A tu per tu con Massimo Piccolo

 

 

Massimo Piccolo (ex) giornalista, fotografo, autore e regista. È nato a Pomigliano d’Arco (NA) negli anni ’70.

 

 

Editore: Cuzzolin
Data di uscita: ottobre 2018
Pagine: 88
Prezzo: 12.00 €
Acquistalo subito: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon

Una trama intrisa di suggestioni classiche per poi ammantarsi, man mano, di atmosfere sempre più contemporanee, quasi fosse un film della Pixar o una serie della FOX, dove la magia e il fantastico diventano il modo migliore per poter raccontare, con stile seducente e ironico, le paure archetipe di un padre che, per il troppo amore, fa germogliare il male oscuro in sua figlia, fino alla forza dirompente e incontenibile della prima vera passione amorosa della ragazza che finirà, nel bene o nel male, col sovvertire ogni ordine precostituito. La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l’amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l’immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi in nessun modo, e, se la figlia sarà costretta a vivere tutta la vita esclusa dal mondo, farà in modo che tutto il mondo possa passare nel suo castello per allietare le continue feste organizzate per la sua bambina. E tutto sembra procedere secondo i suoi piani, fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica figlia, non capiteranno il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon.

 

 

Benvenuto Massimo nella nostra piccola Stamberga, è davvero un piacere fare la sua conoscenza ed entrare maggiormente nel merito della sua storia.

 

  • Come è nata l’idea di Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon?

Ogni storia nasce da un momento di forte seduzione. Quando Estelle si è intrufolata nei miei pensieri sono rimasto un bel po’ spiazzato dal fatto che fosse la principessa di una fiaba ma, allo stesso tempo, l’idea di poter raccontare una storia così particolare e, in fondo, così legata all’esistenza, al vivere, ma (anche se forse solo apparentemente), così fuori dalla realtà quotidiana è stata folgorante.

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

Sì. La corsa di Estelle che travolge ogni cosa pur di poter affermare la sua volontà. Che questa fanciulla esile e vezzosa alla fine si dimostrasse più forte di qualsiasi impedimento mi è stato subito chiaro.

 

  • C’è una storia particolare dietro la scelta del nome Estelle?

Nella mia scrittura ogni cosa cerca di avere una “ragione”, a volte è semplice “architettura”, altre è per un gioco di rimandi. In questo caso mi piaceva l’idea che la principessa portasse il nome di qualcosa che tutti potessero godere, almeno alla vista, tranne lei. Guardare le stelle in una notte senza nuvole è una di quelle piccole ma straordinarie cose che viviamo senza dargli molta importanza, almeno fino a quando non ci sono vietate.

 

  • A quale dei suoi personaggi è più legato? Ha in comune qualcosa con lei/lui?

Con Ileardo divido alcune passioni e una certa propensione al pericolo, con Juan l’indole malinconica e tendenzialmente solitaria.

 

  • Ho una piccola curiosità: come mai la scelta dell’accordìon come strumento musicale protagonista?

L’idea di quale strumento Juan dovesse suonare non mi è stata chiara fino a quando non ho scritto la scena del primo incantesimo. A volte mi capita di scrive con della musica in sottofondo o, magari, a volte metto della musica e lascio che sciolga i pensieri e le parole. La scena dell’incantesimo in realtà è scritta a tempo su una musica, “20 years ago” di Astor Piazzolla. Da qui la scelta dell’accordìon (la versione antica della fisarmonica). Tra l’altro è stata una scelta molto funzionale perché lascia la bocca libera e si può suonare anche stringendo un’altra persona in un abbraccio.

 

  • Qual è il passaggio della sua storia che contiene più magia?

Be’, dalle mail, le recensioni e i commenti che mi stanno arrivando, forse è proprio l’immagine finale o l’incantesimo dell’amore. Io adoro l’immagine di Juan che, mentre gli altri rientrano alle loro case o cercano posti per fare baldoria, si ferma sulla scogliera e suona il suo accordìon mischiando il vento del mantice alla brezza del mare.

 

  • Come mai la scelta di scrivere una fiaba non fiaba?

Forse più che una scelta si è trattato di una necessità. Io provo un rispetto smisurato per l’arte della scrittura e credo che ogni volta ci si avvii a compiere questo gesto debba essere fatto per una “necessità”. Se si opera per scelta non è più letteratura ma marketing editoriale, che va benissimo, ma personalmente non mi interessa.

 

  • Cosa ne pensa riguardo al “vissero per sempre felici e contenti”?

Non l’ho mai sopportato, fin da quando ero un bimbo. Mi sono sempre chiesto, ma se essere felici e contenti è così importante, perché tutte le storie finiscono prima? Capisce? La sentivo come una presa in giro. Il bello, o quanto meno quello per cui vale davvero la pena vivere, è tutto quello che viene prima del “vissero per sempre felici e contenti”. Il resto mi sa tanto di noia.

 

  • Si è ispirato ad un autore o ad un racconto in particolare?

Non credo. Certo ho usato dei codici comuni alla fiaba per tracciare un recinto, ma si comprende subito che è solo un gioco, un trucco per portare il lettore all’interno di una storia assolutamente originale.

 

  • Qual è la sua fiaba preferita?

Mai sopportate le principesse. Da bimbo il “Tesoro dei tre fratelli” e “Vardiello”.

 

  • Cosa ne pensa della rielaborazione delle fiabe in chiave Disney?

Alcune sono diventati capolavori assoluti, tipo La bella e la bestia. Il gobbo di Notre Dame invece lo preferisco in originale, nella trasposizione si è perso molto del genio di Hugo.

 

  • Quale messaggio vuole trasmettere ai suoi lettori?

Gli scrittori, come tutti quelli che in qualche modo hanno a che fare con la sfera artistica, che è l’unica cosa che ci distingue dalle bestie, hanno un solo vero messaggio da dover trasmettere: la bellezza. Che, attenzione, non significa scrivere di cose belle, ma cercare di scrivere bene, al meglio che il talento e lo studio ci permettono.

 

  • Cosa significa per lei scrivere?

Piacere assoluto. Una buona ragione per vivere.

 

  • Ha qualche consiglio per chi sogna di intraprendere questo cammino?

Leggere e studiare tantissimo. Poi scrivere. Poi farsi leggere da qualche sconosciuto e cercare di ascoltare quello che ti dicono. Non pubblicare mai a pagamento. Non pensare che l’auto-pubblicazione faccia diventare scrittore. Non darsi mai giustificazioni del tipo: non vogliono pubblicarmi perché pubblicano solo cose commerciali, l’editoria è tutta una lobby, non mi pubblicano perché non ho amici potenti, ecc ecc.

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro? .

Per il momento il book tour di Estelle mi terrà impegnato per diversi mesi… poi si vedrà.

 

 

La ringrazio per il tempo che ci ha dedicato, è stato un vero piacere.

 

May the Force be with you!
A tu per tu con l'autore, Interviste

Informazioni su Deborah

Io sono Deborah, una ragazza sognatrice e fantasiosa; con una grande passione per i libri, i film e la scrittura. Sono una ragazza dinamica e attiva, ma quando sento nominare la parola “maratona” mi vedo sul divano con coperta e popcorn a guardare puntate su puntate di serie tv, o la saga completa dei film di Harry Potter!

Precedente Close-Up #5: L'origine delle tenebre di Franco Trentalance e Gianluca Versace Successivo Let’s talk about: Zucchero filato di Derk Visser (Camelozampa)