#Leistantanee: Discover Valmalenco

 

È giunto il tempo di condividere un’altra grande passione che ci lega, la passione per i viaggi e per le avventure oltre la carta e l’inchiostro, le emozioni che nascono dallo scoprire qualcosa di nuovo, che sia un luogo vicino o lontano poco importa, l’importante è essere liberi e non porsi confini. I limiti esistono solo nella mente di alcune persone, viaggiamo ed esploriamo per arricchirci ed emozionarci, proprio come quando ci tuffiamo tra le pagine di un romanzo. È arrivata l’ora per la Stamberga di muovere le sue fondamenta scricchiolanti per approdare in nuovi luoghi, sempre in compagnia dei nostri inseparabili amici di carta e inchiostro.

 

 

Febbraio è un mese particolare: è il mese più corto dell’anno e ogni quattro si ripresenta il suo giorno fantasma; per i più superstiziosi “anno bisesto anno funesto” causato, possiamo dire, da questo mese; in febbraio è nata la nostra scricchiolante Stamberga; febbraio è atteso da molti per San Valentino e detestato da altrettanti per lo stesso motivo. Insomma, sembra proprio essere un mese movimentato ricco di avvenimenti e ricorrenze. A causa della sua particolarità ho scelto di ripercorrere un viaggio che mi sta molto a cuore, più che un viaggio un’escursione, sicuramente una delle esperienze più significative che ho avuto la fortuna di esperienziare durante il 2019 ovvero avvicinarmi alla vetta del monte che tanto amo, il Pizzo Scalino.

Le montagne della Valmalenco mi hanno regalato divertimento e calore fin da quando ero una bambina, ricordo che non vedevo l’ora arrivasse la settimana di carnevale per poter partire ed essere circondata dalla neve e dalle alte vette. Le stesse montagne si sono rivelate il mio rifugio sicuro estivo durante una fase difficile dell’adolescenza, assicurandomi divertimento e meraviglia senza impormi di dover fare qualcosa per cui non ero pronta. Lì riuscivo a sentirmi bene con me stessa, non provavo vergogna e imbarazzo vero il mio stesso corpo che in quel momento non riuscivo proprio ad accettare, ero libera di guardare, esplorare e meravigliarmi senza dover preoccuparmi di nulla. Ricordo che in ogni momento libero trascorso in albergo correvo a cullarmi sul dondolo in cortile, ammiravo le montagne che abbracciavano il paese e osservavo con particolare attenzione l’inconfondibile forma piramidale del Pizzo Scalino, fantasticando e sognando. Ad oggi, dopo quasi vent’anni, quella particolare cima non ha perso per me il suo fascino, non vedo l’ora di scorgerla tra le punte e sentirmi a casa.

 

 

A proposito di casa, non è sempre scontato che bisogna considerare Casa solo il loco dove si risiede, oltre il paesino alle porte della grande città dove vivo considero Casa le montagne delle quali  sono innamorata. La particolare sensazione di calore e accoglienza che provo quando ritorno in Valmalenco è la stessa che ho provato scoprendo e ritornando ad Holt durante la lettura dei romanzi di Kent Haruf. Holt è una piccola cittadina immaginaria incastonata nell’arida pianura del Colorado, è un luogo che mi ha rubato il cuore pur esistendo solo nei meravigliosi romanzi di Haruf, è un puntino fittizio sulla mappa che ai mei occhi è molto più reale e consistente di città realmente esistenti. Holt è una terra arida e brulla, è un agglomerato di casette circondate da campi polverosi e sabbiosi, un territorio sterile e crudo da rispettare. Holt e le mie montagne sono luoghi davvero differenti, entrambi però conservano e custodiscono l’essenza della natura selvaggia che scandisce le vite di tutto ciò che per nascita o per scelta dimora in quei luoghi.

Holt è una località nella quale si respira aria di passato, il presente si trascina immutabile giorno dopo giorno e il futuro sembra che voglia tardare ad arrivare, una perfetta istantanea vintage. Holt è avvolta da un’atmosfera agreste e famigliare, qui i rapporti umani sono molto importanti, come lo sono anche le relazioni tra i vicini e specialmente i vincoli familiari, così difficili da spezzare. Holt è una cittadina nella quale tutti si conoscono; abitudini, vizi e debolezze sono sotto gli occhi di tutti, il pensiero ma soprattutto il giudizio degli altri abitanti è impattante e fondamentale. Qui ho avuto la sensazione che ci sia avversione ai cambiamenti, alle novità e a ciò che è sconosciuto.

 

 

Alcuni tratti di queste caratteristiche li rivedo nella realtà di montagna, anche qui mi sembra di essere immersa un po’ nel passato, anche se la tecnologia e l’innovazione sono ben presenti le stradine, i vicoli, le casette in pietra e tutte le attività agricole che sono il sostegno principale della comunità mi rimandano questa sensazione. Sicuramente proprio come ad Holt anche qui i vincoli con la famiglia e il territorio sono molto importanti per le persone, le attività produttive in ambito agricolo e artigianale vengono tramandate di padre in figlio con la speranza e l’obbiettivo di valorizzare e salvaguardare un territorio meraviglioso. Credo fermamente che le montagne e Holt siano due luoghi davvero difficili da lasciare alle spalle, sicuramente sanno come entrarti dentro e conficcare i loro dolci artigli nel tuo cuore, per me è stato così. Terminare la lettura dei romanzi di Kent Haruf mi ha lasciato sempre un velo di sofferenza, non volevo arrivasse mai l’ora di abbandonare Holt perché tra quelle pagine mi sentivo al sicuro, cullata e protetta dalla voce poetica e musicale di Haruf; proprio come accade quando arriva il momento di lasciare la Valmalenco e tornare alla soffocante realtà milanese, è sempre un dispiacere lasciarsi alle spalle un luogo in cui ti senti a casa, un luogo che sa come regalarti l’illusione che lì non possa mai accadere nulla di male.

Sogno di trascorrere in estate un piccolo periodo nel rifugio ai piedi della vetta del Pizzo Scalino, perdermi tra il verde dei prati e il bianco della neve che ancora non si arrende al calore del sole mentre sfoglio le pagine di Canto della pianura, il romanzo che mi ha fatto innamorare di Holt e dei suoi abitanti. Sarebbe un’esperienza di lettura meravigliosa, anzi forse l’esperienza di lettura che potenzialmente potrebbe per me risultare più emozionante. Sogno di partire il mattino presto dal rifugio con lo zaino in spalla, all’interno cibo, acqua, una giacca e la mia copia di Canto della pianura, partire per raggiungere la cima del Pizzo Scalino, raggiungere la vetta dominata dalla grande croce. Immagino la fatica della salita e la stanchezza della discesa, i dolori e i tremiti alle gambe cancellati dalla soddisfazione e dall’emozione di aver raggiunto l’obbiettivo, essere inondata dalla meraviglia e dalla consapevolezza che è valsa la pena versare ogni goccia di sudore lungo il cammino. Mi vedo al rientro al rifugio stendermi sul morbido prato e perdermi tra le pagine scritte da Kent Haruf, stanca, felice e con un’esperienza in più sulle spalle mentre lentamente il sole tramonta dietro la montagna del mio cuore.

 

 

Questo viaggio è un misto tra un’esperienza che ho avuto la fortuna di compiere e un’altra che mi auguro con tutto il cuore di poter fare prima o poi, spero più prima che poi in realtà! Purtroppo ogni volta che ritornerò ad Holt sarà sempre necessario leggere l’ultimo punto e salutare la cittadina; invece in futuro ipoteticamente potrà anche arrivare il giorno in cui considererò le mie montagne la mia prima casa perché effettivamente potrà essere così. Nel frattempo desidero cogliere ogni singola occasione per esperienziare e esplorare il meraviglioso territorio che ho la fortuna di poter vivere. Ogni nuovo viaggio o escursione si rivela un’esperienza unica e imperdibile che contribuisce a plasmarmi e farmi crescere, sono determinata a non perdere nessuna opportunità perché il mondo è là fuori da scoprire!

 

Al prossimo viaggio!

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente Tea Time: Consigli di lettura per San Valentino Successivo Music Monday: 00 gatto. Licenza di graffiare di Kerstin Fielstedde (Emons)