy sui generis, che mescola generi letterari diversi, giallo, thriller, commedia. Per certi versi è una parodia semi-seria del fantasy, un po’ sboccata, un po’ fuori di testa. Un esperimento particolare: incrocio le dita, magari è la volta buona.

 

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato, è stato un vero piacere conoscerti!

 

 

 

 

May the Force be with you!
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