BLOG TOUR: Piccole anime folli di Mirko Rauso – Bullismo e violenza

Oggi tocca a me prendere le redini del blog tour per parlarvi di due tematiche delicate, due ingredienti che affondano le radici nel romanzo di Mirko Rauso, “Piccole anime folli”, ovvero il bullismo e la violenza.

Data di uscita: 23 maggio

Acquistalo subito: Piccole anime folli

Editore: Leone Editore
Collana: Sàtura
Genere: Narrativa, Giallo

Prezzo: € 12,90
Pagine: 288

Nel piccolo paese di San Rodi, i mesi scorrono con estrema lentezza. Quattro ragazzini di quindici anni, ognuno con un problema che si porta dentro e una condizione familiare disastrosa, fanno parte del gruppo dei Cacciatori Solitari. Agli occhi di tutti sono dei perdenti, degli emarginati, ma aver fatto squadra li rende più coraggiosi. Sfrecciando in bicicletta tra i boschi circostanti, si sentono degli eroi: catturano ogni tipo di animale e, per dimostrarsi «uomini veri», arrivano perfino a torturare e ammazzare cani, galline e volpi. Ma le dinamiche di quel gruppo nascondo risvolti sconvolgenti. Un giorno, infatti, spinti dalle manipolazioni e dalla pazzia del loro carismatico capo, Fermo, decideranno di compiere la Caccia Suprema, quella di un essere umano. Da allora, da quel primo omicidio, si scatena una spirale di violenza sempre più grande, sempre più terribile, che piano piano coinvolgerà l’intera comunità, rivelando scenari inquietanti, fino alla comparsa di un altro Mostro, un terrificante serial killer. Quali sorti toccheranno agli abitanti di San Rodi?

Vivida come una polaroid in grado di far riaffiorare i ricordi, è questo il romanzo di Mirko G. Rauso, Piccole anime folli, ma non sono qui per parlarvi di quanto mi sia piaciuto bensì per dare spazio a due tematiche molto attuali, che ancora oggi sono fonte di discussione e spesso al centro dellla narrativa per giovani adulti: il bullismo e la violenza.

Partiamo dal primo, il bullismo: una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi. È un fattore della vita di tutti i giorni che non si può ignorare, una violenza sia fisica che psicologica che qualcuno subisce restandone profondamente traumatizzato, infatti è qualcosa che ci precipita nello sconforto e nella depressione a volte, in quella situazione in cui ci si sente inermi davanti al mondo che ci assale, ma la cosa più devastante è che spesso anche chi è il carnefice è vittima a sua volta e sfoga gli stessi sentimenti di chi fa il bullo cercando di distinguersi dalla sua preda, un voler affermare che anche se è vittima di qualcosa di simile non è debole perchè è abbastanza forte da farlo a qualcun’altro.

Nel fragile microcosmo delineato da Rauso prede e predatori si mettono a nudo in una San Rodi in cui dolore e sofferenza sono le due incognite che legano quattro ragazzini e il loro gruppo, i Cacciatori Solitari, un modo per sopravvivere, uniti, facendosi forza e di conseguenza lasciando che tutti i bagagli pesanti che si portano dietro scompaiano per un momento.  La loro sopravvivenza in un ambiente così ostile è determinata solo dalla loro abilità nell’indossare una maschera, nel fingere di essere più duri di quel che si è realmente, una facciata d’acciaio sorretta da quattro stuzzicadenti marci e fragili.

In questo ecosistema precario e pericoloso il bullismo e la violenza sono le uniche cose che possono salvarli dal diventare vittime, o almeno questo è quello che credono, perchè sanno bene che essere carnefici è sempre meglio che essere prede, far soffrire è l’unico modo per non soffrire a propria volta, ma se da un lato c’è scampo dal dolore fisico, quello psicologico arriva comunque, questa non è una cosa che si può evitare, il senso di colpa ti segue ovunque tu vada e chiunque tu dica di essere.

Questo ci porta subito alla seconda tematica, la violenza, la diretta ed evidente conseguenza del bullismo, quella spirale d’odio che si traduce in gesti, in parole e in emozioni corrotte dalla negatività e dalla paura, perchè bisogna sempre ricordare che chi fa violenza su qualcuno la fa prima di tutto su se stesso.

Altre volte la violenza scaturisce anche dall’ambiente che come dimostra il Mollusco vivere circondati dalla brutalità non fa altro che indurci a percorrere quel cammino, come se qualcosa ci entrasse sotto pelle prendendo possesso della nostra vita e delle nostre azioni inducendoci a ripercorrere sempre ciò che abbiamo vissuto, una sorta di primo passo verso il mondo dei serial killer.

Spesso questi due fenomeni sono connessi da un filo invisibile, sempre accoppiati e pubblicizzati come qualcosa che è sempre negativo, qualcosa che ha da un lato il male e dall’altro il bene che viene soffocato, ma forse dovremmo chiederci se coloro che incarnano il male in questo orrido teatrino sono spinti dalla loro malvagità interiore o da qualcosa di più brutto e più semplice, quella cosa che fa scaturire il nostro istinto di sopravvivenza, la stessa che ci spinge a correre più veloci e saltare più in alto, la paura, la grande madre di tutti i mali e di tutte le avversità.

Detto questo, non mi resta che augurarvi buona lettura e raccomandarvi di continuare a seguire il blogtour.

«C’è qualcosa di completamente rotto dentro di noi, e tutto ciò che facciamo non è mai abbastanza.»

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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