A tu per tu con Bree J.Hunter

 

Bree J. Hunter, è una studentessa appassionata di libri, cresciuta con una buona dose di musica anni ottanta e serie tv. Ha scoperto l’amore per la scrittura per puro caso, pubblicando la sua prima storia “Il Dono – In viaggio verso l’Aldilà” su Wattpad e vincendo i Wattys2016 nella categoria “Tesori Nascosti”. La sua scrittura estremamente accattivante e piena di intrighi coinvolge il lettore, che diventa complice dei personaggi che Bree Hunter riesce a caratterizzare in maniera emblematica.

 

 

Il romanzo – La trama

Il modo migliore per sfuggire alla quotidianità, per Alex, è scrivere storie fantastiche sul suo vecchio quaderno blu. Ha sempre amato i racconti impossibili della nonna… ma saranno poi così impossibili? Tutto viene sconvolto quando un gruppo di uomini irrompe in casa, portandola via con la forza. Alex dovrà affrontare la verità nascosta dentro di lei, in un viaggio che la porterà a combattere contro l’uomo più temuto dai Nāyaka. Una storia di magia e pericoli celati dietro ogni angolo, in uno scontro dai mille volti.
Tutto ha inizio da quello che sembra un incubo, ma che si rivela invece essere un viaggio verso un mondo sconosciuto, la Base Nove, uno strano edificio nel quale si rifugiano persone speciali… speciali come la protagonista Alex. “Il Dono”: è proprio un dono quello che Alex scopre di avere. Un potere che le renderà la vita diversa, che le farà cambiare la totale prospettiva del mondo. Dalle tenebre alla luce… è questo il leitmotiv del romanzo. Partire dall’oscurità per arrivare alla chiarezza, alla comprensione di ciò che sono stati i legami affettivi di Alex fino a oggi, fino al momento che le cambierà totalmente la vita. Un urban fantasy a tutti gli effetti, dalle sfumature noir che lasciano il lettore senza fiato, pieno di colpi di scena, intrighi e intrecci che porteranno la storia a un finale memorabile.

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Bree, benvenuta nella nostra piccola Stamberga! È un grande piacere fare la tua conoscenza attraverso questa piccola intervista.

 

  • Come è nata l’idea di Il Dono – In viaggio verso l’aldilà?

È una storia un po’ strana, a dire la verità: ero a scuola, uno dei primi giorni dopo le vacanze estive, e il mio compagno di banco mi stava raccontando della sua ragazza. Era molto felice con lei; uscivano spesso, si scrivevano ad ogni ora del giorno e della notte… esattamente la tipica storia d’amore giovanile. Io però, dal mio canto, avevo tutt’altro per la testa e non riuscivo realmente a seguire il suo discorso. Non avevo dormito quella notte e, come mi capita spesso nei momenti meno opportuni, avevo iniziato a viaggiare con la fantasia. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti, in cui una ragazza correva all’interno di un bosco, terrorizzata e con dei mostri alle calcagna. È partito tutto quanto in quel momento: il prologo e il resto della storia, sono nati da una semplice immagine che ha generato il resto dei personaggi. Ero già iscritta su Wattpad da qualche mese, ma non avevo mai realmente avuto una storia da scrivere. “Il Dono – In viaggio verso l’aldilà” è la prima in assoluto in cui abbia messo impegno.

 

  • Quando hai iniziato a scrivere avevi già deciso che sarebbe stata una trilogia?

Avendo ideato la storia nel modo buffo appena descritto, no, non avevo idea che sarebbe stata una trilogia. All’inizio pensavo non sarei nemmeno stata capace di portare a termine quell’unica storia! Solo più o meno a metà racconto ho capito che non sarebbe potuto finire come avevo pensato; avevo in mente altre vicende per i protagonisti, qualcosa che se sviluppato, sarebbe potuto diventare molto di più. La scelta della trilogia sta ne fatto che questa seconda idea, ne ha portata alla luce subito un’altra. Non potevo perdere l’occasione e, anche se so che scrivere tre libri continuativi non è semplice, è l’unico modo per non lasciare niente al caso.

 

  • Quale dei tuoi personaggi ti sta più a cuore?

Mentre scrivevo la storia, ero molto affezionata ad Alex, la protagonista. Avendo ideato la trama a sedici anni, ho messo molto di me in lei. È nata come una giovane a cui sta a cuore la sicurezza del fratello Jonas e che farebbe di tutto per renderlo felice. Ama scrivere – ovviamente -, è sbadata e spesso testarda. Molti tratti del suo carattere sono in comune col mio, a parte quelli necessari per renderla l’eroina della storia, come il coraggio che trova nell’affrontare tutto quello che le sta succedendo e soprattutto per sfidare l’antagonista. Tuttavia, rileggendo il libro adesso, ho capito che Damon ha un posto importante nel mio cuore, forse più della ragazza. Molti lettori lo trovano insopportabile, ma per quanto mi riguarda, è proprio questo lato del suo carattere a intrigarmi. Sono la scrittrice, l’ho creato io, perciò conosco il dolore che si porta dietro, tutto ciò che ha dovuto passare e le scelte a cui è stato obbligato. Nasconde tutto dietro ad un muro di roccia che lui stesso ha creato per tenere gli altri a distanza. Penso di non aver dato abbastanza spazio a questo particolare nel racconto, lasciando che fossero le sue azioni a mostrarne uno spiraglio. Chissà, magari avrò modo di svilupparlo meglio nel secondo libro.

 

  • Descrivici Alex con tre aggettivi…

Alexandra Paradise, è una ragazza leale, farebbe di tutto per le persone a cui vuole bene. È semplice e onesta, non ama i virtuosismi o la disonestà e cerca di stare alla larga dalle persone false. È una sognatrice, scrive per mettere su carta i suoi pensieri e dar vita a storie fantastiche. Durante il viaggio, inoltre, scopre di essere impulsiva, e questo spesso la aiuta contro i nemici. Forse sono più di tre…

 

  • Alex è molto legata alla nonna, cosa significa per lei?

Per anni è stata l’unica che volesse condividere con lei il ricordo della madre, Jocelyn. A differenza del padre che ha fatto di tutto per cancellarla dalla propria vita, la nonna di Alex riviveva con la nipote i momenti più belli passati insieme, riportando alla luce i particolari che, purtroppo, la giovane non riusciva a rammentare. È un personaggio che ha una storia particolare; vede il mondo avvolto dalla magia, e racconta storie della sua gioventù arricchite da tratti fantastici. Alex ne è molto affezionata, ride delle sue storie assurde e ormai ha fatto l’abitudine, nel sentirsi chiamare in mille modi diversi.

 

  • Secondo te, quanto sono importanti i nonni nelle nostre vite?

Penso che nella vita di un bambino, ci sia bisogno di qualcuno che gli dia manforte quando i genitori lo sgridano o gli vietano di fare qualcosa. Il lavoro dei nonni è proprio questo: offrire una scappatoia dalle regole, permettere ai bambini di rubare dalla dispensa quanti biscotti vogliono e giocare in giardino sotto un temporale, non importa se dopo avranno mal di pancia e una febbre da cavallo. Prima di quel momento si saranno divertiti, avranno avuto un complice, qualcuno che non vedono come autorità assoluta ma che, pur essendo grande, si sarà guadagnato il loro rispetto in modo diverso. I nonni esistono per viziare, per rivivere una seconda volta ciò che hanno provato con i loro stessi figli e permettere tutto ciò che hanno dovuto vietare nel ruolo di genitori. Senza nonni, un bambino vivrebbe in un mondo di “non puoi fare quello” e “non puoi fare quest’altro”. Il ruolo dei nonni è lo stesso dei fratelli maggiori: si guadagnano la fiducia del bambino, perché quando arriverà il momento in cui davvero non potrà far qualcosa, allora lo ascolterà.

 

  • Ti sei ispirata ad un autore o ad un romanzo in particolare?

Spesso con il fantasy si rischia di scrivere qualcosa di poco originale, già sentito un milione di volte e che non porta nulla di nuovo rispetto ai libri già esistenti. Ovviamente ci sono dei punti fondamentali che ogni fantasy deve seguire per chiamarsi tale, delle caratteristiche che si trovano dalle storie più vecchie a quelle più moderne. Non mi sono ispirata ad un solo autore o ad una solo romanzo in particolare, bensì al mondo generale del fantasy, così come un po’ tutti lo rappresentano. Ci sono incantesimi e animali parlanti all’interno del mondo che Alex visita; portali, oggetti magici e un popolo magico. Tuttavia, penso di averlo scritto in modo tale da incastrare i particolari in modo che prendessero una forma diversa, originale, nel suo limite.

  • La tua storia è come un viaggio, è più importante il viaggio in sé o la meta che si raggiunge?

In questo caso, hanno entrambe un peso importante sulla trama e soprattutto sull’evoluzione dei personaggi. Penso che la storia si possa dividere in tre parti differenti: la prima, in cui Alex vive la sua vita di sempre; la seconda, quando la quotidianità viene sconvolta e inizia a stare con i Nāyaka; la terza, la conclusione del romanzo. Il viaggio è compreso nella seconda parte, e ha un impatto non indifferente in Alex, così come nei personaggi che la accompagnano. Impara a conoscere se stessa – la vera se stessa – e a rapportarsi sulla verità che questo implica. È proprio durante il viaggio che capisce che le cose andranno in un unico modo, e lo accetta. Lo stesso principio riguarda la “meta” che i personaggi raggiungono dopo il viaggio. È un’altra sfida, una nuova lotta che permette loro di crescere e ribaltare la situazione a loro favore, nonostante gli auspici non siano dei migliori. È qui che imparano a fare squadra e aiutarsi l’un l’altro.

 

  • Cosa significa per te la magia?

Per citare Arthur C. Clarke: “La magia è una scienza che ancora non abbiamo compreso”.
Io credo che la magia si nasconda dietro ogni cosa, che abbia spiegazione scientifica, religiosa, o non ne abbia alcuna. È reale tanto quanto il resto, difficile da percepire, ma non per questo inesistente. Sono una scrittrice e lettrice accanita del genere fantasy, ma studio una scienza che vive di regole precise e non ammette sbagli. L’uno non esclude l’altro, l’uno non rende l’altro meno vero. La magia, che è stata trasformata in un “qualcosa”, non ha né un inizio, né una fine. Esiste, la guardiamo tutti i giorni senza vederla veramente, ma c’è, e ci sarà sempre.

 

  • C’è qualcosa che ti ha avvicinata alla scrittura?

Amo leggere fin da quando sono piccola; mi piace perdermi all’interno dei racconti e vivere lontano dalla realtà. Credo fosse solo questione di tempo perché anche io trovassi qualcosa da dire; scrivere mi permette di esprimerlo. La scrittura è capace di plasmarti e, spesso, nemmeno te ne rendi conto. La fantasia è una delle armi più importanti che abbiamo

 

  • Hai qualche consiglio per chi condivide questa passione e vorrebbe buttarsi in questo mondo?
Iniziare è sempre difficile, ma una volta che si capisce dove si vuole arrivare, le cose diventano più semplici. Se si ha la passione per la scrittura, allora prima o poi arriverà l’idea giusta, quella che avrà tutte le carte in tavola per crescere e diventare importante. Non importa se le prime dieci storie sono state un buco nell’acqua, se la scrittura vi fa sentire bene, allora prima o poi accade. È importante studiare, leggere e mettersi d’impegno. Bisogna farsi le ossa e imparare dai propri errori. Se si ha la possibilità di far leggere i propri racconti da qualcuno di fiducia, ben venga! Ma bisogna essere pronti ad accettare qualunque critica, perché sono quelle che aiutano a migliorare. Capire cosa funziona in un racconto è fondamentale, così come ciò che bisogna modificare e quei particolari che invece sono un buon punto di partenza su cui lavorare. La scrittura evolve insieme allo scrittore, ciò che succede nella vita reale influenza in un modo o nell’altro la storia, perché tutto parte da un fondo di verità. Se scrivere diventa un bisogno quasi fisico, allora non bisogna farsi buttare giù da un blocco o qualche giudizio negativo. Persino gli autori che oggi sono conosciuti in tutto il mondo all’inizio hanno dovuto imparare.

 

  • Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato?

Spesso su Wattpad capita che dei lettori lascino giudizi negativi sulla storia e, all’inizio, era sempre un duro colpo per me. Non importava se moltissimi altri fossero contenti, io puntavo la mia attenzione esclusivamente su quelli a cui non piaceva il mio modo di scrivere. Mi sono messa in discussione più volte di quante non vorrei ammettere, chiedendomi se fosse meglio smettere di scrivere. Una delle difficoltà più grandi, quindi, è stata superare questa fase e iniziare a credere in ciò che stavo facendo. Ancora i giudizi negativi mi dispiacciono, ma non fanno più breccia sulla mia sicurezza.

 

  • Ti sei mai trovata davanti alla pagina bianca senza sapere cosa scrivere?
Purtroppo sì, non è una bella sensazione. Ho passato intere settimane di fronte alla pagina bianca, chiedendomi per quale motivo non riuscissi a terminare il romanzo. Sapevo che mancavano pochi capitoli alla conclusione, e avevo bene a mente tutto ciò che sarebbe successo… tuttavia ogni volta che provavo a buttare giù qualcosa, questa mi convinceva meno della precedente. È frustrante non riuscire a completare qualcosa di così importante, soprattutto perché nella tua testa le vicende si svolgono senza intoppi, ma è quando viene il momento di metterle su carta che si annebbiano. Non ricordo cosa mi sbloccò, ma è stato un sollievo enorme.

 

  • Quale è il tuo romanzo preferito?

Negli ultimi anni mi sono affezionata a diversi romanzi e autori, che tuttavia dopo un po’ iniziavano ad annoiarmi. Lasciavo le storie a metà, con l’intenzione di continuarle in un secondo momento, ma spesso passava troppo tempo e dovevo iniziarle di nuovo. Solo quando ho conosciuto la saga di Cassandra Clare “Shadowhunters”, finalmente sono tornata la lettrice accanita di un tempo. La trama, i personaggi, tutto ciò che riguarda la storia e dannatamente perfetto! Invidio da morire il modo di scrivere della Clare, perché è capace di intrecciare le vite dei suoi personaggi senza farlo sembrare forzato e, soprattutto, riesce a mantenere un segreto bomba fino alla fine, senza cedere nemmeno un po’. Io non ne sarei mai capace!

 

  • Che progetti hai per il futuro?

Mi piacerebbe moltissimo terminare la trilogia del Dono e, perché no, magari pubblicare delle storie autoconclusive sempre di genere fantasy. Sulla piattaforma in cui scrivo ne ho già presentata una e sembra avere il suo discreto successo; ne sono molto felice. Amo i miei lettori, e come mi fanno sentire. I progetti per il futuro sono scrivere, scrivere e ancora scrivere! Penso che non ne avrò mai abbastanza e, purtroppo, dovrò dividere questa passione con lo studio.

 

  • Cosa ha significato per te vincere i Wattys 2016? Ti ricordi la prima cosa che hai pensato appena appresa la notizia?

Ho deciso di iscrivermi ai Wattys senza alcuna ambizione, non avevo idea che sarei arrivata tanto in alto! Era più un modo per non lasciarsi sfuggire nessuna opportunità, per dire “io ho fatto tutto ciò che ho potuto”. Quando gli amministratori italiani della piattaforma mi hanno contattata per informarmi della vittoria, ho seriamente pensato ci fosse stato uno sbaglio. Sapevo che in gara c’erano molti scrittori con parecchia esperienza e le loro storie erano conosciute e ben apprezzate, quindi non capivo come potessi essere finita fra i vincitori, data la mia poca visibilità. All’epoca avevo scritto solo una storia – ovvero “Il Dono – In viaggio verso l’aldilà” – che concorreva contro altre migliaia. In certi momenti penso ancora sia impossibile, ma ringrazio chiunque lo abbia reso possibile, perché mi ha permesso di prendere sicurezza e arrivare fino a qui.

 

Ti ringrazio molto per il tempo che ci hai dedicato, è stato un piacere conoscerti.

 

 

 

May the Force be with you!
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