A tu per tu con Deborah Begali

 

 

Deborah Begali è una giovane scrittrice veronese. Laureata in lettere, è giornalista freelance, social media manager ed editorialista esperta del settore dell’amusement. Oltre ai libri, ama il cinema (in particolare i period drama), i parchi a tema e pianificare viaggi. “Georgiana” è il suo primo romanzo.

 

 

Editore: Leggereditore
Data di uscita: 28 marzo 2018
Pagine: 272
Prezzo: 12.90 € 
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Inghilterra, 1815. Georgiana Eagle è una donna intelligente e arguta che non ha ancora trovato l’amore della sua vita e che, sotto lo pseudonimo C.C. Eliot, si diletta a scrivere articoli pungenti contro le svenevoli convenzioni della nobiltà per il Wollenbridge Journal. Lucas Benedict è un capitano della marina di Sua maestà, appena rientrato in patria dopo aver combattuto le guerre napoleoniche. Affascinante e sicuro di sé, unico futuro erede del patrimonio della sua facoltosa famiglia, è stato cresciuto da una madre ipocondriaca e dalla dispotica zia Lady Asheby, che vuole a tutti i costi vederlo prendere moglie. Il primo incontro tra i due giovani non sembra far sperare per il meglio: entrambi, troppo orgogliosi, presuntuosi e fuori dagli schemi, amano vivere secondo le proprie regole e negano ogni sentimento. Ben presto, però, un’irrinunciabile proposta di matrimonio e l’avvento della stagione a Londra stravolgeranno le loro esistenze.

 

 

 

  • Come è nata l’idea di Georgiana?

L’idea nasce dopo aver letto tutto il leggibile di Jane Austen. Ho spesso fantasticato di creare dei personaggi da muovere in un periodo storico di cui sono appassionatissima quale è il periodo della reggenza. Ecco dunque che è nata Georgiana, e ha mosso i primi passi proprio online e per una sorta di divertissement, non avevo alcuna velleità di pubblicazione al tempo. Però i tanti complimenti e i commenti positivi di chi l’ha letto nella sua fase embrionale mi hanno spinta a pensare in grande.

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legata? Hai qualcosa in comune con qualcuno di loro?

Sono molto legata a Benedict, credo sia il mio personaggio più riuscito perchè adoro aggirarmi nelle menti complicate. Il capitano è un personaggio ben più complesso di quanto non appaia nel romanzo. Ho approfondito la sua psicologia nel seguito di Georgiana che si chiama 6th Oxford Street (e che spero di pubblicare). Tanto del mio cuore va poi a Cavendish e alla sua figura “paternalistica” all’interno del romanzo. E’ un punto di riferimento dal cuore tenero del quale non potevo fare proprio a meno. Infine la mia Jo, piena di difetti ma che, infine, va controcorrente e si fa guidare dall’istinto (una cosa che le riesce bene ma che non fa molto spesso).

  • Descrivici Georgiana e Lucas con tre aggettivi…

Benedict: insondabile e leale, un personaggio stratificato
Georgiana: irritabile, sprezzante ma allo stesso tempo molto, molto fragile

  • Se dovessi associare un animale per rappresentare i due protagonisti quali sceglieresti? Come mai?

Benedict è probabilmente un lupo per la sua capacità di infischiarsene degli altri, per la preferenza che ha nello stare da solo e per la grande capacità di manipolare chi gli sta attorno.
Georgiana è una tigre che, se aizzata, si difende strenuamente. Ma è capace anche di gesti improvvisi e del tutto inaspettati, molto istintivi (come chi ha letto il romanzo può sapere, in particolare quando lascia il cottage per accorrere a Headston da Benedict).

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

Sì. Il romanzo nasce esattamente da una frase che è scritta ancora sul taccuino in cui poi ho appuntato altri particolari della vicenda. Mi è venuta in testa così, senza che ci fossero molti preamboli ed è di Benedict naturalmente: “Sapete, non sono facile ai sentimentalismi quando sparo a qualcuno e mi ritrovo la cucina inondata di sangue”. Da questa battuta di pagina 49 è nato l’intero romanzo, direi una frase perfetta che già delinea molta dell’atmosfera del libro.

  • Io sono un’amante dell’Inghilterra, ci tenevo a chederti come mai hai scelto questo paese come set della tua storia? Perché proprio l’epoca Regency?

Ho scelto l’Inghilterra e l’epoca Regency proprio perchè volevo celebrare quel tipo di letteratura ottocentesca che tanto amo. Non solo la Austen ma anche le Bronte, Hardy, e tutti coloro i quali hanno creato un genere senza il quale la vita di noi tutti sarebbe di sicuro meno ricca. Peraltro l’epoca della reggenza la trovo una magnifica quinta teatrale: ci sono elementi che preferisco rispetto ad esempio al periodo vittoriano subito seguente o georgiano subito precedente. E’ un tempo di guerra, con possibilità infinite per muovere l’intreccio narrativo, è anche un momento di una moda raffinata con abiti che personalmente adoro, una linea molto elegante (impero) e non “tronfia” come quella che è seguita durante il regno di Vittoria.

  • È stata dura ricreare fedelmente le atmosfere dell’epoca?

Non direi che è stata particolarmente dura se si considera che l’ho fatto con molta passione. Sono stata a Londra diverse volte e mi sono mossa in luoghi di cui avevo precedentemente scritto abbozzi di trama. In questo vorrei specificare che, mentre i luoghi di campagna sono fittizzi (escluse le regioni che sono reali), le zone di Londra invece sono reali (eccome se lo sono!). Benedict sta al 6 di Oxford Street, una zona che al tempo era piuttosto borderline perché al limite rispetto a Fitzrovia (dove invece risiedevano i veri ricchi) e lo fa per distaccarsi dalla massa; I Cavendish stanno in Hanover Square, cuore pulsante dell’aristocrazia e via via così tutte le altre comparse. Per collocarli tutti  e per creare il romanzo ci sono voluti vari tipi di supporti: le mappe del tempo (1816, quindi molto vicino al tempo di cui scrivo), i libri sul servizio a tavola (che poteva essere alla russa o alla francese), i vari tipi di tè (high tea, semplice te, ricevimento per il te), etichetta, accuratezza de titoli nobiliari e nominativi.  Insomma, tante cose che personalmente amo e che non mi costa fatica studiare e riportare. L’accuratezza degli usi e dei costumi del tempo è una delle categorie su cui non transigo proprio.

  • C’è qualche episodio che non hai scritto nel tuo romanzo e vuoi condividere con i tuoi lettori?

Nel romanzo c’è tutto e ne sono davvero fierissima anche se ho apportato una leggera modifica di trama, nella prima versione Georgiana e Lucas, verso il finale del romanzo, non si incontravano a Londra a casa della sorella bensì a Windhall, durante l’acquisto della casa da parte di Benedict. L’entrata drammatica (e il conseguente colpo di scena) era una delle parti di cui andavo fiera (perché adoro stupire il lettore), tuttavia era qualcosa di troppo ridondante perciò ho deciso di riportare Georgiana a Londra e di farla incontrare con Benedict poco prima del suo malore. Per il resto non ho omesso niente e, grazie al cielo, si può leggere tutto nel libro.

  • Ti sei ispirata a un romanzo o scrittore in particolare?

L’ispirazione sono i personaggi caricaturali della Austen, dalla madre ipocondriaca (come non ricordare Mary la sorella di Anne Elliot in Persuasione) alla salace e pronta risposta di Georgiana alla maniera di “Elizabeth Bennet”. I riferimenti a Orgoglio e Pregiudizio sono abbastanza evidenti, ma spero che il lettore trovi il modo di apprezzare l’originalità di Georgiana e Lucas senza scomodare i mostri sacri di un’autrice come la Austen.

  • Qual’è il tuo romanzo preferito?

Difficile dirne solo uno. Posso elencarne ben quattro, ognuno riflette un aspetto della mia personalità (che è molto sfaccettata): IT di Stephen King, Mansfield Park di Jane Austen, Jurassic Park di Michael Crichton e la saga di Harry Potter

  • Qual’è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi lettori?

Vorrei far capire che l’amore non ha senso. Georgiana e Lucas sono uniti da un legame che non è possibile comprendere fino in fondo, è qualcosa di sotterraneo, molto profondo, legato all’istinto e alla necessità di stare assieme nonostante non solo altri sono “contro”, ma anche loro stessi “sono contro”. Il rifiuto è parte integrante del loro rapporto, ma alla fine l’amore va oltre, supera anche i loro irrimediabili caratteri.

  • Cosa significa per te scirvere?

Scrivere per me è realizzare l’impossibile, ovvero in questo caso, tornare indietro nel tempo e mettere assieme un concerto di strambi attori e personaggi che difficilmente si potrebbe vedere nella realtà. E poi per me è anche creare qualcosa che somigli alla mia vera e più grande passione che è, da sempre, il cinema.

  • Hai qualche consiglio per chi sogna intraprendere la strada della scrittura? Quali difficoltà hai incontrato?

Ora vorrei dire “non smettere mai di crederci” ma sarebbero parole scontate. La verità è però questa: io ci ho creduto, ho fissato l’obiettivo e ho fatto di tutto per raggiungerlo. Sono convinta davvero che se ci si perde un attimo d’animo, pensando che non si ha la stoffa o che non si vale niente, beh… sono convinta che con un’atteggiamento negativo non si possa ottenere granché. Tenacia e forza di volontà, solo questo.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto revisionando ora il seguito di Georgiana, vorrei tanto poterlo pubblicare perché va a completare un quadro che, forse, non è proprio chiaro a tutti i lettori. Manca qualche tassello che è stato disseminato nel primo romanzo e che serve da indizio per qualcosa che ancora non è stato rivelato. Spero con tutto il cuore che Georgiana abbia il successo che mi permetterà di vedere pubblicato anche 6th Oxford Street.
E poi c’è tanto altro che ho in mente e altrettanto che è in fase di stesura, ma di questo si vedrà a tempo debito.
Grazie a voi, come sempre, di tutto.

 

 

 

 

 

 

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