A tu per tu con Mattia Nocchi

 

Matti Nocchi classe 1979, toscano, giornalista e (ormai ex) batterista. Ha diretto la prima radio universitaria italiana, a Siena, e successivamente ha lavorato a Milano per Radio 24 – Il Sole 24 ORE. Appassionato di letteratura nordamericana, di rivoluzioni tradite e osterie, fa il pendolare tra la campagna senese, dove è tornato a vivere, e Firenze. Il treno è il suo studio: al tramonto legge, all’alba scrive. Tropico di Gallina è il suo secondo romanzo.

 

 

Editore: ExCogita
Data di uscita: 9 maggio 2019
Pagine: 168
Prezzo: 16.00 €

I paesini di campagna sono come le famiglie felici: si assomigliano tutti. Gallina non fa eccezione. Le persone si muovono lente nelle settimane sempre uguali, un’umanità raccontata con note di sarcasmo ma anche di quieto e desolato lirismo; i vecchi ingannano il tempo tra una briscola e una bestemmia, i ragazzi sognano di scappare dalla monotonia. Fino a quando un giorno, per le strade che si srotolano tra le biancane, ritorna l’Armata Rossa: nessuno se lo aspetta, eppure qualcuno non ha mai smesso di crederci. A tratti amaro, a tratti ironico, l’autore dà vita a una commedia degli equivoci il cui unico punto fermo è un cartello giallo ben piantato nel cuore del paese, a indicare il passaggio del 43esimo parallelo dell’emisfero boreale.

 

 

Benvenuto Mattia nella nostra piccola Stamberga, è un vero piacere fare la sua conoscenza ed approfondire insieme Tropico di Gallina.

 

  • Come è nata l’idea di Tropico di Gallina?

L’idea di Tropico di Gallina è nata qualche estate fa in vacanza in Maremma, in un pomeriggio più afoso del solito. Nelle prime intenzioni voleva essere un accalorato romanzo sul mondo che cambia e la fine delle ideologie, per fortuna dei lettori ne è venuta fuori una piccola commedia degli equivoci, decisamente più leggera e accessibile. Perché, come diceva Italo Calvino, “leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

 

  • C’è un episodio in particolare che le si è delineato prima degli altri?

Il primo capitolo l’ho scritto di getto, su un taccuino. Erano le ore del primo pomeriggio, faceva caldo, dalla terrazza della casa in affitto al mare vidi un po’ di polvere alzarsi dalla strada che attraversava la pineta. Erano soltanto alcune macchine, ma per un secondo, non so per quale motivo, immaginai che fosse una colonna di mezzi militari. Da lì iniziò ad entrarmi in testa la scena della partita a carte e di una misteriosa apparizione lungo una strada di campagna. Anche la mosca che disturba i due protagonisti iniziali, Nilo e Orlando, era la stessa mosca che mi ronzava attorno e mi si posava sulla penna e sugli appunti.

 

 

  • Come mai la scelta di ambientare il suo romanzo proprio a Gallina?

Mi piaceva una storia in cui qualcosa di molto grande accadesse all’improvviso in un posto molto piccolo e Gallina si prestava perfettamente a questa narrazione. Di sicuro, volevo ambientarla in Val d’Orcia, terra che amo. Gallina è un piccolo borgo rurale che ha questa particolarità: nel mezzo del paese non ci sono grandi monumenti o fontane per attrarre i turisti, ma un cartello giallo di metallo che indica il passaggio del 43esimo parallelo. Il borgo si fregia del passaggio della ‘geografia’, io con questo romanzo ci ho fatto passare, in qualche modo, “la Storia”, con il fantomatico ritorno di Stalin e dell’Armata Rossa. Inoltre, Gallina si trova lungo la Cassia e la via Francigena, è da sempre terra di viaggiatori e viandanti, ha un’aria western che a mio avviso ben si presta allo spirito delle vicende del romanzo.

 

 

  • Quale personaggio è il suo preferito? Ha in comune qualcosa con lui/lei?

Domanda difficile, perché i personaggi sono come i figli, si amano tutti, anche quelli più antipatici. Credo che il più riuscito sia quello di Anna “la strega”. In un romanzo con molte maschere, lei è il personaggio più profondo e tridimensionale. Anna condivide il senso di questo romanzo: portare un po’ di sollievo nella vita delle persone, perché “a diffondere il male nel mondo sono buoni tutti”. Anna a un certo punto dovrà decidere cosa fare delle storie che suo malgrado le sono arrivate, tramite la radio che trasmette le voci dei morti sepolti al cimitero. Deciderà di usare questo inaspettato potere per fare del bene agli altri, così riconsegnerà le storie che le sono pervenute, magari edulcorando certi aspetti infelici. Allo stesso modo Tropico di Gallina si lascia alle spalle gli elementi negativi e finisce, credo, per essere una strana favola per adulti. Non sono esclusi passaggi dolorosi, ma alla fine prevale la voglia di sorridere sulle proprie sventure.

 

 

 

  • Tropico di Gallina è popolato da personaggi molto particolari. Si è ispirato a qualcosa in particolare per dargli vita?

Molti personaggi che animano il borgo toscano sono sicuramente figli della realtà che conosco bene, ovvero quella provincia toscana irriverente, ironica e persino brutale, ma generosa. Per altri, invece, ho scelto delle maschere di personaggi in qualche modo estremi (Kurt Cobain, Stalin, Lenin… persino Roberto Baggio e Giancarlo Magalli) che rendono Gallina un palcoscenico
davvero anomalo e globale.

 

  • Personalmente mi è piaciuta in modo particolare Anna e l’idea delle voci dei morti di Gallina provenienti da una vecchia radio. Come mai questa scelta?

Volevo che il romanzo giocasse su più piani narrativi. La commedia, ma anche una parte più
drammatica, quasi gotica. Da tempo avevo in testa una storia di una strega-suo-malgrado.
Inizialmente avevo scritto una bozza di racconto e lo avevo ambientato in Irlanda, terra sempre
accogliente con le storie di magia. E’ bastato poco per riportarla dentro questo romanzo e farle
assumere un ruolo di contro canto, rispetto alla vicenda principale. In qualche modo è la parte
oscura della commedia, una sorta di “The dark side of Gallina” che restituisce un racconto diverso,
nel ritmo e nell’emotività che sprigiona.

 

 

  • C’è un significato particolare dietro il nome della band Los Giacobinos?

I ragazzi della scalcinata band punk rock sono nel pieno della fase della ribellione post adolescenziale e sono radicali nei loro giudizi sulla musica e sul mondo, per questo il riferimento ai
Giacobini mi sembrava appropriato. In fondo, i giacobini finirono col tagliare teste.

 

 

  • Mi è piaciuto molto la sua scelta di abbinare la musica alla sua storia, se dovesse scegliere solo una traccia da abbinare a Tropico di Gallina quale sarebbe?

Sicuramente una canzone rock, attingendo alla musica dei los Giacobinos. Magari un brano dei
Clash, non tra i più conosciuti, “Police on my back”, un pezzo molto energico, che racconta di una
fuga dalla polizia. Chi legge il romanzo e segue l’evoluzione della vicenda centrale, capirà perché
assume un ruolo particolare in una scena chiave del libro.

 

 

  • Secondo lei, se Kurt Cobain avesse trascorso qualche giorno a Gallina cosa avrebbe fatto?

Quando Cobain si trovava nel peggior momento della sua tossicodipendenza, un grande artista, suo amico, come Neil Young gli consigliò di prendersi una pausa dalla show business e dalle città per rifugiarsi in mezzo alla natura. Chissà, magari se Cobain fosse stato catapultato in Val d’Orcia, a fare un bagno al fiume, strimpellando una chitarra acustica al tramonto, accompagnando il suono dei grilli, sarebbe ancora vivo. E’ un pensiero sciocco, me ne rendo conto, ma sarebbe bello avere ancora un grande artista in mezzo a noi.

 

 

  • Si è ispirato ad un romanzo o ad un autore in particolare per scrivere il suo romanzo?

Dentro a un romanzo ci sono decine di influenze, famose o meno. Molti mi hanno accostato a Stefano Benni o Marco Malvaldi. Io mi sono spinto più in là e nei ringraziamenti, oltre a citare un mio amico giornalista e scrittore toscano, Riccardo Lorenzetti, individuo tre grandi artisti come punti di riferimento del romanzo: Sergio Leone, Luciano Bianciardi e Joe Strummer, leader dei Clash.

 

 

  • Ci consiglierebbe tre romanzi?

Scelgo tre romanzi letti di recente che, in modo molto diverso tra loro, hanno tracciato alcune coordinate per Tropico di Gallina: “Lincoln nel bardo” di George Saunders, per la capacità di mescolare storia e fantasia, dato che a parlare sono un gruppo di anime in stallo nel passaggio tra la vita e la morte; il magnifico “Canto della pianura” di Kent Haruf per la capacità di creare un luogo
immaginifico come la sua Holt, nel Colorado; e infine “L’anno in cui imparai a raccontare storie”
Lauren Wolk, da molti paragonato a “Il buio oltre la siepe” che ci regala una meravigliosa storia contro i pregiudizi, raccontato dal punto di vista di una ragazzina, Annabelle.

 

 

  • C’è qualche curiosità che non ha scritto nel romanzo e vuole condividere con i lettori?

Inizialmente avevo giocato con google earth, e Tropico di Gallina doveva essere un racconto in mezzo ad altri, ambientati negli stessi giorni del 1994 e legati da un filo comune: il passaggio del 43esimo parallelo, la caduta della guerra fredda sullo sfondo e il mondo che cambia. Gli altri racconti erano ambientati in Bosnia durante la guerra di Jugoslavia, nel Wysconsin, in una miniera della Mongolia e in Turkmenistan. Gallina però meritava di diventare qualcosa di più di un semplice racconto.

 

 

  • Ha qualche consiglio per chi sogna di intraprendere il cammino della scrittura?

Leggere molto, più che si può, ed essere molto esigenti con sé stessi. Una volta completata la prima
stesura, il testo va abbandonato nel cassetto per un po’ di tempo e successivamente serve essere
spietati nella rilettura e correzione. Come mi ripeto sempre il mondo è pieno di scrittori mancati,
perciò prima di fare il passo verso una casa editrice e i lettori, lavoriamo molto sulla scrittura, la
struttura, la forza della storia.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Scrivere un libro è come scalare una montagna. Ci sono dei punti piacevoli, degli scorci entusiasmanti, e il più delle volte si pensa che non si troveranno le forze per andare avanti. Adesso
mi godo il riposo che viene dopo la pubblicazione del romanzo. Ho alcune idee in testa, anche
molto diverse tra loto, le lascio fermentare e vediamo cosa succede. Se uno di questi soggetti avrà la
forza di imporsi sugli altri, sono sicuro, sarà lui a chiamarmi, in qualche modo.

 

Grazie mille per la sua disponibilità e il tempo che ci ha dedicato, è stato un vero piacere conoscerla.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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