Arancia Meccanica | Recensione di Deborah

943_big

 

ARANCIA MECCANICA

 

Folleggiammo alquanto con altri viaggiatori della notte da autentici sbarazzini della strada, poi decidemmo che era ora di eseguire il numero “visita a sorpresa”: un po’ di vita, qualche risata e una scorpacciata di ultraviolenza.

Oh deliziosa delizia e incanto. Era piacere impiacentito e divenuto carne. Come piume di un raro metallo spumato, o come vino d’argento versato in nave spaziale. Addio forza di gravità, mentre slusciavo… quali visioni incantevoli!

Be’, io me ne vado via! Non mi rivedrete mai più qua! Me la cavo da solo! Vi ringrazio molto, e che vi pesi sempre sulla coscienza!

 

Titolo originaleA Clockwork Orange

Anno: 1971

Genere: grottesco, drammatico, fantascienza

Durata: 136 min

Regia: Stanley Kubrick

 

Interpreti e personaggi:

  • Malcolm McDowell: Alexander “Alex” DeLarge
  • Patrick Magee: Frank Alexander
  • Michael Bates: capo guardia
  • Warren Clarke: Dim
  • John Clive: attore teatrale
  • Adrienne Corri: sig.ra Alexander
  • Carl Duering: dr. Brodsky
  • Paul Farrell: vagabondo
  • Clive Francis: pensionante
  • Michael Gover: governatore della prigione
  • Miriam Karlin: Miss Weathers, la signora dei gatti
  • James Marcus: Georgie
  • Aubrey Morris: Deltoid
  • Godfrey Quigley: cappellano della prigione

 

Trama:

Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un prete. Pur di essere scarcerato accetta il “trattamento lodovico”, che consiste nell’assistere a filmati di violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha perso la moglie e che ora si trova su una sedia a rotelle. Tenta il suicidio e all’ospedale riceve una visita di cortesia da parte del primo ministro. Ambientato nel futuro, ormai alle porte, e tratto da Arancia ad orologeria di Anthony Burgess.

 

 

Recensione:

Stamberghiani, eccoci con un altro grande colossal. Sto seriamente cercando di dar credito al progetto di acculturare me stessa nell’ambito di film, quindi ogni tanto sacrificherò le serie tv al pomeriggio. Sono contenta di riuscire a portare avanti questo mio piccolo impegno perché comunque ho un sacco di film che andrebbero guardati almeno una volta nella vita se ti piace il cinema, ed io non li ho ancora visti. Ho iniziato questo obbiettivo con la visione di Pomodori verdi fritti ed oggi è stata la volta di Arancia Meccanica. Sembra strano che io non abbia ancora questo film, come tanti altri ancora più importanti. Ricordo che lo proponevano ogni tanto durante i gironi di autogestione alle scuole superiori e non so quanto questa cosa possa essere positiva. Parliamo di un film davvero violento anzi ultraviolento. Se non sbaglio il termine ultraviolenza è utilizzato spesso all’interno dello stesso per indicare le azioni criminose compiute da questo gruppo di giovani spostati. Iniziamo con il dire che l’intera storia è tratta dal romanzo distopico di Anthony Burgess “Arancia ad orologeria”, possiamo dire che esso è il padre dei romanzi di questo genere anche se forse pensiamo subito a 1984 di George Orwell. Non ho letto questo classico, non so dirvi più di una qualunque ricerca su internet ad oggi, magari prima o poi lo affronterò. Ritornando al film mi ha fatto capire l’origine della parola “Drughi” che tanto si legge in giro sui muri scritta dagli imbrattatori; mi sono sempre chiesta cosa fosse, pensavo un qualcosa collegato al calcio sinceramente. “Drughi” è il nome dalla gang del protagonista, Alex, con i quali si divertono a commettere una serie di violenze sotto gli effetti di una droga, assunta attraverso un latte corretto ovviamente con stupefacenti. Questo film ha destato un certo scandalo, sia a causa delle violenze che vengono mostrate ma credo, soprattutto a causa dei continui riferimenti sessuali e sessisti. Nella scena iniziale vediamo i giovani intenti a sorseggiare il proprio latte corretto seduti su un divano, sguardi spiritati e davvero inquietanti; mentre la scena si allarga garantendoci una visuale completa del luogo potremmo riconoscere una stanza davvero inquietante, che si rivelerà essere un bar, dove i tavolini sono donne nude, donne nude si riveleranno anche una specie di “macchinette automatiche” (sempre all’interno dello stesso locale) dove essi spilleranno la bevanda. Siamo immersi da subito in queste atmosfere strane e anche di dubbio gusto, la stranezza è la sensazione che mi ha accompagnato per quasi tutti il film. Si tratta di Kubrik quindi ci sono scene davvero particolari, irriverenti, colori e forme sgargianti, oggetti inusuali. Con il proseguimento della storia siamo subito di fronte a una delle violenze che vengono compiute dal gruppo dei Drughi, in questo caso il malcapitato si rivela un anziano senzatetto ubriaco che subirà percosse per essersi trovato lungo il loro cammino. Successivamente “aiuteranno” una ragazza a sfuggire dai suoi assalitori che la avevano denudata, aiuteranno con molte virgolette perché il fine era scontrarsi con il gruppo rivale vestito da nazista. Infatti la violenza successiva sarà ai danni di un noto scrittore, con una richiesta di aiuto penetreranno in casa sua, lo picchieranno tanto da ridurlo sulla sedia a rotelle e violenteranno davanti ai suoi occhi la moglie, a ritmo di “Singin in the rain” (tra l’altro questa è una delle scene più famose del film). Vi ho fatto un elenco veloce di alcune delle cose che accadono per prepararvi se avete intenzione di guardare questo film, sicuramente esso non è adatto a tutte le età: ovviamente non è né per bambini né per ragazzini ma io lo eviterei anche agli adolescenti. Non si sa mai, siamo in una realtà dove i giovani cercano sempre nuovi modi per divertirsi e non annoiarsi, non mi sento di escludere che alcuni possano prendere i Drughi come modello. Il film ovviamente non incita alla violenza ma anzi la denuncia, denuncia una società utopica di inetti e ingiusti che riflette la nostra. Successivamente il protagonista sarà tradito dai suoi amici e cadrà nella mani della giustizia, una giustizia che non potrà essere definita tale. Condannato accetterà di affrontare un percorso riabilitativo imposto dalla società per estirpare in lui l’indole alla violenza. Subirà una serie di trattamenti stile Arkham Asylum e riuscirà a sviluppare una nausea periodica di fronte a episodi di violenza. Quando verrà reso di nuovo libero cittadino subirà lui diverse violenze che ha inflitto agli altri, in particolare dal suo vecchio gruppo e dallo scrittore. In conclusione, se siete appassionati di cinema questo è uno di quei film da vedere almeno una volta nella vita, personalmente non mi è dispiaciuto ma non mi ha fatto impazzire. Comunque ho constatato che indubbiamente è un grande film, dietro esso si cela un grosso lavoro, una importante opera di denuncia e il grande talento del regista. Bellissima è la colonna sonora.

Salva

Salva

May the Force be with you!
Precedente #Segnalazione: If I should die di Amy Plum ( De Agostini ) Successivo Dalla carta alla pellicola: La ragazza del treno | a cura di Sandy