La camera di sangue di Angela Carter | Recensione di Sandy

“La nostra destinazione, il mio destino.”

IL ROMANZO

Scrittrice al di fuori di ogni convenzione letteraria e sociale per la sua fantasia barocca e il suo malizioso sensualismo, senza dubbio la personalità femminile di maggior spicco nella narrativa inglese dell’ultimo decennio, Angela Carter ha riscritto a modo suo dieci favole celebri sovvertendone le trame con irridente arguzia.

Alcune sono favole sediziosamente familiari, come Barbablu (a cui si ispira il racconto che dà il titolo alla raccolta), Cappuccetto rosso, La bella e la bestia, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata. Altre sono le storie più atroci e orridamente inquietanti della tradizione nordica, con lupi  e vampiri, nevi e foreste, porte misteriose e scricchiolii sinistri.

In questi intrecci dissacranti e in queste atmosfere fra lo stralunato e lo scabroso vibra un conturbante umorismo ma soprattutto s’impone, con immagini rapacemente licenziose, un erotismo sadico-sarcastico che svela e dileggia le simbologie sessuali sommerse nella tradizione favolistica.

Let’s talk about “The Bloody Chambers: And Other Stories”

“Al contrario, pareva che l’esperienza lo avesse reso perfettamente liscio, come un sasso sulla spiaggia, smussato dal passaggio incessante delle maree.”

Angela Carter è una scrittrice che mi è del tutto nuova, avevo sentito parlare di “Notti al circo”, ma non ho mai approfondito ed ora, grazie al torneo dei lettori, sono riuscita finalmente a leggere qualcosa di lei.

La camera di sangue è una raccolta di dieci racconti, ispirati a fiabe o leggende folkloristiche, tramandate di generazione in generazione.

Il primo racconto è quello che dà il titolo all’opera ed è ispirato a Barbablù. Per chi non lo conoscesse, è una fiaba scritta da Charles Perrault, il cui personaggio è un uomo violento e crudele, un vero e proprio uxoricida. La corte di Mr Lyon e La sposa della tigre, invece, sono la rivisitazione de “La Bella e la Bestia”, Il gatto con gli stivali viene trattato in maniera più spensierata mentre per Il Re degli Gnomi rivisita miti e leggende del folklore. Per La bambina di neve sceglie tinte più dark per dare vita alla sua personale interpretazione di Biancaneve, anche per La signora della casa dell’amore, variante de La bella addormentata nel bosco, si serve di un genere un po’ più gotico. Il lupo mannaro e La compagnia dei lupi rivisitano la fiaba di Cappuccetto Rosso in maniera del tutto diversa e ciliegina sulla torta, Lupo-Alice, ispirato al Libro della giungla, Cappuccetto Rosso e Alice nel paese delle meraviglie.

“Il signor Lyon e sua moglie passeggiano in giardino: il vecchio spaniel sonnecchia fra l’erba, in un turbinio di petali caduti.”

Documentandomi, ho scoperto che Angela Carter è sempre andata controcorrente, scegliendo di dare spessore ai suoi personaggi nella maniera più realistica possibile. I personaggi che popolano questi racconti non sono indifesi o alla ricerca di una principessa, ma si perdono tra le pieghe dei loro istinti, bisogni talvolta carnali o nella peggiore delle ipotesi la loro sete di sangue e vendetta. Usando metafore è in grado di ricreare atmosfere che per quanto oniriche e surreali riescono a suscitare emozioni intense. Queste donne che ha scelto di rivedere non sono le classiche principesse “disney”, ma sono donne in balìa dei loro istinti primordiali, disposte a tutto pur di soddisfarli. Non importa come. Sono schiave di sé stesse, imprigionate nel groviglio della loro psiche distorta. Proprio per questo motivo sanno di essere il punto debole di ogni uomo e usano questo fascino come un’arma, a doppio taglio, però.

“Ma dico, mi inganno o è proprio una lacrima quella che vedo scintillare nell’angolo dell’occhio di lui?”

La donna infatti non è altro che un rosa all’apparenza meravigliosa, uno spettacolo della natura, ma quando si va a fondo ci si rende conto che è piena di spine. Queste protagoniste pungono senza aver bisogno di un punteruolo. Non si tratta infatti che di finzione abilmente raccontata, spaziando tra svariati generi, dal fantastico al gotico, rendendo questa raccolta un’esplosione accesa di colori.

Quando ho cercato su internet cosa l’avesse spinta a scrivere quest’antologia, è stata curiosa la risposta che la Carter ha dato in un’intervista, affermando che alla base di ogni fiaba si celerebbe un lato animalesco nascosto in queste relazioni tra donna e bestia, nel caso de La bella e la bestia o di Barbablù e questo lato selvaggio lo ha tradotto come atto sessuale vero e proprio, dove l’uomo crede di avere il controllo assoluto su tutto, ma non è così. Nonostante Barbarblù o Mr Lyon possano rappresentare la mascolinità dell’epoca, è attraverso i pensieri delle controparti femminili che si riesce a cogliere quella sottile differenza tra uomo e donna, che vedrebbe la donna un passo avanti a chi crede di controllarla. Mi ha colpito il modo in cui ha stravolto alcune storie, rendendole a tratti reali, è incredibile che sia riuscita a estrapolare un personaggio dal suo contesto e costruirvi attorno un concetto tutto nuovo.  

 

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