Il paese delle meraviglie di Joyce Carol Oates | Recensione di Deborah

 

Joyce Carol Oates è una scrittrice americana. Per il Saggiatore sono usciti Ragazze cattive (2004), Per cosa ho vissuto (2007), La ballata di John Reddy Heart (2010), Acqua nera (2012), Una famiglia americana (2014), Zombie (2015), Jack deve morire (2016) e la quadrilogia Epopea americana (2017): Il giardino delle delizie, I ricchi, Loro e Il paese delle meraviglie.

 

Così pesanti, i cavalli erano come la vita fattasi carne, giganteschi cumuli di carne muscolosa, perfettamente obbedienti e indifferenti. Erano immutabili.
Ma sentiva anche la loro distanza, il loro isolamento. Non poteva farne parte.

 

Editore: Il saggiatore
Data di uscita:  19 ottobre 2017
Pagine: 651
Prezzo: 23.00 €

Da bambino, Jesse Vogel si è salvato per miracolo dall’orribile massacro che ha annientato la sua famiglia. Oggi, celebre neurochirurgo e geniale uomo di scienza, è alle prese con la fuga della figlia Michelle. La giovane si è rifugiata in una comune hippie, sedotta dalla droga e dal delirio lisergico di un vampiresco guru della controcultura. Moderno cavaliere, Jesse farà di tutto per riprendersi Michelle, ignaro del fatto che non esiste salvezza né consolazione per questa fanciulla in pericolo. Nell’ultimo volume della sua Epopea americana, Joyce Carol Oates strizza l’occhio alla tradizione del romanzo gotico per raccontare la definitiva trasformazione del sogno americano in un incubo senza fine. Le ataviche colpe familiari che avvelenavano la letteratura di Nathaniel Hawthorne diventano, fra queste pagine, quelle di un’intera nazione. L’America di oggi ha smarrito l’innocenza e il giardino delle delizie è sfiorito, per lasciare il posto a un soffocante paese delle meraviglie da cui nessuna Alice può fuggire.

 

La settimana volge al termine, si prospetta un periodo scuro e uggioso, il freddo sta arrivando, i colori dell’autunno sono via via più spenti, la natura muore per poi risorgere a nuova vita. Un continuo, una parabola che si ripete nel tempo, una struttura circolare dalla quale non c’è scampo, proprio come il destino dei Vogel. Il paese delle meraviglie di Joyce Carol Oates è l’ultimo volume dell’Epopea americana, un’opera densa, cruda e violenta che scava nei meandri più oscuri della società americana, a partire dagli anni Venti fino ad arrivare agli anni Settata snocciola e distrugge il cosiddetto sogno americano.

Nell’ultimo capitolo dell‘Epopea americana ritroviamo la voce burrascosa e tagliente di Joyce Carol Oates, l’autrice denuncia con forza e violenza la realtà della società americana. Lo stile di scrittura resta fluido, avvolgente, placido, crudo e coinvolgente come il lento scorrere della vita e del destino, inesorabile ci racconta giorno dopo giorno le sofferenza e la tragicità delle vite dei Vogel. Vite che non possono sfuggire al fato, come un circolo vizioso i figli sono costretti a espiare le colpe dei padri, la storia si ripete nonostante la ferrea volontà di distaccarsi dal passato, così il protagonista, Jesse Vogel, finisce per incarnare la figura dalla quale è scappato. Il paese delle meraviglie trasuda ossessione, da una parte è caratterizzato da disciplina, ordine e formalità mentre dall’altra abbiamo passione, trasgressione e dissoluzione; entrambe le facce di questo romanzo sono accomunate da diverse espressioni dell’ossessione. Il paese delle meraviglie è un romanzo molto denso ma capace di scorrere velocissimo, ho adorato e divorato questa lettura, nella mia classifica personale è il mio secondo romanzo preferito dell’opera.

 

E dopo ancora ci sarà un’altra guerra, perché è quello di cui l’economia ha bisogno: ci sarà sempre una guerra, noi la osserveremo da queste rive, e qualcuno di noi la dirigerà, perché certe persone dirigono le guerre mentre altre devono morirci, e questo è un fatto. È il Destino. Capisci?

 

Il paese delle meraviglie è un romanzo cittadino dal sapore borghese, si apre con la disperazione che caratterizza Loro ma presto l’oscurità lascia spazio al falso sfavillante luccichio della borghesia. Nell’ultimo step Joyce Carol Oates demolisce il sogno americano nella sua essenza più pura, infondo se neanche una famiglia borghese può sfuggire dalle tenebre e dal fango chi può farlo? Raccontando la grande scalata e l’inevitabile altrettanto grande tonfo di Jesse Vogel l’autrice fa a pezzi la speranze e soprattutto le falsità che si nascondono dietro la facciata dorata dell’inarrivabile sogno americano. Perché è così, la felicità più la rincorri più tende a scivolare via tra le dita come fumo.

Il romanzo è suddiviso in tre parti che seguono la crescita di Jesse Vogel. Nella prima parte Jesse è un ragazzino, figlio di una famiglia povera e numerosa che è miracolosamente scampato alla furia omicida del padre, l’unico sopravvissuto. Cosa ha scatenato la mattanza? Non lo sapremo mai, la fame, la povertà o la disperazione. Jesse per un periodo vive a casa del nonno, lavora al suo fianco ma dopo che il silenzio tra i due viene infanto fugge via, ritorna a casa e viene accolto dagli zii. I parenti non lo tengono per molto, finisce così per essere spedito all’orfanotrofio e miracolosamente viene adottato da un facoltoso medico. La storia tragica di Jesse attira l’attenzione del dottor Pedersen, titolare di una clinica privata il Dott. Pedersen ritrova in Jesse la propria essenza, ancor più rispetto ai suoi figli di sangue. I Pedersen rendono Jesse un Pedersen a tutti gli effetti, tanto che gli donano persino il cognome; si tratta di una famiglia benestante stretta sotto il giogo delle manie ossessivo-compulsive del capo famiglia.

 

La strana coscienza mostrata dalla folla gli rivoltava lo stomaco. La odiava, odiava tutta questa gente, persino quelli che osservavano dai marciapiedi. C’era tanta di quella lordura al mondo! Ed era quasi tutta prodotta dagli umani!

 

Jesse viene completamente travolto dall’uragano Pedersen, le maie di controllo del padre adottivo spingeranno il protagonista in una folle e insana corsa alla conoscenza, plasmato e condotto per mano dal dottore dal quale avrebbe voluto tanto distaccarsi, Jesse diventerà una nuova versione del Dott. Pedersen. Jesse a causa della sua compartecipazione alla fuga della signora Pedersen sarà ripudiato e cacciato per sempre dalla famiglia, solo e sul lastrico riuscirà comunque a riscattarsi laureandosi non senza difficoltà in medicina. Il percorso di studi di Jesse sarà lungo e articolato, l’indole stacanovista lo assorbirà completamente isolandolo dal resto dei coetanei. Il desiderio di Jesse è di farsi una famiglia e lavorare nella sanità pubblica, a poco a poco però percorrerà le stesse orme del padre adottivo, sarà proprio come lui, uguale alla figura dalla quale voleva assolutamente distaccarsi. Invece no, il destino si farà beffe del nostro celebre neurochirurgo, la fama e il successo non lo salveranno da un destino già visto. Jesse infatti perderà nella spirale della droga la sua preziosa secondogenita, Michelle fuggirà dalla dorata casa paterna per errare attraverso l’America in compagnia di un gruppo di hippie, fino a essere perduta per sempre in un tugurio canadese. Jesse farà di tutto per controllare il destino e salvare la sua amata figlia, ma purtroppo la giovane non può essere salvata.

Il finale de Il paese delle meraviglie è coerente con la disperazione che si respira in tutta l’Epopea americana, Joyce Carol Oates dà vita a un romanzo magnetico, un violento grido di denuncia. L’intera opera di questa straordinaria autrice è densa e impegnativa, regala emozioni forti, crude e contrastanti, spunti di riflessione molto interessanti. Non lasciatevi sfuggire Joyce Carol Oates.

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente #proiettilidicarta: La notte delle mantidi di Ignazio Pandolfo Successivo Close-Up #42: Romanzo d’estate di Elisa Averna (Eretica Edizioni)