Due chiacchiere con Tommaso Percivale – Il caso dei sessantasei secondi

Di chiacchierate piacevoli in un bar insieme a Tommaso Percivale, autore tra le altre cose de “Il caso dei sessantasei secondi”. In occasione del festival di Mare di libri abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo.

Data di uscita: 19 Marzo

Acquistalo subito: Il caso dei sessantasei secondi

Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Genere: Giallo per bambini

Prezzo: € 17,00
Pagine: 180

«Lucy Blackstone, Mei Li Bradford, Candice King, Kaja Bandhura» recitò la regina. «Per i vostri meriti sul campo, io vi nomino membri dell’ordine della Ghirlanda. Come le volpi cacciano di notte, in segreto, così anche voi andrete a caccia dei crimini più sfuggenti, dei casi impossibili, dei misteri più inspiegabili, in nome del Regno d’Inghilterra.» Il trafiletto sul “Morning Post” attira l’attenzione di Lucy, Kaja, Candice e Mei Li, quattro inseparabili amiche accomunate dalla grande passione per la ricerca della verità. Nell’annuncio, una donna che viaggia tutte le sere sulla tratta Marylebone-Aylesbury si lamenta del fatto che il treno fa una fermata non prevista in una stazione fantasma, e che questa fermata dura sempre sessantasei secondi esatti. Il caso incuriosisce le ragazze, che si mettono sulle tracce del treno di mezzanotte e finiscono dritte nei sotterranei di Londra, convocate dalla regina Vittoria in persona. Ad attenderle ci sarà un complotto in cui sono coinvolti il capo dello spionaggio inglese, il medico personale della regina, una banda di sicari internazionali e un marinaio irlandese, che le aiuterà in un’indagine degna del più celebre degli investigatori.

Il padre de “Il caso dei sessantasei secondi”, Tommaso Percivale, è stato il nostro battesimo del fuoco. Incontrarlo a Mare di Libri è stata una bellissima esperienza, oltre che divertente. Abbiamo chiacchierato del suo lavoro come scrittore, nel dettaglio del suo ultimo romanzo e dei suoi personaggi. Insomma, quattro chiacchiere piacevoli con un grande autore che ci ha regalato un po’ del suo tempo per rispondere a tutte le nostre curiosità.

Com’è nata la tua passione per la scrittura? Ti ricordi qual è stato il momento in cui hai deciso che avresti voluto fare lo scrittore?

T: Sì, benissimo. La mia passione per la scrittura è nata scrivendo. Sono entrato in questo ambiente un po’ per caso, grazie a Pierdomenico Baccalario, che era già molto famoso all’epoca, che era a conoscenza del mio archivio di notizie strampalate e avendo in corso un progetto per un libro di Mondadori che aveva come tema centrale proprio le notizie  più assurde e non riuscendo a completare da solo un libro così complesso mi sono unito a lui e lo abbiamo portato a termine insieme e questo è stato il mio esordio da scrittore. Ma questo era un libro senza storia, con molte immagini e nozioni ma non era un vero e proprio romanzo. Ho impiegato molti anni per arrivare a scrivere il mio primo libro vero e proprio, che è “Ribelli in fuga”, ed è proprio mentre lavoravo su questa storia che ho capito che fare lo scrittore era il lavoro giusto per me. La persona giusta al momento giusto. In questo modo posso dare il mio contributo al mondo per migliorarlo anche solo un poco e questo l’ho capito studiando gli scout per poter scrivere il romanzo e in particolare i libri di Sir Baden Powell, il fondatore dello scoutismo, che è un faro per chi cerca un qualcosa dentro di sé, aiuta a scoprire chi siamo e a tirare fuori il meglio di noi, quindi è grazie a lui che ho scoperto che fare lo scrittore per me è la felicità e allo stesso tempo mi da la possibilità di poter essere anche utile agli altri.

 

Parliamo un po’ del tuo rapporto con la scrittura, com’è cambiato durante il tempo? Cosa significa per te scrivere?

T: È cambiato molto, nel tempo sono maturato come scrittore e senza dubbio e ho dovuto fare dei sacrifici perché è un lavoro totalizzante almeno per come lo vivo io quindi quando lavoro a un progetto in particolare devo solo pensare a quello e visto che un romanzo mi puoi Impegnare anche sei mesi a volte di più, diventa estremamente impegnativo stressante e logorante, ho dovuto abbandonare i miei hobby. Io ho sempre avuto tanti interessi differenti, mi piaceva cercare studiare scoprire, anche per praticare, ad esempio, sulla prestigiazione e ho dovuto lasciare un po’ tutto alle spalle per dedicarmi alla scrittura, ma spero sia una cosa temporanea, spero che pian piano possa ritornare avere una vita più regolare però per adesso voglio solo concentrarmi su questo, sulla scrittura.

 

Com’è nata l’idea de “Il caso dei sessantasei secondi”?

T: Io sono sempre stato una fan dello scenario Vittoriano che è uno scenario incredibilmente affascinante e pieno di contraddizioni. Londra in quegli anni era la città più avanzata del mondo, ma allo stesso tempo era ancora immersa nella superstizione della magia in strani riti, abitudini e tradizioni molto bizzarre, quindi la tecnologia più avanzata convive con la magia e con l’industria, quindi grandi tensioni sociali, ricchissimi e poverissimi che abitano molto vicini, questa assurdità della condizione della donna ancora molto arretrata ma con una donna al vertice ammirata e rispettata, perché comunque era veramente in gamba, eppure perfino lei credeva che la donna nella società dovesse avere quel ruolo. Un pastrocchio di contraddizioni di e di follia da cui può emergere di tutto.
Io mi sono ispirato tantissimo alle storie di Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, che con le sue idee folli, come ad esempio quella degli ometti danzanti oppure il mastino dei Baskerville, è riuscito a creare casi che partono da una stranezza come ad esempio una scarpa che viene ritrovata, quindi cominci da un pezzettino del quadro devi scoprire tutto il resto, ma non sai mai cosa stai guardando davvero e nemmeno qual è il punto che devi raggiungere.
Io ho deciso di insistere ancora di più su questa follia di partenza, quindi cominciare da cose proprio impossibili che viste da vicino sembra quasi che non possano esistere, però in qualche modo esistono e per fare questo ho usato anche la mia esperienza da prestigiatore per costruire questo caso, un’illusione convincente perché usa i tuoi sensi per ingannarti e poi dietro se sei capace di andare oltre e guardare più la qualcos’altro da scoprire, qualcosa che non avresti mai immaginato.

 

Perchéhai scelto proprio quattro donne come protagoniste femminili? È una scelta voluta o casuale?

T: Le quattro protagoniste femminili e il personaggio maschile che sarà sempre presente, io infatti lo voglio tenere come coprotagonista, sempre vicino alle ragazze perché in qualche modo le completa. Le ragazze enfatizzano la nevrosi di quegli anni, queste contraddizioni e lo fanno anche raccontando le loro vicende personali, raccontando come vivevano davvero un periodo storico così complesso. Faccio sempre l’esempio di Candice che si deve travestire da uomo per frequentare l’università perché è il caso più eclatante, però abbiamo anche Kaya per esempio, questa principessa indiana che in quegli anni aveva uno strettissimo legame con l’Inghilterra e quindi vive la realtà inglese di quegli anni  intrecciata con la tradizione indiana, una società molto più rigida fatta di Caste quindi molto più impostata e lei deve cercare di districarsi fra queste due pressioni e trovare comunque la sua strada perché vuole fare la giornalista, cosa che ancora oggi è difficilissima da fare per una donna. Quindi ho deciso di raccontare le vicende personali di queste ragazze, tutte belle a loro modo anche se non parlo di una bellezza canonica, sono tutte  diverse e speciali, affascinanti ma anche molto intelligente e tutte appassionate di enigmi, misteri e mappe in modo diverso, perché nelle mappe si nasconde una verità quindi è già una maschera da da svelare e da scoprire. Poi c’è la nipote di un assassino che forse è quella che esce un pochino fuori dagli schemi rispetto alle altre perchè non vuole uccidere.

 

Questo è solo un piccolo assaggio dei tre meravigliosi giorni che abbiamo trascorso al festival.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Mondadori e Tommaso Percivale per la disponibilità.

 

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