A tu per tu con Maurizio Vicedomini

Maurizio Vicedomini è laureato in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Vincitore della sezione fantasy del Premio Mondadori “Chrysalide” (2013) con il racconto Senzanome, ha pubblicato diverse opere di genere fantastico: Il patto della Viverna (Ciesse Edizioni, 2012), Il Richiamo della Luna oscura (GDS, 2012), Memorie di mondi (EDS, 2014) e vari racconti in antologie e in e-book dedicati. È direttore della rivista culturale online “Grado Zero”, lavora come editor e ha collaborato in passato con diversi portali e riviste digitali.

Pagine: 160

Acquistalo subito: Ogni orizzonte della notte

Editore: Augh!
Data di uscita: 20 marzo 2017
Prezzo: € 13,00
Pagine: 160
ISBN: 
978-8893431125

«Cammini fra le tombe e ti sembra di vedere le ombre di vecchi datori di lavoro, colossi d’azienda, professori di quand’eri bambino. Di notte, là dentro, arrivi a pensare di poterci parlare, con i morti».
«Dev’essere una bella esperienza».
«Bella no, non direi. Ti sembra che la differenza fra te e loro sia così piccola, così insignificante, che basta fare un altro passo per fargli compagnia».
Ogni orizzonte della notte è una raccolta di racconti in prima persona di protagonisti senza nome che, mediante una narrazione originale e undici situazioni di vita, sviscerano i pensieri dell’animo con uno sguardo diretto su una realtà dai toni scuri. Dall’isolamento più estremo di un uomo al buio, al vagare in moderne odissee, all’intreccio doloroso di monologhi solitari: un percorso che attraversa solitudine e individualità, fino a trovarne l’essenza, frammentata, nella trama indissolubile dei rapporti umani.

Vi ho parlato della raccolta di racconti e ora lascio la parola a Maurizio Vicedomini. Finalmente posso condividere con voi l’intervista che ho avuto modo di fargli poco tempo fa. Vi ricordo che cliccando l’immagine qui sotto, potete leggere la mia recensione. Buona lettura!

Com’è nata l’idea di “Ogni orizzonte della notte”?

Ogni orizzonte non nasce in un momento specifico della mia vita. È il frutto di un percorso che ha nei propri tratti principali la passione sempre crescente per la forma breve, alcuni studi universitari, diverse esperienze personali, situazioni, eventi, persone. Ho cominciato con dei primi racconti che non sono presenti nel libro. E via via che ne scrivevo, nel corso del tempo, mi sono accorto che ruotavano intorno a un piccolo nocciolo di tematiche e motivi. È solo allora, a metà dell’opera, se vogliamo, che ho preso in mano le redini del progetto. Scrittura, riscrittura e revisione hanno richiesto tre anni. Anni in cui ho scritto ventidue racconti. Al netto del libro, solo la metà sono finiti in stampa.

 

Raccontaci un po’ dei Ognuno di loro arricchisce la raccolta, ma come nasce l’idea per ognuno di loro?

L’idea era di personaggi che incarnassero la quotidianità del vivere comune e al contempo fossero vividi e riconoscibili. Protagonisti delle loro storie solo per un gioco di prospettive, solo perché sono – appunto – le loro storie. Nella vita degli altri sono comprimari: individui completi che diventano tasselli di un mosaico più grande. In questo quadro, un tassello vale l’altro. Ecco perché sono senza nome, tutti. Possono essere uno qualunque degli elementi costitutivi della nostra realtà. Possono essere uno qualunque di noi. Basta solo avvicinarsi, a quel mosaico, e dare un’occhiata.

 

Una curiosità. Quanto c’è di te in questa raccolta?

Ogni personaggio di Ogni orizzonte è, di fatto, una variazione sul tema di Maurizio Vicedomini. E credo non possa essere altrimenti. Quando si tratta di emozioni, non c’è documentazione che tenga, se non abbiamo idea di cosa significhi davvero provare quell’emozione. E allora possiamo solo basarci su noi stessi. Possiamo solo prendere ciò che abbiamo provato dal primo dei nostri giorni e rimodularlo, accrescerlo, rimpicciolirlo, deformarlo. Ognuno di noi – generalmente – prova tutte le emozioni umane. Così, ricombinandole, è possibile creare una sequenza di individui diversissimi fra loro, magari ben più simili a persone estranee che a me, il loro modello, lo stampo di fabbrica.

Poi, certo: in alcuni racconti ci sono eventi realmente accaduti – in parte, almeno – o ispirati a fatti reali. Ma chiarire quale sia il grado di realtà di una narrazione è un compito che lascio ai lettori.

 

Qual è il messaggio che volevi trasmettere con “Ogni orizzonte della notte”?

La parzialità nell’interpretazione umana del mondo. Ecco, sette parole buttate nero su bianco che significano tutto e niente. Un modo ricercato e altisonante per dire che ciò che vediamo – la realtà stessa, ma anche come intendiamo i rapporti, le azioni degli altri – dipende dai nostri strumenti percettivi e dall’interpretazione che ne diamo. Pensiamo ai daltonici, ad esempio. La loro percezione visiva del mondo è diversa rispetto alle altre persone. Ma l’interpretazione dipende dalla nostra esperienza. Il modo in cui affrontiamo una situazione dipende da una serie di parametri che derivano da ciò che siamo, da ciò che abbiamo vissuto in passato. Una vittima di continui abusi reagirà in maniera del tutto diversa a uno schiaffo visto in mezzo a una strada rispetto a una persona cresciuta nell’affetto genitoriale. È un esempio banale e insipido, ma può rendere bene l’idea.

Un racconto, in particolare, mette l’accento su questo punto. Ego. La stessa storia raccontata da due persone diverse.

 

Perché una serie di racconti?

Mi piace sempre rispondere a questa domanda con: Perché no?

Dieci anni fa questa domanda avrebbe richiesto una formidabile apologia della forma breve, della sua maturità, della sua importanza e dignità. Oggi – io credo – non ce n’è più bisogno. Il racconto ha ripreso piede, soprattutto grazie al lavoro dell’editoria indipendente, e non è più stigmatizzato come una volta.

Quindi rispondo: perché è una forma che mi si addice e si addice al mondo che viviamo. Sento che ciò che ho da dire trovi la sua dimensione ottimale nel racconto. Ciò non toglie che un domani io possa avere altro da dire, e che passi a scrivere un romanzo. Per fare una citazione un po’ colta, un po’ Pop: “Ma non è questo il giorno”.

È adatto, dicevo anche, ai tempi in cui viviamo. Ed è innegabile che ci si trovi in una realtà rapida. Siamo sempre di corsa, viviamo frammenti di storie differenti un po’ per volta, come se ogni sera vedessimo un episodio di una serie tv diversa, e solo la settimana seguente potessimo sapere come va avanti la storia. Il racconto, nella sua brevità, nella sua incisività, si difende bene. Forse anche meglio del romanzo.

 

Ha un hobby che continui a coltivare?

Dipende dal peso che diamo alla parola hobby. Io risponderei senza problemi: la lettura e la scrittura. Perché per me hobby significa passione, e queste sono le uniche cose che porto avanti con costanza a parte il lavoro come editor e Grado Zero, la rivista che ho fondato e dirigo. Se invece si vuole vedere un’accezione più leggera nel termine, dovrei pensarci. Forse la chitarra, lo sport. Ma sono cose a cui dedico ormai un tempo minimo, saltuario, quando tutto il resto – ciò che è più importante – è stato portato a termine.

 

Una domanda che pongo spesso. Hai qualche consiglio per chi vuole diventare scrittore?

In passato mi è capitato di darne, soprattutto in interviste come questa. Oggi, lavorando a stretto contatto con gli autori, trovo i vecchi consigli buoni solo come clichè. Quello che più mi sento di dire è: comprendete il valore della parola. I romanzi che edito hanno spesso questo problema. Le parole vengono messe lì, sul foglio, senza una reale consapevolezza. Il concetto magari è chiaro nella mente dell’autore, ma la sua realizzazione alfabetica è confusa, incerta, ‘quasi-esatta’.

Come raccontare una storia può essere insegnato. Ma non è quello che fa di una persona che scrive uno scrittore (o, se vogliamo, di uno scrittore un bravo scrittore). La differenza – io credo – è nell’utilizzo delle parole, nel suono che hanno, nella sequenza che gli diamo, nella scelta fra i sinonimi, nelle costruzioni sintattiche. Non è un caso se l’aggettivo viene messo prima o dopo del sostantivo. Non dev’esserlo.

Ecco che allora il solito vecchio consiglio: “Leggete!” assume un significato diverso. Diventa: “Leggete consapevolmente!”. I maestri che hanno scritto quei capolavori che tanto apprezziamo sono miniere da cui trafugare segreti importantissimi. E il segreto di ognuno di loro non è altro che la consapevolezza specifica con cui hanno scelto le parole e le hanno incolonnate in un ordine preciso. Tutto qui. Niente di più basilare e importante.

Anche questa intervista volge al termine, vi ricordo che “Ogni orizzonte della notte” è disponibile su amazon al link sulla scheda. Alla prossima!

May the Force be with you!
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