Chiaroscuro #2: Le differenze che ci distinguono – Lisbeth

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Il chiaroscuro è una rubrica che mi piace molto perché mi permette di confrontare romanzi diversi o saghe letterarie per avere un quadro chiaro, una nuova immagine da tener presente, una volta ultimate le letture ed è sulla base dei miei ragionamenti che spero di portare alla vostra attenzione testi interessanti, libri a cui dare una possibilità. Per questo appuntamento ho scelto due fantasy con protagonista una giovane paladina di nome Lisbeth.

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Al di là di tutti i confini, al di là dei mari, dei fiumi, delle montagne e delle sconfinate Terre Selvagge, esiste una città magnifica. Le sue strade sono lastricate di gemme preziose, i suoi palazzi sono splendenti e le sue torri si specchiano nelle acque cristalline del Lago Smisurato. Non c’è al mondo luogo più felice della Città d’Oro, e non ci sono al mondo persone più felici dei suoi abitanti. Sì, perché i Lucenti sono dotati di poteri straordinari. All’età di tredici anni, vedono i capelli diventare d’oro e i piedi staccarsi dal suolo in un volo gentile. Ed è per questo che tutti i ragazzini della Città d’Oro attendono con ansia il fatidico compleanno. Tutti, compresa Lisbeth. Lisbeth che sogna di diventare grande in fretta e di frequentare il Collegio Lucente per ritrovare così André, il suo amico del cuore. Qualcosa però va storto: la mattina del suo tredicesimo compleanno, Lisbeth si sveglia con i soliti capelli marroni e le solite caviglie rotonde che non si sollevano dal suolo nemmeno di un millimetro. Ma come è possibile? Forse lei non è Lucente come tutti gli abitanti della Città d’Oro? E se è davvero così, quale sarà il suo destino? Per scoprirlo la ragazzina dovrà affrontare una lunga ed emozionante avventura, al di là delle rassicuranti mura della sua città. Per conoscere il mondo e anche un po’ se stessa.

Oggi vediamo più da vicino i primi due volumi della serie “Lisbeth” di Mavis Miller con le illustrazioni di Daniela Volpari.

Anche questa volta i due protagonisti sono destinati ai più piccoli, fantasy che non sono solo belli da vedere ma che lanciano un messaggio importante, ovvero che sono le nostre differenze a definire chi siamo e che non bisogna mai vergognarsi di non essere uguali a tutti gli altri, essere differenti a volte è solo un vantaggio e ad insegnarcelo è proprio la protagonista di queste due storie.

Queste sono il genere di letture che avrei voluto avere da bambina, qualcosa che mi facesse capire quali sono i valori della vita, che rapportarsi con gli altri non vuol dire essere come tutti vogliono che tu sia, bensì essere semplicemente se stessi, nel bene e nel male. E poi vogliamo parlare dell’ambientazione? Semplicemente fantastica!

Il primo volume si intitola “Lisbeth e il segreto della città d’oro” e ci introduce nello sfavillante mondo dei Lucenti, abitanti della Città d’Oro, persone dotate di capelli luminosi e della capacità di volare. All’età di tredici anni ogni giovane abitante di questa città diventa un Lucente, acquisendo la capacità di librarsi in cielo e vedendo i propri capelli tingersi di un biondo dorato splendente. Questa è una cosa che accomuna tutti gli abitanti della città, ma per qualche strano motivo soltanto uno di loro non riesce a trasformarsi e non serve una sfera di cristallo per capire di chi si tratta.

La giovane Lisbeth Blanchard soffre di una rara malattia, la S.C.A.G.L., ovvero la Sindrome da Carenza Assoluta di Geni Lucenti, sostanzialmente la ragazzina non è in grado né di volare né tanto meno di trasformarsi e se si è un abitante della Città d’Oro questo è un enorme problema. Per questo motivo la giovane Blanchard diventa il centro dell’attenzione di tutti i cittadini, malvista perché diversa dall’immaginario collettivo. È come se Lisbeth fosse l’unico mago in mezzo a tanti babbani, sicuramente tutti la guarderebbero con occhi pieni d’odio e altri con curiosità, quasi come se fosse un fenomeno da baraccone.

La sua malattia costringe lei e la sua famiglia ad affrontare un grosso problema, non avendo alcun gene lucente in corpo, la ragazzina deve accollarsi i bisogni di una Non-Lucente, una persona che deve badare a sé stessa, deve nutrirsi e deve fare tutto ciò che chi è dotato di poteri non ha bisogno di fare.

Questa condizione la allontana da tutto ciò che conosce, dalle sue amiche e dal ragazzo che le piace, rendendola più debole degli altri, dipendente dai bisogni di un comune mortale anziché godere dei privilegi dei Lucenti e questo porta ad un altro problema, l’impossibilità di frequentare il Collegio Lucente, la scuola più prestigiosa del regno, riservata solo a coloro che sono dotati di poteri.

Per questo motivo non c’è da stupirsi che il suo futuro non sia più tra le mura del regno dorato bensì altrove, al confine delle Terre Selvagge, presso la scuola di Wheidrake, un posto sperduto e tetro, lontano dai suoi affetti e dal lustro del Collegio Lucente. La vita che aveva vissuto fino a quel momento ormai è solo un bel ricordo, la sua nuova vita inizia all’interno del nuovo istituto e non è certo facile come vivere nella Città d’Oro.

La vita fuori dalle mura è ben differente da quella che si conduce all’esterno, qui nessuno vola e nessuno è un Lucente, ma solo persone comuni, malnutrite e bisognose di attenzioni che l’elité dei Lucenti non ha voglia di soddisfare.

È all’interno di Wheidrake che Lisbeth imparerà cosa vuol dire non far parte di quella cerchia, cosa significa dover mangiare, imparerà a conoscere la miseria e sarà da questa esperienza che capirà quanto sia importante la vita ma soprattutto essere sé stessi. I bisogni mondani passano in secondo piano quando si tratta di sopravvivere, non si pensa più a quale vestito indossare a colazione e quale per pranzo, piuttosto ci si preoccupa del pranzo.

Ciò nonostante sarà proprio Lisbeth, una Non Lucente ad aiutare gli abitanti del regno a scansare una terribile minaccia, che non viene dalle Terre Selvagge, bensì dalle mura lucenti della Città d’Oro. Qui uno dei suoi cittadini ha deciso che tutto ciò che c’è fuori dalle mura non è degno di esistere e va spazzato via.

Eppure, molto tempo dopo, ripensando a quel giorno, avrebbe capito che, per raccontare la sua straordinaria avventura, era proprio lì che doveva incominciare”.

Mavis Miller ci racconta questa storia con un ritmo coinvolgente ed incalzante che permette i lettori di appassionarsi ai suoi personaggi e alle loro vicende, ribaltando il concetto di “prescelto” e trasformandolo in qualcosa di negativo, quindi non utilizza un eroe che ha qualcosa in più dalla sua parte bensì sfrutta un’eroina che ha, al contrario, qualcosa in meno rispetto agli altri, ma che con un piede su entrambe le sponde sa cosa vuol dire perdere tutto ciò che ama.

Questa scorrevolezza e questo brio si perdono un po’ all’inizio del secondo volume, “Lisbeth e il giardino dei fiori incantati”, che risulta un po’ più lento nel ingranare la marcia, ma solo perché conosciamo già il mondo in cui si svolgono i fatti e quindi c’è più spazio per aggiungere ulteriori dettagli a ciò che già conosciamo.

Questa volta però la telecamera si sposta da Lisbeth ad André, il ragazzo di cui lei è innamorata e che ora è il principe della Città d’Oro, una carica di potere che comincia stargli stretta a causa delle azioni passate di suo zio e alle grandi aspettative che il popolo nutre nei suoi confronti. Nonostante ora i Lucenti e i Non-Lucenti siano in pace, le diverse classi sociali restano comunque separate da un abisso, qualcosa che non può essere superato con facilità.

Lisbeth ha scelto di continuare a vivere nelle Terre Selvagge, un posto che considera ormai casa sua e che le ha permesso di trovare un amico fidato, un legame forte e duraturo, un legame capace di spazzare via l’odio e l’invidia, lasciando lo spazio necessario a far sbocciare qualcosa di puro come l’amicizia.

Vista la sua condizione è improponibile che una come lei possa sposare il principe della Città d’Oro, a prescindere dalla forza del loro legame, niente permetterà loro di stare insieme e questo produce una strana reazione a catena. Da una parte Lisbeth è infelice mentre dall’altra André comincia a crollare sotto i colpi del fantasma di suo zio e l’equilibrio dei rapporti tra Lucenti e Non comincia a mancare.

Quello che succede alla protagonista è un capovolgimento estremo della sua situazione, da ricca e benestante ragazza della Città d’Oro, passa ad essere come tutti gli altri, una persona di carne ed ossa con un cuore, un’anima e delle necessità.

Dall’altra parte André subisce uno sconvolgimento simile e passa dal suo stato sociale di futuro re a precipitarsi in un baratro fatto di obblighi e doveri, alimentati dall’ombra di qualcuno che non c’è più e che ha lasciato sulle sue spalle il peso delle sue azioni.

Mavis Miller ha caricato entrambi di un fardello che non possono portare da soli, ma aiutandosi riescono ad alleggerirsi l’un l’altra, dimostrando che oltre le differenze il cuore che batte dentro ognuno di noi è simile e come tutti quanti non cerca altro che un briciolo di felicità.

Lisbeth è qualcuno che intraprende un viaggio alla scoperta di sé stessa, un percorso duro e difficile da percorrere, ma ricco di lezioni da imparare, prima fra tutte, accettarsi per ciò che si è.

Non esistono due fiocchi di neve identici”.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di De Agostini per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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