INK’S CORNER: Il castello delle stelle #1 di Alex Alice (Oscar Ink)

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Si comincia la settimana con il primo volume de Il castello delle stelle, “1869: La conquista dello spazio”, la space-opera di Alex Alice portata in Italia da Mondadori nella collana Oscar Ink.

Data di uscita: 24 Ottobre 2017

Acquistalo subito: Il castello delle stelle #1

Editore: Mondadori
Collana: Oscar Ink
Genere: Fumetto
Serie: Il castello delle stelle
Traduzione: Camilla Diez

Prezzo: € 24,00
Pagine: 135

E se la conquista dello spazio fosse avvenuta un secolo prima? XIX secolo, l’età del progresso. Dall’Antartide al cuore di tenebra dell’Africa, per terra e per mare gli esploratori espandono senza sosta i confini del mondo conosciuto. Avidi di nuove scoperte, volgono lo sguardo verso l’alto, verso le stelle, verso mondi ignoti e cieli pieni di meravigliose promesse. È il 1868, l’esploratrice Claire Dulac è dispersa, sparita nel corso di un viaggio in mongolfiera. Così il figlio, il giovane Séraphin, parte alla sua ricerca oltre il blu del cielo, dove l’aria si fa sottile…

È ambizioso il progetto di Alex Alice, la sua serie “Il castello delle stelle” distilla l’essenza di Jules Verne e l’amplifica. Non vi è un limite alla fantasia, solo l’irrefrenabile desiderio di andare laddove nessuno si è mai spinto prima, senza freni e senza paura, un viaggio alla scoperta dei limiti dell’uomo che in confronto all’universo è un granello di sabbia eppure desidera l’irraggiungibile, cerca disperatamente di spingersi sempre più lontano da casa, fa suo quell’innato istinto di conquista.

Il primo volume della serie “1869: La conquista dello spazio” è un’ode al progresso dell’uomo, ma non l’uomo che conosciamo oggi, bensì quello di un universo parallelo, uno che si è biforcato dal nostro ad un certo punto della storia, quando la rivoluzione industriale ha conquistato il mondo e ha portato una ventata di novità nella scienza e in tutte le sue applicazioni. Se da un lato noi abbiamo intrapreso una strada che ci ha portati alla digitalizzazione della tecnologia, i protagonisti dell’opera di Alice ne hanno intrapreso uno dove la meccanica è padrona di tutto, dove un moto ne fa partire un altro e quest’ultimo un altro ancora.

Ogni cosa è collegata, gli ingranaggi si supportano a vicenda, la chiave di tutto in questo caso è l’etere, la misteriosa sostanza nella quale si pensava si propagasse la luce, una sorta di aria rarefatta e pura che riempie lo spazio nell’universo al di fuori della nostra stratosfera. Grazie a queste macchine e a questo straordinario motore ad etere rotativo la tecnologia di questo universo parallelo ha preso una piega totalmente diversa da quella del nostro, una dove Séraphine e suo padre si ritrovano a far parte di qualcosa che cambierà completamente il corso della storia, un progetto ambizioso che il re Ludwig cerca di realizzare da tanto tempo: il viaggio verso la Luna.

Questo è solo la punta dell’iceberg di questa storia, un viaggio fatto di scoperte meravigliose e pericoli disumani, una vera e propria conquista della conoscenza, qualcosa che solo i più coraggiosi possono portare a termine. Tutto questo ci viene raccontato da Alex Alice con uno sguardo al passato che però guarda verso un futuro alternativo, una visione particolarmente fantasiosa quanto verosimile per l’epoca. In quegli anni infatti si credeva che la Terra e tutti gli altri pianeti fluttuassero nell’etere anziché nel vuoto, una teoria che è stata totalmente rivoluzionata negli anni a venire, ma che qui prende consistenza e diventa qualcosa di verosimile, soprattutto se a mostrarcela sono le stupende tavole dell’autore.

Gli acquerelli di Alice sono davvero stupefacenti, riescono a raccontare anche senza usare le parole, ma con i suoi testi rende questo viaggio tangibile e unico, creando un mix di disegni e dialoghi dinamici capaci di far sprofondare i lettori nel vuoto siderale dell’universo e allo stesso tempo cullarli in ambientazioni calde e confortevoli, un posto che si riesce quasi a chiamare casa tanto è vivo e colorato. Questa è una capacità straordinaria di questo artista, ben pochi sono capaci di tuffare il lettore nella storia con la stessa forza che esercita questo fumetto.

Sembra quasi di poter sentire i rumori della città, della tecnologia che vive e delle persone che ne usufruiscono, ma al tempo stesso lo spazio diventa la parola chiave, si viaggia attraverso i disegni, la storia e persino nell’animo dei personaggi, il tutto arricchito da una sensibilità estetica capace di tirare fuori tavole di grande bellezza, quasi paragonabili a quadri, dove gli scenari suggestivi spingono chi osserva ancora più in là, lo portano quasi alla deriva nell’etere, fluttuando fra un pianeta e l’altro.

Questa è una storia complessa che si scopre tavola dopo tavola, non si riesce a immaginare il seguito senza leggerlo perché ogni pagina è una scoperta, quasi un dono e un fardello allo stesso tempo, un bagaglio tanto pesante ma allo stesso tempo impossibile da lasciare indietro, chi legge si porta dietro quella pesante valigia di sua spontanea volontà, spinto ad andare avanti dalla sua curiosità e dalla bellezza di queste vivide tavole.

Oltre alla storia in sé in questo volume ci sono anche una esaustiva prefazione che spiega il mondo di Séraphine e ogni sua dinamica, partendo dalle ispirazioni che lo hanno reso tangibile fino alle sue meccaniche più complesse, il tutto contornato da un’intervista all’autore stesso che ci spiega cosa lo ha spinto ad intraprendere questo viaggio con i suoi protagonisti, un’avventura dalle sfumature steampunk che parte da una solida base storica. Come se non bastasse in fondo al volume si trovano anche i progetti dell’etermobile Schwanstern, il mezzo di trasporto che ricorda un cigno ideato dall’architetto Christian Jank con l’unico fine di oltrepassare i confini del cielo e volare attraverso l’etere stesso, riuscendo a raggiungere la Luna, ma non è tutto qui, come in ogni fumetto che si rispetti ci sono anche le illustrazioni, o meglio, le copertine dei volumi singoli che compongono questa prima raccolta.

Leggere “1869: La conquista dello spazio” significa smarrirsi nell’etere, intraprendere un viaggio sorprendente dove il desiderio di scoperta e di esplorazione superano qualsiasi barriera.

«1868…. Epoca dell’industria, era del progresso. Dai ghiacciai dell’Antartico al cuore dell’Africa, intrepidi esploratori spingono sempre più avanti le frontiere dell’ignoto. Adesso è al di là dell’azzurro del cielo, là dove il freddo gela il respiro, là dove l’aria scompare… che il mistero comincia».

 

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Mondadori per la copia omaggio.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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