A tu per tu con Camilla D’Amore

 

Camilla D’Amore vive in una piccola città della Campania. Ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti a Napoli. Ama leggere storie complicate, guardare serie TV, scrivere all’alba in compagnia di una tazza di caffè e dei buoni biscotti e gironzolare nelle librerie per vivere altre vite.

 

 

Editore: Newton Compton
Data di uscita: 10 maggio 2018
Pagine: 288
Prezzo: ebook 2.99 € ; cartaceo 9.90 €
Acquistalo subito: Quella piccola libreria in fondo alla strada

Elise vive a Mills, una cittadina inglese non particolarmente eccitante. Sfugge alla noia e alla solitudine curando con passione i fiori del suo giardino e lavorando in una libreria. La sua vita cambia all’improvviso quando incrocia Sefron Wyler, il nuovo vicino, schivo e taciturno. Basta uno sguardo, infatti, perché Elise e Sefron si riconoscano come simili. Avvicinarsi non sarà facile, ma ad aiutarli ci penserà un vecchio diario che Elise ha trovato per caso nella sua stanza: leggendo quelle pagine i due ragazzi rivivranno le vicende di un amore bellissimo, sbocciato cinquant’anni prima all’ombra degli stessi alberi che ora separano le loro case. Un amore non fortunato, segnato da un destino infelice. È possibile che la storia di quei due amanti si ripeta? Nonostante il sentimento che sta nascendo tra Elise e Sefron, su di loro aleggia infatti lo spettro di un segreto. Un segreto che Sefron custodisce e che lo tormenta, che ha interrotto la sua brillante carriera di violinista. L’amore inaspettato che è sbocciato fra loro riuscirà a liberare Elise e Sefron da un passato scomodo e doloroso?

 

 

 

Ciao Camilla,

mi chiamo Deborah del blog La Stamberga d’Inchiostro, è un vero piacere fare la tua conoscenza! Ho letto il tuo romanzo, Quella piccola libreria in fondo alla strada e mi è piaciuto davvero tantissimo immergermi nelle atmosfere tradizionali della tua storia. Mi piacerebbe molto rivolgerti qualche domanda in merito:

 

  • Com’è nata l’idea di Quella piccola libreria in fondo alla strada?

L’idea nasce dall’intento di voler dare uno stampo originale al classico romance. Ho pensato ad una sorta di “miracolo” fra due persone. Poi, mentre mi documentavo sul violino mi sono imbattuta in questo disturbo, la distonia focale e ho pensato: “E se il tocco di Elise consentisse a Sefron di riprendere a suonare come prima? Di ripristinare qualcosa che in lui non funziona più? In fondo le storie ci servono per sognare, immaginare cose che nella realtà non potrebbero mai accadere. E l’amore può tutto o almeno, è ciò che ognuno di noi spera.

 

  • Qual è il tuo personaggio preferito? Hai qualcosa in comune con lei/lui?

Direi Sefron. I personaggi taciturni e tormentati sono di gran lunga quelli che mi piacciono di più. In comune con il suo personaggio non ho nulla però, non saprei nemmeno da dove iniziare se avessi in mano un archetto. Mi rivedo molto di più in Elise che ama l’autunno e i capi d’abbigliamento strani.

 

  • Se dovessi associare un fiore ad entrambi i protagonisti quale sceglieresti per descriverli?

Elise sarebbe una margherita, delicata e candida. Sefron un oleandro, bello ma velenoso.

 

  • C’è qualche curiosità che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere con i tuoi lettori?

Vediamo, c’era una parte che poi è stata tagliata. In questo pezzo veniva descritta la tradizione rispettata da Mills la notte di Ognissanti. Insieme allo staff della Lucciola anche Elise e Sefron si recavano al cimitero, per portare fiori e oggetti da sistemare sulle tombe. Nella versione definitiva invece si dirigono direttamente in caffetteria per leggere il diario trovato in camera di Elise.

 

  • Nella tua storia Il vecchio e il mare è stato un romanza significativo, come mai questa scelta?

Hemingway è stato, secondo me, l’autore che meglio ha riassunto cosa significa per uno scrittore il suo lavoro: sedersi davanti alla macchina da scrivere e iniziare a sanguinare. Volente o nolente è quello che si fa quando si prende in mano la penna, penso sia del tutto impossibile non scavare in qualche modo dentro di sé.

 

  • Hai qualche consiglio per chi sogna di intraprendere questo cammino?

Personalmente, faccio fatica ad attribuire a me stessa l’appellativo di “scrittrice”. Mi sentirei come se fossi arrivata ma la verità è che non si arriva mai. Se si lavora sodo però, i risultati arrivano. Sento di avere ancora molto da imparare ma se leggessi i miei primi racconti ci troveresti tanta di quella roba da tagliare che faresti prima a cestinarli. Questo per dire che non mi sono mai fermata. Nel raggiungimento di qualunque obbiettivo la costanza è fondamentale. Bisogna scrivere tanto e leggere tanto, non esiste altra strada. In questi anni ho acquistato manuali, letto romanzi di ogni tipo e scritto ogni giorno. Alcune cose sono buone, altre decisamente meno ma alla fine quello che conta è non demordere. Se ciò che avete scritto vale qualcosa, qualcuno lo noterà.

 

Ti ringrazio del tempo che ci hai dedicato,

 

 

May the Force be with you!
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