Dragonfly in Amber di Diana Gabaldon | Recensione di Deborah

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L’AMULETO DI AMBRA

IL RITORNO

 

 

Titolo originale: Dragonfly Amber

Genere: fantasy, storico, romantico

Editore: Tea

Prezzo: 12 €

 

 

TRAMA: Scozia, 1945. Claire Randall, infermiera militare, attraversa un magico cerchio druidico e, misteriosamente, si trova catapultata nelle Highlands del 1743, straniera in una terra dilaniata dalla guerra e dalle faide dei clan rivali. È il 1968 e dopo vent’anni di silenzio durante i quali Claire non ha svelato a nessuno il suo segreto, torna con la figlia Brianna, una splendida ragazza dai capelli color del rame, alla Collina delle Fate, il luogo incantato dove è cominciata la sua avventura. Qui cerca il coraggio di raccontarle il suo viaggio nel tempo e il suo amore per un guerriero scozzese che in un’altra vita e in un’altra epoca l’aveva conquistata. E sarà nel tentativo di ritrovare il suo amato che Claire si ritufferà nelle vertigini di un passato che dalle terre desolate e solitarie della Scozia l’aveva portata sino alla sfarzosa corte di Versailles. Ma il cammino che dovrà percorrere sarà lungo e non privo di ostacoli e di sorprese…

TRAMA: Nell’Amuleto d’ambra” Claire Randall, viaggiatrice nel tempo e nello spazio, aveva incominciato a spiegare una difficile verità alla figlia Brianna: negli anni in cui era ufficialmente data per dispersa, fra il 1945 e il 1946, era in realtà precipitata, attraverso il magico cerchio di pietre di Craigh na Dun, nella Scozia del Settecento, dove si era innamorata follemente del nobile giacobita James Fraser. James e Claire consumano la loro ardente e avventurosa storia d’amore fra campi di battaglia e manieri cupi e misteriosi, consapevoli che Claire si sarebbe ben presto trovata davanti a una scelta difficile: seguire il suo uomo perdendosi definitivamente nel passato, o tornare a un presente che ormai non le appartiene più…

 

RECENSIONE: Come già vi accennavo nel precedente appuntamento con “La straniera”, il romanzo in questione, da noi in Italia, è stato suddiviso in due volumi, credo visto la mole imponente e così come gli episodi successivi. Questa scelta non mi dispiace, trovo più pratico leggere un volume nella norma piuttosto che un tomo, infatti continuo a rimandare la lettura di “Le cronache di Narnia”, comunque c’è da dire che va sempre a discapito delle nostre tasche. Ma entriamo nel vivo del romanzo, che dire cari “Stamberghiani” vi avevo lasciato un’ottima recensione del titolo precedente e qui invece il vento cambia nettamente direzione. Il primo volume “L’amuleto d’ambra” lo ho letto diverso tempo fa, presa benissimo e ancora infervorata dal primo episodio mi sono tuffata a capofitto nella seconda avventura e ho sbattuto la testa sul fondo. Mi aspettavo che venissi rapita tanto quanto la prima lettura, invece ho impiegato tantissimo tempo per portarlo a termine ed in più ad un certo punto lo leggevo distrattamente saltando le descrizioni e concentrandomi solo su i dialoghi per carpire ciò che accadeva. Se siete intenzionati a percorrere questa avventura e ad iniziare la saga potreste incontrare spoiler, cercherò di contenerli così che possiate avere una visione più completa visto la discrepanza tra un parere e l’altro. L’ambientazione muta, non siamo più nelle selvagge Highland scozzesi ma bensì nell’aristocratica Parigi, non ho avuto ancora la fortuna di visitare questa bellissima capitale europea però non mi entusiasma come set per un libro, non un libro così. Ma ovviamente non si tratta di una critica, solo una moina personale, non mi ha indisposto per questa ragione lol. Le vicende politiche prendono decisamente il sopravvento su tutti gli altri fattori che hanno caratterizzato il fantasy nel primo romanzo, non sono proprio una grande fan della storia francese in generale e qui in questi due volumi diventa fondamentale per lo snocciolarsi delle seguenti vicende. Siamo immersi nella vita borghese e nobiliare (se si dice, ho la tendenza ad inventare termini xD) dell’epoca, Claire e Jamie subentrano nell’attività di gestione di una cantina di vini lasciatagli in gestione dal cugino del ragazzo, almeno spero che la memoria non mi inganni. Già questo cambiamento, dalla landa campagnola, dalla gestione del suo maniero alla vita in una metropoli, non so questo cambiamento così forte non mi è piaciuto perché ero troppo affezionata alle ambientazione e a ciò che concerneva la vita in Scozia dei due protagonisti. Le vicende francesi non mi hanno appassionata come avrete ben capito e anche la storia, l’amore tra i due è descritto in modo differente, meno appassionante anche se, per fortuna, rimangono le “scene” comiche fra i due e le prove del reciproco sentimento. Se non ricordo male, la narrazione si alterna tra i fatti dell’epoca e il presente di Claire perché tornerà nel 1946. Se ci seguite da un pochino saprete bene che questo stile di narrazione personalmente non mi piace, e qui in particolare lo ho trovato confusionario ed in più un pessimo modo per anticipare ai lettori del “ritorno al futuro” della protagonista. Ammetto che è stato “faticoso” leggerlo perché avevo aspettative alte e mi aspettavo che anche il secondo episodio cavalcasse l’onda del primo, comunque solo recentemente ho terminato la lettura di “Il ritorno”. Ho trascinato tantissimo il momento in cui avrei completato la seconda avventura tanto che erano già uscite alcune puntate della nuova stagione della serie tv, è lì che mi sono convinta, per proseguire con il telefilm. Questo romanzo mi è piaciuto molto di più della parte precedente, mi ha preso e coinvolto tra le sue pagine, sempre non a livello di “La straniera” ma lo ho letto abbastanza velocemente. Abbiamo il ritorno nell’amata Scozia, il ritrovo con la famiglia di Jamie (la sorella, il marito e l’esercito di bambini), pochi apparenti attimi di tranquillità e serenità che verranno poi interrotti dal complicarsi delle vicende politiche. Ancora l’elemento politico caratterizzerà l’intero snocciolarsi delle vicende, personalmente non lo ho trovato pesante come nel precedente libro ma piuttosto coinvolgente. Ritroveremo alcuni personaggi, graditi o sgraditi a scendo delle nostre impressioni. Il modo conclusivo ha un bell’impatto, mi invoglia e incuriosisce a proseguire la lettura, non so quando leggerò il prossimo episodio ma sicuramente non abbandonerò questa saga! Ribadisco che l’autrice ha un’immensa fantasia e creatività, si percepisce una grande cura dei dettagli che, sicuramente, è stata sostenuta da una sostanziosa ricerca storico-politica, davvero sorprendente.

Per cui attribuiscono a “L’amuleto di ambra” due dei nostri libricini e a “Il ritorno” tre/quattro libri!

 

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