Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward | Recensione di Deborah

 

Mi racconta le storie. Le storie di quando mangiavano le radici di tifa che il loro papà andava a raccogliere nella palude. Le storie di quando sua mamma e la sua famiglia usavano il muschio spagnolo per riempire i materassi. A volta mi racconta la stessa storia anche tre o quattro volte. Quando racconta, la sua voce è come una mano tesa che mi accarezza la schiena, e posso schivare la paura di non riuscire mai a stare a testa alta come lui, a essere sicura di me come Pop lo è di se stesso.

 

Editore: NNEditore
Data di uscita: 2 maggio 2019
Pagine: 320
Prezzo: 19.00 €
Acquistalo subito: Canta, spirito, canta. Trilogia di Bois Sauvage

Jojo ha tredici anni e cerca di capire cosa significa diventare un uomo. La figura maschile più vicina è il nonno materno, Pop, nero di pelle, che si prende cura di lui con amore e dolcezza. Con la famiglia di suo padre Michael non ha contatti: sono bianchi del sud e si rifiutano di riconoscerlo. Jojo ha ricevuto le memorie dello zio Given, morto adolescente, il cui spirito compare anche nelle notti buie di sua madre Leonie. Quando Michael sta per uscire di prigione, Leonie lascia Bois Sauvage per raggiungerlo, e Jojo avrà la sua occasione per capire il senso dell’amore, dell’eredità e della fiducia.

 

 

Il viaggio di oggi ci riconduce a Bois Sauvage, una selvatica cittadina immaginaria del Mississippi immersa nel crudo e inospitale bayou. Canta, spirito, canta è il secondo volume della trilogia di Bois Sauvage scritta da Jesmyn Ward. È tempo di venire travolti dalla potenza impetuosa delle parole della Ward e di scoprire una storia eccezionale.

 

«Ti aspettiamo».
Kayla ha preso una manciata di glassa, e le cola il naso. Ha i ricci biondi tutti gonfi sulla testa. Si ficca le dita in bocca, e io le pulisco il naso.
«Piano, piccola. Piano». Michael è un animale all’altro capo del telefono, dietro una fortezza di sbarre e cemento, la sua voce viaggia lungo chilometri di cavo e file di pali della luce sbiancati dal sole. Lo so cosa sta dicendo, come gli uccelli che sentono gridare mentre volano a sud in inverno, come qualsiasi altro animale. Torno a casa

 

Il caldo sta intensificando la sua morsa, io sogno di fuggire in montagna mentre in realtà bisogna fare i conti con l’arrivo dell’estate, l’afa avvolge tutto tra le sue braccia soffocanti. Questa atmosfera la ritroviamo nelle dense giornate a Bois Sauvage, il bayou di giorno ingloba tutto con la sua umidità soffocando i suoi abitanti, mentre di notte l’aria riesce ancora a rinfrescarsi. La Ward ci racconta la dura storia di un’altra famiglia complicata, persone che devono sopravvivere in questa specie di acquario che è il bayou, lottanto contro la povertà, l’emarginazione, il pregiudizio e loro stessi. Si tratta di vite vissute, vite appena iniziate e vite già avviate, vite afflitte dalle difficoltà poste sul cammino; abbiamo personaggi imperfetti cosparsi di cicatrici e ferite sanguinanti, individui che agiscono cercanto di lenire il dolore compiendo scelte istintive che si rivelano spesso quelle sbagliate. Nella cittadina vive la famiglia di Jojo, in un umile e pulita dimora dotata di un fertile giardino e popolata da animali domestici. Mettiamo da parte il puzzo di spazzatura bruciata e la polvere rossa, la sterile depressione dove era costruita la cadente dimore dei Batiste in Salvare le ossa per conoscere i protagonisti di Canta, spirito, canta.

 

E anche se non avesse avuto il sentore delle foglie che si sciolgono in fango sul letto del fiume, l’amore del bayou, greve d’acqua e depositi e scheletri di piccole creature morte, granchi, pesci, serpenti, gamberi, mi basterebbe vederlo per sapere che è di River. Il taglio netto del naso. Gli occhi scuri come il fondo di una palude. La linea salda e precisa delle ossa, la stessa di River: indomito come un cipresso. È figlio di River.

 

Jojo è un ragazzino di tredici anni che è stato costretto a crescere troppo in fretta a causa di una madre assente, una donna completamente incapace di rivestire il ruolo che la vita le ha donato l’opportunità di essere: madre. Jojo ogni giorno si prende cura con immenso amore della sorellina più piccola, Michaela, chiamata da tutti Kayla. Il ragazzino riveste a pieno il ruolo di padre, compensando quasi completamente le mancanze della madre, anzi, dona ogni giorno alla sorellina affetto puro e incondizionato attraverso piccoli gesti che non possono non far emozionare il lettore. Il ragazzino si rapporta con la madre attraverso un misto di disprezzo e rassegnazione, disprezzo per le continue scelte sbagliare commesse e accettazione del fatto che in fin dei conti quella è la donna che lo ha messo al mondo; di queste due sensazioni che emergono sicuramente quella della frustrazione è quella predominante, tanto che Jojo non riesce neanche a chiamare la madre “mamma” ma solo per nome. Jojo e Kayla abitano nella casa dei nonni materni, Pop e Mam, i genitori di Leonie; i due anziani hanno cercato di sostituire in toto la loro innafidabile figlia, diventando il punto fermo e l’esempio per i nipoti. Pop con i suoi modi rudi insegna a Jojo a diventare un uomo, prendendosi cura della famiglia e insegnandogli come sgozzare una capra che diventerà sostentamento. Il rapporto tra Pop e Jojo è davvero motlo speciale, si basa su un legame indissolubile che non ha bisogno di parole o smancerie per risaltare, fortificato dalla innumerevoli storie sul proprio passato che il nonno narra al nipote. Mam da tempo lotta contro un cancro che la sta lentamente divorando, la sua particolare affinità e conoscenza delle erbe non la ha salvata dalla fine che sta lentamente incombendo sulla famiglia come un nuvolone nero carico di tempesta.

 

Ci sono delle persone: minuscole e ben visibili. Volano, camminano, galleggiano, corrono. Sono sole. Sono insieme ad altre persone. Si aggirano sulla cima delle montagne. Nuotano nel mare e nei fiumi. Camminano mano nella mano nei parchi, nelle piazze, scompaiono dentro gli edifici. Non stanno mai zitte. Il loro canto non cessa mai: non muovono la bocca ma il canto esce, dolce e sommesso nella luce gialla.

 

Leonie è in continua lotta contro sé stessa, sempre ad un passo dal baratro, combattuta su ciò che è giusto e ciò che è facile. Leonie è una tosscodipendente e non ha il minimo istinto materno, anche se durante la narrazione assistiamo alle sue battaglie interiori: una parte di lei soffre e si dispera per non essere una buona madre, per non saper come crescere ed amare i suoi figli; un’altra invece è irritata e ferita dalle occhiate truci che continua a ricevere da Jojo e le viene solo voglia di picchiarlo. Leonie ha sempre avuto un pessimo rapporto con sé stessa, non si è mai sentita completa o soddisfatta, ha sempre avuto la sensazione di essere inadeguata: non abbastanza brava e attenta per apprendere le conoscenze che Mam cercava di inculcarle; non più meritevole di essere chiamata bimba da Pop; inaccettabile per i genitori del suo compagno, Michael, essendo nera; indegna di essere madre e figlia. Leonie si rende perfettamente conto di essere sbagliata ma non fa nulla per cercare di rimediare e migliorarsi, si crogiola nella sensazione “ormai è troppo tardi”. È troppo tardi per salvare Mam, troppo tardi per cercare di salvare il rapporto con i suoi figli, troppo tardi per essere considerata ancora la bimba di Pop, troppo tardi per essere accettata dalla famiglia del compagno, troppo tardi per salvare sé stessa.L’unico barlume di speranza nella sua vita è Michael, Michael che sta per tornare a casa tra le sue braccia dalla prigione di Parchman.

 

Viene dalla terra nera e dagli alberi e dal cielo perennemente illuminato. Viene dall’acqua. È il canto più bello che abbia mai sentito, ma non capisco una parola. Quando la visione svanisce sono senza fiato. Il fondo buio della casa di River incombe su di me. scricchiolante e poi silenzioso. Guardo alla mia destra e per un attimo mi appaiono ancora l’acqua, i fiumi, la natura selvaggia, le città, la gente. Poi buio. Guardo alla mia sinistra e vedo ancora il mondo; poi all’improvviso scompare.

 

Completamente disorganizzata Leonie decide di intraprendere con i figli e con l’amica un viaggio che l’avrebbe ricondotta a Parchman nelle braccia del suo uomo. Il tragitto si rivela complesso e molto denso, la donna non si rivela mai all’altezza per affrontare le problematiche che la famiglia incontra, qui è ancora una volta Jojo che deve essere un uomo e un adulto. Possiamo considerare il percorso una sorta di “viaggio della speranza”, la speranza di Leonie di ritrovare l’amore del suo uomo, ma soprattutto la speranza di poter ricominciare tutti insieme, di cancellare il passato e iniziare ad essere una vera famiglia. Michael è un personaggio ombroso e cupo, sembra che voglia combattere per riconquistare i suoi cari, ma proprio come Leonie, si lascia cadere tra le braccia della droga e dell’inadeguatezza. Qualcuno si unirà ai protagonisti durante il viaggio di ritorno, uno spirito del passato, una vecchia conoscenza di Pop che insegue la verità per cercare di ottenere finalmente la libertà. Mam, Leonie e Jojo condividono un dono raro e prezioso, hanno un’innata connessione con la natura, con gli animali e con gli spiriti dei morti. Il loro dono permette di essere un tramite tra la vita e la morte, di essere la chiave per aprire antiche e arrugginite serrature, di dar voce e giustizia alle violenze con il giusto tempo, senza mai snaturarle o sminuirle.

Canta, spirito, canta è un romanzo meraviglioso, un invito a riflettere sulla vita, un girdo di incoraggiamento a non lasciare mai che sia “troppo tardi”. La voce impetuosa di Jesmyn Ward ci regala un’altra storia di cruda sofferenza da cui noi lettori dobbiamo trarre spunto per cercare di dipingere con decisione le nostre vite; l’autrice ci mostra la tristezza per spingerci verso la speranza e la felicità. Canta, spirito, canta è un romanzo a dir poco imperdibile!

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di NNEditore per la copia omaggio

 

 

May the Force be with you!
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