A tu per tu con Carla Fiorentino

 

Carla Fiorentino nasce a Cagliari nel 1979. A 19 anni lascia la Sardegna per studiare a Roma, dove si laurea in Sociologia della Letteratura e inizia subito il suo viaggio nel mondo editoriale che dura da ormai quindici anni. Nel 2018 ha esordito con Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore (Fandango Libri) e nel 2020 ha realizzato Forty. Il podcast che ci rivela i super poteri dei quarantenni (Emons Record).

 

 

Editore: Fandango Libri
Data di uscita:  25 giugno 2020
Pagine: 205
Prezzo: 16.00 €

Violetta detta Vetta, giornalista di viaggi in una redazione romana, si è fatta spedire dal suo capo nell’isola della sua infanzia, Carloforte, dopo aver trovato nella giacca del fidanzato una scatoletta: una scatoletta da anello di fidanzamento. Terrorizzata dalla prospettiva del matrimonio, oltre che dal tradimento di Federico con cui si erano sempre detti che mai e poi mai si sarebbero convinti a quel “mercimonio orrendo”, Vetta approda sull’isola pronta a scrivere un reportage leggero sulla tonnara e a godersi qualche giorno da sola, immersa nei colori e nei sapori che tanto le sono mancati. Il suo cicerone è Pietro, sommozzatore silenzioso e affascinante che accetta di portarla con sé durante la mattanza, dopo aver casualmente diviso con lei un piatto di “cascà”. Solo che quello che doveva essere un innocuo reportage si trasforma in un’indagine piena di misteri, dal momento in cui Vetta in mezzo ai tonni intravede il corpo di una donna e urla. Tutti sull’isola tentano di distoglierla dal cercare la verità, da Tango – lo spinone di Pietro – che sembra quasi pedinarla a Caterinetta, l’anziana proprietaria della casa in cui alloggia, che la mette in guardia dal paese che tutto sa e che se vuole nasconde.

 

 

Benvenuta Carla nella nostra piccola Stamberga, è un vero piacere fare la tua conoscenza e approfondire insieme il tuo romanzo, I tonni non nuotano in scatola

 

 

  • Come è nata l’idea di I tonni non nuotano in scatola?

L’idea in realtà è un’immagine. Quella della donna in mezzo ai tonni, che mi è apparsa un giorno di molti anni fa e poi è rimasta a galleggiare nella mia memoria finché non l’ho sviluppata.

 

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

Sicuramente uno dei primi capitoli che ha preso forma è stato quello dell’incontro con Pietro perché è ispirato a una vicenda che mi è capitata davvero e che ho raccontato in modo molto simile a come è realmente accaduta tranne per  la descrizione fisica di Petro che è inventata, per la semplice ragione che non ricordo minimamente nulla del reale sommozzatore. Le stranezze della memoria!

 

 

  • Quale dei tuoi personaggi è il tuo preferito? Hai qualcosa in comune con lei/lui?

I miei personaggi preferiti sono certamente Caterinetta e Tango perché, ognuno a suo modo mi fa ridere. Tango poi è un personaggio che ho nel cuore sia perché adoro i cani sia perché non era previsto nella scaletta iniziale e la sua comparsa improvvisa nella storia mi ha stupito e rallegrato.

 

 

  • Puoi descriverci con tre aggettivi Vetta, Pietro e Caterinetta?

 

Vetta              ossessionata

Pietro             malinconico

Caterinetta     caustica

 

 

  • Quale è stata la sfida più ardua affrontata da Vetta durante le sue indagini?

La più ardua è quella di arrivare a capire che in fondo nella ricerca della verità la parte più importante è la ricerca stessa a tal punto che alla fine la verità perde di importanza fin quasi a svanire.

 

 

  • Mi è piaciuta molto la figura del paese che sa tutto, secondo te è ancora realmente così?

Io non ho una reale esperienza di vita nei paesi ma credo che, vuoi perché sono piccoli, vuoi perché ci sono pochi abitanti effettivamente si finisca a sapere tutto di tutti. Paradossalmente persino Roma, che è la città dove vivo da vent’anni,  che è una città tanto estesa, in certi ambienti o persino nei quartieri, finisce per essere una sorta di paesone.

 

 

  • Come mai hai scelto di rendere protagonista del romanzo la tonnara? Cosa si prova ad assistere a questa tradizione?

In realtà la tonnara mi è servita per creare un contesto originale e al contempo misterioso. Poi parlare di Carloforte ignorando la tradizione della tonnara sarebbe impossibile. È un’isola dove il tonno la fa da padrone! Io sono molto rispettosa delle tradizioni che creano il carattere di un popolo, le trovo affascinanti e preziose.

 

 

  • Quando si approda per la prima volta a Carloforte cosa può colpire di più una persona?

Eh il momento dell’approdo è un momento magico. È già a quel punto che Carloforte ti entra dentro e non esce più. È difficile dire esattamente quali siano gli ingredienti esatti  del suo incantesimo. Sicuramente il fatto che è un’isola di un’isola che vive chiusa in se stessa eppure sembra sempre viva. Mai ferma. In fondo anche se sicuramente l’inverno è molto diverso dall’estate, si ha l’impressione che sia una specie di paese della cuccagna dove non ci si annoia mai. Forse per i colori così vivi, per la risata dei Tabarchini sempre scrosciante o  per i cibi meravigliosi che spargono costantemente il loro effluvio stregato.

 

 

  • La Sardegna è a dir poco meravigliosa, ci consiglieresti un luogo in particolare appartenente alla sua città/territorio di origine?

Io sono nata a Cagliari. Una città timida, di una bellezza ritrosa e forse per questo assai sorprendente. Consiglio a chi la visita una passeggiata sulla Sella del Diavolo. Il promontorio che domina la lunga spiaggia del Poetto. È un posto fuori dal tempo e prezioso proprio perché porta la natura selvaggia in città.

 

 

  • Se dovessi associare una canzone al tuo romanzo quale sceglieresti?

Che domanda difficile… direi a questo punto Dolcenera di De Andrè soprattutto quando canta:

“Ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
Quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
E il lenzuolo si gonfia sul cavo dell’onda
E la lotta si fa scivolosa e profonda”

 

 

  • Cosa significa per te la scrittura?

La scrittura è il mio modo di stare al mondo. Di tradurlo e comprenderlo e anche un po’ di reinventarlo per raccontarlo ai lettori come lo vedo io.

 

 

  • C’è qualche curiosità che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere con i tuoi lettori?

Aneddoti intorno al libro e ai suoi personaggi ne avrei molti perché è vero che io come la protagonista ho avuto un nonno Carlofortino e frequentato l’isola e sfiorato i suoi segreti. La vicenda della Contessa per esempio si ispira a un fatto di cronaca nera realmente accaduto e che è rimasto come una ferita nel cuore dell’isola. Per questo l’ho trattata con delicatezza e mi sono subito discostata dalla verità dei fatti. Però non ho saputo resistere perché è sempre stata una vicenda che mi ha affascinato, fin da bambina. Più per il carattere di questa donna che veniva dal continente per trasferirsi in un’isola e per giunta in una casa lontana dal paese, su una scogliera battuta dal maestrale che per i fatti tragici che l’hanno vista protagonista.

 

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho già un paio di idee per un nuovo romanzo. Due soprattutto mi ronzano in testa da un po’. Adesso mi voglio prendere un po’ di tempo per capire quale delle due ha più urgenza di essere sviluppata.

 

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato, è stato un vero piacere conoscerti!

 

 

 

 

May the Force be with you!
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