Il giardino delle delizie di Joyce Carol Oates | Recensione di Deborah

 

Le mappe le insegnavano una cosa stupefacente: non aveva importanza dove si trovava, c’era sempre un modo per arrivare dall’altra parte, c’erano delle linee che l’avrebbero condotta, incrociandosi e accavallandosi, doveva semplicemente capire come.

 

Editore: Il saggiatore
Data di uscita:  18 maggio 2017
Pagine: 520
Prezzo: 21.00 €

Campi di segale sotto il sole abbacinante dell’Arkansas. Le mani strappano i frutti dalla terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano è un abbaglio nell’afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano. Clara è la figlia di due contadini e trascorre l’adolescenza a correre tra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l’abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo già sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilità economica; infine con suo figlio Swan – l’ennesima speranza di riscatto, l’estrema illusione di una riscossa impossibile -, destinato però a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre. Primo capitolo dell’Epopea americana di Joyce Carol Oates, “Il giardino delle delizie” racconta l’America proletaria degli anni Cinquanta e Sessanta, l’America white trash, avida di scalate sociali e rivincite, cianotica per i pugni incassati dai bastardi nelle bettole e dalla vita. Manescamente sordida, fumeggiante e sognatrice. Attraverso gli occhi di una ragazza fragile e bellissima, straziata dai desideri e dai demoni sociali ereditati, Oates tesse una storia di abusi e violenze, un ritratto realistico di quella impetuosa fiumana americana che travolge e annega i suoi figli, attirandoli ai margini dell’esistenza, senza possibilità di ritorno, nel miraggio di un paradiso terrestre, un giardino delle delizie che si rivela, alla fine, una terra desolata.

 

La primavera sta lentamente sfumando in estate, l’afa è in trepidante attesa di avvolgere tutto nel suo abbraccio umido e soffocante, la terra sta diventando riarsa da un sole che giorno dopo giorno è sempre più alto nel cielo, i campi sono popolati da una miriade di fili d’erba che ondeggiano al vento formando un tappeto giallo verde. Grazie a una ritrovata semi libertà mi sono goduta la lettura de Il giardino delle delizie girovagando per le campagne, leggendo le storie di personaggi imperfetti martoriati dalla vita e dalle piantagioni.

 

Là fuori il tempo poteva anche passare, ma si trattava solo di tempo atmosferico o del tempo delle giornate, le stagione che sfumavano le une nelle altre e i giorni che si trasformavano in notti, nulla che ti portasse da qualche parte: era più vecchia di prima, probabilmente, ma non era mai stata così bella in tutta la sua vita. Il tempo non aveva niente a che fare con lei.

 

Il giardino delle delizie è il primo capitolo dell’Epopea americana scritta da Joyce Carol Oates, ho scoperto questa autrice straordinaria grazie all’iniziativa di solidarietà che la casa editrice Il Saggiatore ha portato avanti per allietare la nostra quarantena. Sono rimasta stregata dalla voce e dallo stile di scrittura della Oates, tanto che ancor prima di ultimare la lettura non ho resistito e ho acquistato gli altri tre volumi. Leggendo la trama ero sicura che non avrei potuto far altro che amare quest’opera. Perché? Perché amo alla follia i romanzi agresti, crudi e duri ambientati nell’America del Novecento. Joyce Carol Oates mi ha ricordato uno dei miei scrittori preferiti di sempre, Kent Haruf e la sua Trilogia della Pianura, ed è grazie a questo meraviglioso scrittore che io mi sono follemente innamorata di questa tipologia di libri. Forse sarà troppo presto per dirlo, non ho letto ancora tutta l’Epopea americana e/o altre opere di questa autrice ma sento che la Oates è per me la versione femminile di Haruf, un’autrice di cui desidero leggere tutto e che porterò sempre nel cuore. Il giardino delle delizie mi ha regalato tanto, mi sono sentita a casa in quei campi di fragole e cipolle arsi dal sole dalla mattina alla sera, nonostante non ci sia un luogo al quale i protagonisti appartengono sono loro, le loro vite violente a generare un senso di continuità e sicurezza. Una sicurezza dal significato crudo, perché nonostante tutti i guai nei quali si può facilmente incappare il sole sorgerà lo stesso il giorno dopo. Questa filosofia, il vivere alla giornata, forse al minuto, rispecchia il modo di vivere dei Walpole, il non volersi preoccupare troppo delle conseguenze di un’azione, tanto una soluzione la si trova comunque per andare avanti. L’autrice inizia a esplorare e sviscerare gli oscuri anfratti e la realtà agghiacciante dietro al concetto del sogno americano, partendo dal gradino più basso della struttura sociale.

 

Alla fattoria, i polli venivano uccisi a mani nude: gli staccavano la testa con un movimento secco, di torsione, e alla faccenda veniva data la stessa importanza che aveva la pulitura del granturco. Perché per un uomo era diverso? Un uomo era diverso? Per un uomo ricco è diverso pensò Swan.

 

La voce di Joyce Carol Oates è forte come un uragano, tagliente come aguzzi frammenti di vetro, è violenta, dura e cruda. Il linguaggio dell’autrice è semplice, diretto e immediato, utilizza termini forti che hanno sicuramente suscitato indignazione nella società puritana dell’epoca. La Oates è riuscita magistralmente a dar voce agli ultimi, a quelli che venivano considerati la feccia bianca, quelli che non avevano accesso all’istruzione, quelli che si bruciavano le pelle sotto il sole e si spaccavano la schiena perché i ricchi potessero avere in tavola le prelibatezze, quelli che erano costretti a rotolarsi nel fango e vivere tra piattole, spazzatura e puzza di latrina. In questo contesto di degrado sociale si barcamena la famiglia Walpole, una famiglia numerosa di contadini stagionali costretti a vagare da una piantagione all’altra del paese in base alla fortuna di concludere un contratto, nella speranza che la stagione sia favorevole al raccolto. Il giardino delle delizie è suddiviso in tre parti, tre parti che prendono il nome di tre diversi uomini legati indissolubilmente a una donna, la vera protagonista del romanzo: Clara Walpole. Il primo volume dell’Epopea americana segue il tortuoso percorso di vita di Clara, la realizzazione del sogno americano, o meglio, la sua arrampicata sociale. Infondo è di questo si tratta, un minestrone di destino, fortuna, scelte e ingordigia. Assistiamo alla sostanziale trasformazione di una bambina dolce e timida cresciuta tra baracche, sole e sudore; percorriamo al suo fianco i filari di pomodori fino a diventare una giovane adolescente innamorata, piena di speranze e soddisfatta del proprio lavoro da commessa fino ad arrivare alla donna arricchita e sempre più ingorda che cerca di celare in profondità le proprie origini. Purtroppo si sa, nonostante i disperati tentativi di rinnegare chi si è veramente i vincoli con il proprio passato non si possono cancellare, per quanto Clara tenti di nascondere la polvere sotto al tappeto rimarrà sempre feccia bianca.

 

E tutta quella terra, così tanta terra, accudita e torturata fino a diventare un giardino così complesso che per capirlo ci sarebbe voluta una vita intera…a Swan sembrava che i suoi compagni di classe girassero in tondo nel loro piccolo mondo irrilevante, che aveva a che fare con le amicizie e l’odio che li legava gli uni agli altri; e non c’era altro.

 

Carlton. Carlton Walpole riesce a stento a sfamare la sua famiglia, ha una moglie spesso incinta e sempre più figli sporchi e pidocchiosi dei quali occuparsi, figli ai quali però vuole un gran bene, specialmente a Clara, Clara è la sua preferita. Carlton ci narra la prima parte de Il giardino delle delizie, la parte più violenta, puzzolente e selvaggia. Carlton si considera una persona migliore rispetto a tutti gli altri raccoglitori, lui è un Walpole e un Walpole non può paragonarsi al resto dei disperati. Carlton coltiva sempre la speranza che un giorno riuscirà a lasciarsi alle spalle le piantagioni, la terra e i suoi frutti, le baracche cenciose e la puzza delle latrine; un giorno Carlton Walpole abbandonerà la miseria. Purtroppo il fato non ha in serbo niente di più da offrire a questo sfortunato personaggio, nonostante l’alta considerazione di sé Carlton non sarà in grado di cambiare il corso della propria esistenza, anzi affonderà sempre di più nel fango molle e umido che lo tiene imprigionato, affondando inesorabilmente verso il proprio disastroso destino.

Lowry. Lowry è l’uomo grazie al quale la giovane Clara riesce ad abbandonare la miseria delle piantagioni, scappando lontano dalla propria realtà e lasciandosi alle spalle i suoi fratelli e il padre. Clara era stanca, stanca di essere guardata sempre dall’alto in basso, di essere considerata stupida feccia bianca. Lowry offre a Clara l’opportunità di rinascere trovandole un alloggio rispettabile e un lavoro da commessa. Clara presto si innamora perdutamente di quell’uomo ribelle e sfuggente, nasce in lei un amore tossico e non corrisposto, Clara per ben due anni vive nella speranza di diventare la ragazza di Lowry, assoggettandosi completamente al suo volerei suoi sbalzi di umore. Dopo due anni nei qali Lowry si è preso cura di Clara come se fosse un fratello maggiore vede in lei una giovane donna e non più una bambina, decide di farla sua prima di lasciarla definitivamente e le lascerà anche un bambino in grembo.

 

Era diventato uno di quegli attori dal destino segnato in quel film che aveva visto, che sfrecciavano nell’oscurità senza pensare, con la consapevolezza che la scena finale li attendesse, sul copione c’erano parole e azioni che avrebbe dovuto portare a compimento.

 

Swan. La stabilità di Clara sarà messa alla prova dall’arrivo del bambino di Lowry, bambino che già la giovane ama più di ogni altra cosa. Clara desidera ardentemente per lei e il suo bambino un futuro radioso, lontano, lontanissimo dalla miseria della sua infanzia; per questo la donna è disposta a tutto pur di ottenere ciò che ha sempre desiderato: soldi e rispetto. Clara è una ragazza affascinante, grazie al suo bell’aspetto riesce a far innamorare di sé Curt Revere, l’uomo più ricco dei dintorni, del quale diventerà amante e gli farà credere di essere rimasta incinta. Acciecato dai sentimenti Revere donerà a Clara e Steven (Swan) ogni cosa la donna desideri, cercherà di essere un buon padre per quell’inaspettato figlio bastardo nella speranza di rimanere presto vedovo per sposare la donna amata. Il ritorno di Lowry darà la possibilità a Clara di scegliere una vita meno abbiente ma ricca d’amore, scelta che la giovane liquiderà senza ombra di dubbio, ormai l’obbiettivo è diventare a tutti gli effetti la nuova signora Revere e fare in modo che Swan erediti la fortuna di famiglia. Il piano di Clara va a buon fine ma ad un certo punto la sua crescente ingordigia, le innumerevoli bugie e i continui tentativi di nascondere le proprie origini sotto strati di vestiti costosi, profumi e gioielli decreteranno la fine della sua arrampicata sociale, trascinando anche lei e l’amato figlio verso un oscuro baratro.

Il giardino delle delizie è un opera cruda e violenta, uno spaccato di vera nascosto dietro l’ideale dorato del sogno americano, sogno che si è rivelato tale per pochi e incubo degenerante per molti. Joyce Carol Oates crea un meraviglioso intreccio di personaggi, vite imperfette in balia del fato che ci raccontano la violenza della vita vera, senza zucchero né filtri. Il primo volume dell’Epopea americana mi ha davvero conquistata.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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