Elegia americana di J.D. Vance | Recensione di Deborah

 

J.D. Vance è cresciuto tra Middletown, in Ohio, e Jackson, in Kentucky. Arruolatosi nei Marines dopo il diploma, ha prestato servizio in Iraq. Laureatosi in legge a Yale, lavora attualmente nella Silicon Valley. Vive a San Francisco con sua moglie e due cani.

 

Per questa gente la povertà è una tradizione di famiglia: i loro antenati erano braccianti nell’economia schiavista del Sud, poi mezzadri, minatori e infine, in tempi più recenti, meccanici e operai. Gli americani li chiamano hillbilly (buzzurri, montanari) redneck (colli rossi) o white trash (spazzatura bianca). Io li chiamo vicini di casa, amici e familiari.

 

Editore: Garzanti Libri
Data di uscita: 19 novembre 2020
Pagine: 264
Prezzo: 14.00 €

I nonni di J.D. sono sporchi, poveri e innamorati quando emigrano giovanissimi dalle regioni dei monti Appalachi verso l’Ohio nella speranza di una vita migliore. Ma quel sogno di benessere e riscatto è solo sfiorato, perché prima di diventare uomo il loro nipote lotterà a lungo con la miseria e la violenza domestica: una madre tossicodipendente, patrigni nullafacenti che si susseguono uno dopo l’altro, vicini di casa alcolisti capaci solamente di sopravvivere con i sussidi e lamentarsi del governo, in una regione in cui i tassi di disoccupazione sono sempre più alti e l’abbandono scolastico è alle stelle. Eppure quella che J.D. Vance racconta senza indulgenza ma con un amorevole orgoglio di appartenenza non è l’eccezione ma è la storia, in filigrana, di un Paese intero, di quel proletariato bianco degli Stati Uniti che ha espresso la sua frustrazione portando Donald Trump alla presidenza. “Elegia americana” celebra un’America silenziosa e dà voce a quella classe operaia dei bianchi degli Stati Uniti più profondi che un tempo riempiva le chiese, coltivava le terre e faceva funzionare le industrie. Quel mondo non c’è più, al suo posto solo ruggine e rabbia. E J.D. Vance diventa così il cantore, brutale e appassionato, dell’implosione di un modello, di un’idea. Di un sogno che è stato a lungo anche il nostro.

 

Febbraio ha portato tra le mie letture una ventata di novità, in questo caso ho riscoperto un genere che leggo solitamente molto poco, il saggio. Nell’ultimo anno ho letto solo un altro libro di questo genere, entrambe le letture mi sono piaciute veramente tanto, probabilmente perché ho scelto argomenti ai quali sono particolarmente interessata, spero che in futuro sarò meno restia ad aggiungere questa tipologia alle mie letture.

Da qualche anno, come forse già sapete, ho iniziato ad amare profondamente la letteratura americana, quei romanzi che ci raccontano un’America agreste, cruda e violenta, un’America arrabbiata, povera e dilaniata dal disagio sociale, un’America lontana anni luce dai lustrini, dalle vetrine e dal cosiddetto sogno americano. Ho letto tanti libri che ripercorrono in chiave romanzata queste tematiche, partendo dagli inizi del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri. Rimango sempre stupita e affascinata da tutti questi personaggi imperfetti che si dibattono nel fango per sopravvivere, dal loro compiere scelte quasi sempre sbagliate che li fanno affondare sempre un po’ di più, dal destino che è sempre funesto nei loro confronti. Insomma, ovviamente non potevo resistere alla lettura di Elegia americana, J.D. Vance nel suo libro parla dell’America che più mi affascina raccontando la sua vita, l’autore ha rischiato di essere proprio come uno di quei personaggi che mi stanno particolarmente a cuore, l’unica piccola ed enorme differenza è che nel suo caso tutto è stato vissuto sulla sua pelle.

 

I nonni saranno anche sfuggiti alla miseria del Kentucky, ma insieme ai loro figli hanno imparato a proprie spese che la Ruote 23 non portava dove speravano.

 

La lettura di Elegia americana è stata un’esperienza unica, essendo appassionata di questi argomenti toccare con mano un’esperienza di vita reale è stato molto toccante e interessante; sono rimasta incantata dalla voce di J.D. Vance e dalla sua storia, dalla sua vita in realtà. L’autore ha dovuto lottare contro il fato strappando il proprio destino da un percorso già ben delineato in partenza, una strada destinata al fallimento e all’autodistruzione. Sì, purtroppo questa fetta della popolazione americana sembra essere predestinata a questo, per un hillbilly che riesce a cambiare la propria vita ce ne sono tantissimi altri costretti a rimanere intrappolati nel fango nel quale sono nati. Perché? Le motivazioni sono tantissime e J.D Vance ne parla con cura, alternando le sue esperienze, le sue riflessioni a studi condotti da esperti. È stato illuminante poter confrontare le mie teorie e riflessioni maturate attraverso la lettura di romanzi, constatare di ritrovarmi nella realtà su moltissimi punti mi ha fatto capire che nonostante quelle che amo leggere siano storie romanzate rispecchiano in modo molto fedele la realtà. Grazie alle lettura di Elegia americana sono sicura che in futuro leggerò il genere di romanzi che amo con un occhio più preparato, sono certa che vivrò ancora più emozioni.

J.D. Vance è uno dei tanti ragazzi hillbilly nato in un contesto difficile, l’autore ha sperimentato la miseria e purtroppo la violenza domestica, ha avuto un’infanzia instabile a causa di una madre tossicodipendente, è stato circondato da una sfilza di figure maschili sempre passeggere e sempre nullafacenti, per fortuna mai violenti. J.D. Vance è stato salvato da molteplici fattori, quello che sicuramente mi ha colpito di più è l’importanza della famiglia e della comunità: l’autore ha trovato sempre una mano tesa nel momento del bisogno, magari un po’ sporca ma non è stato mai abbandonato alla deriva. Una delle figure più importanti è stata la nonna di Vance, una donna tenace, dura e un po’ matta che ha fatto del suo meglio per essere una buona madre per il nipote, un esempio di resilienza, forza e determinazione.

 

Avevo un buon lavoro, una casa appena acquistata, una donna che mi amava, e una vita serena a Cincinnati, una città che mi piaceva moltissimo. Io e Usha eravamo tornati lì dopo la laurea in legge per un apprendistato di un anno e avevamo messo su casa insieme ai nostri due cani. Stavo salendo la scala sociale. Ce l’avevo fatta. Avevo realizzato il sogno americano.
O almeno così poteva sembrare a chi mi avesse visto dal di fuori. Ma la mobilità ascendente non è mai così netta, e il mondo che ho lasciato alle mie spalle trova sempre la maniera di riportarmi indietro.

 

Sono certa che tutti dovremmo regalarci la lettura di Elegia americana, non solo gli appassionati come me di queste tematiche, perché questo è un saggio che scava nel profondo di una comunità grande, arrabbiata e dilaniata dalla povertà e dal disagio sociale. Una volta gli hillbilly sono stati il motore del mondo agricolo e industriale, ora sono abbandonati tra le macerie polverose e il malcontento, nel ricordo di quella realtà una volta florida. Questa comunità ha una cultura particolare, un modo di vedere e vivere la vita che li porta a essere sempre più arrabbiati e scontenti, oltre che sempre più poveri e desolati.

Elegia americana scava nel profondo di questa comunità che sembra proprio abbia costituito lo zoccolo duro di Donald Trump, questa lettura quindi ci regala un’imperdibile panoramica di approfondimento sullo scenario politico contemporaneo.

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Garzanti Libri per la copia omaggio

 

 

n

May the Force be with you!
Precedente Tea time: Brian Panowich ci riporta all'ombra di Bull Mountain Successivo Inku Stories: Weathering with you di Makoto Shinkai e Wataru Kubota