Araldi del vuoto: La Biblioteca di Lovecraft. Il giglio nero (Edizioni Arcoiris)

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Firenze mostra il suo lato più grottesco nel terzo volume della biblioteca di Lovecraft, “Il giglio nero”, in cui sono sei racconti a guidarci verso oggetti e luoghi nefasti di una città dalla bellezza intramontabile.

Pagine: 158

Acquistalo subito: Il giglio nero

Editore: Edizioni Arcoiris
Collana: La Biblioteca di Lovecraft
Curata da: Jacopo Corazza e Gianluca Venditti
Traduzione: Gianluca Venditti, Luca Baldoni, Elena Entradi e Diego Bertelli

Prezzo: € 13,00

Il Giglio nero, terza uscita de La Biblioteca di Lovecraft, propone “sei racconti di maledizioni, orrori e follia sotto il segno del Granducato”. Sei storie tra gotico, horror e weird, ambientate a Firenze o intrecciate a essa, che abbracciano tre secoli di narrativa di genere. Vicende macabre e perturbanti, misteri, inganni, vendette e presenze occulte, che costituiscono un’alchimia di contenuti e stili perfetta per la Biblioteca. Trovano spazio Horace Walpole, nume tutelare del romanzo gotico (di cui viene ripescato un racconto irreperibile altrove), Luigi Capuana, Wilhelm Hauff, Pearl Norton Swet, Fergus Hume e Marghanita Laski; di questi ultimi due siamo lieti di presentare due inediti per il mercato italiano. Tutte nuove le traduzioni, a cura di Diego Bertelli, Luca Baldoni, Gianluca Venditti ed Elena Entradi. Come sempre, il volume è arricchito da illustrazioni che guideranno il lettore lungo questo insolito, nero itinerario.

Dal mio tavolino di legno oggi vedo Firenze, una città che non smette di raccontarsi. Basta posare gli occhi su un qualunque edificio fiorentino per sentire i sussurri di coloro che non ci sono più, attraversare le sue strade per immergersi nella sua storia e ricordare la sua grandezza. È una città che avrei voluto visitare, ma che per una serie di sfortunati eventi non sono mai riuscita a raggiungere, questo però non mi ha fermata dallo scoprirla attraverso libri, serie, trasposizioni cinematografiche o videoludiche, eppure eccomi qui ad ammirare un nuovo volto di Firenze, uno forse più inedito, più grottesco e orrido.

Il cuore del protagonista di oggi racchiude al suo interno non solo i sei racconti degli autori che hanno voluto rendere omaggio a questa città donandole un volto più oscuro, ma contiene anche numerose illustrazioni e una ricca serie di curiosità riguardanti Firenze, la sua storia e anche oggetti che sembrano quasi usciti da un romanzo storico. Il giglio nero, infatti, è una vera e propria esperienza suggestiva e visiva in cui ogni singola illustrazione ci riporta indietro nel tempo, dove ogni approfondimento cattura la nostra attenzione con i suoi macabri particolari, come ad esempio i crocifissi-pugnali, un’arma caratteristica di un’epoca in cui la religione cristiana dettava legge nella maggior parte del mondo conosciuto.

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Sei nomi della letteratura ci accompagnano in un viaggio macabro in cui la paura, la follia e il mal d’amore la fanno da padroni, tutti orrori usciti dalle penne di questi sei grandi maestri: Luigi Capuana, Pearl Morton Swet, Wilhelm Hauff, Horace Walpole, Fergus Hume e Marghanita Laski (gli ultimi due sono inediti). Ognuno di loro ha scelto un elemento peculiare di questa città e lo ha reso il fulcro del terrore, partendo da una torre oscura fino alle scarpette dei Medici, che siano luoghi, oggetti o cuori spezzati, la paura e la morte sono sempre dietro l’angolo in un viavai di caos e follia dove ogni voce riesce a racchiudere l’essenza della storia fiorentina quasi come se l’avesse vissuta.

È inutile sottolineare la grande perizia nella scrittura di questi sei autori, ma è doveroso fare menzione del grande lavoro di traduzione di Gianluca Venditti, Luca Baldoni, Elena Entradi e Diego Bertelli che hanno saputo trasfigurare queste storie rendendole fluide e fruibili, ma soprattutto facendo in modo che nulla dello stile degli autori andasse perduto, il che mi ha permesso di scoprire voci nuove e riscoprire e rivalutarne altre, una cosa che amo trovare in una raccolta di racconti perchè mi spinge a documentarmi su ciò che ho letto e mi permette di ampliare i miei orizzonti. Quando ho saputo che all’interno c’era Horace Walpole ho deciso di fare un passo indietro, leggere “Il castello di Otranto” e devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita nel constatare che ho preferito il racconto presente ne Il giglio nero, “Maddalena (o il destino dei fiorentini)”, alla sua altra opera. Non so se è una mia sensazione, ma l’ho trovato più intenso e agghiacciante al tempo stesso, si spezza il cuore ripensando alla tragica storia di Maddalena di cui è anche peculiare il nome della protagonista.

Analogo discorso vale anche per Marghanita Laski di cui avevo già letto, “Sulla chaise-longue”, racconto che mi ha ossessionato e mi ossessiona ancora. Ritrovarla a raccontare di bronzini e di una torre oscura mi ha confermato soltanto la sua bravura, riesce a rendere la paura qualcosa di concreto, quasi tangibile. Dalla sua penna scaturisce una creatura in carne ed ossa che si chiama terrore puro, una figura che non è presente nel racconto ma che serpeggia tra i gradini delle torri di Firenze, rendendo una semplice scala il più terribile strumento di tortura.

Ma parliamo invece delle voci a me nuove. Luigi Capuana era uno di quegli autori che mi premeva leggere, per me un altro sconosciuto che è diventato uno dei miei preferiti di questa raccolta. “La redenzione dei capilavori” racchiude al suo interno l’essenza del gotico in cui il dipinto di Sebastiano Luciani rappresenta la vita e la morte, un quadro che sembra quasi fatto di carne, pelle e vene pulsanti, un “orrore su tela”, probabilmente è proprio questa la tecnica usata dal pittore mentre creava questo suo abominevole capolavoro, senza pensare che forse un giorno avrebbe reclamato la vita del suo creatore.

Piomba come un macigno Wilhelm Hauff con “La mano mozzata”, un racconto che sin da subito sembra delirante, ma che si evolve e si rivela per quello che è in realtà, un macabro dipinto della vita di un uomo che si ritrova in balìa degli eventi, avido di danaro cede alla tentazione e ne paga le conseguenze. Con Fergus Hume la sfumatura si fa più marcata, “Il crocifisso” non è altro che uno di quelli oggetti che come “Le scarpette dei Medici” di Swet trasformano l’uomo in follia delirante, tormentati da chissà quale forza oscura e assetati di sangue. È qui che si vede come gli oggetti non abbandonino del tutto il loro luogo di appartenenza ma intrappolino le anime di coloro che hanno vissuto o ne racchiudano nel peggiore dei casi la loro follia, trasferendola a chi poi si ritroverà tra le mani questi manufatti maledetti.

Il terzo volume della biblioteca quindi ci permette di viaggiare a Firenze tra orrori dimenticati e sofferenze che non aspettano altro che tormentare il malcapitato di turno, la dimostrazione che quando si tratta di portare all’attenzione del lettore qualcosa di nuovo e inaspettato la biblioteca di Lovecraft diventa l’araldo dell’orrore per eccellenza, il luogo giusto dove smarrirsi.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Edizioni Arcoiris e Jacopo per la copia omaggio.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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