Let’s talk about: AFK di Alice Keller (Camelozampa)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Alla Bologna Children’s Book Fair di quest’anno tra le novità di Camelozampa c’era anche “AFK” di Alice Keller, che racconta la difficile vita di Gio ed Emilia, due fratelli divisi da uno schermo. 

Data di uscita: 11 Aprile

Acquistalo subito: AFK

Editore: Camelozampa
Collana: Le spore
Età: Da 12 anni

Prezzo: € 12,90
Pagine: 110

Gio non esce di casa da ormai due anni. Notte e giorno, resta chiuso nella sua stanza, incollato al monitor, una partita dopo l’altra. Per i suoi genitori, Lui è il Problema. Emilia, la sorella più grande, è una diciottenne normale, nient’affatto un Problema. Eppure è lei a nascondere un segreto, capace di trascinare Gio fuori dalla sua stanza, sbalzarlo lontano dal suo mondo fatto di computer e ossessive routine

Una delle novità che attendevo con ansia era questa, il nuovo romanzo di Alice Keller, che con “Nella pancia della balena” aveva già dimostrato le sue doti da narratrice, raccontando una storia difficile con uno stile scorrevole e suggestivo. C’è ritmo e una certa musicalità nelle sue parole, scorrono come un fiume e il lettore può seguirne il corso, immergersi appieno all’interno della storia e sentirla proprio come se fosse parte attiva del racconto.

Questa volta non è stato da meno. Il suo stile resta indiscusso e la musicalità c’è ancora, scorre con più fluidità suscitando immagini e sensazioni vivide, proprio come se a vestire i panni dei personaggi fossero i lettori. C’è senza dubbio sentimento dietro ad ogni opera di Alice Keller, lo si percepisce dal modo in cui sceglie di dare voce ai personaggi, mettendoli in primo piano e lasciando che siano loro a prendere le redini della narrazione, a raccontarci i macigni che si trascinano dietro e alle preoccupazioni che albergano nei i loro animi.

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Il suo ultimo lavoro uscito da pochi giorni si intitola “AFK”, acronimo che sta per Away From Keyboard e riassume perfettamente l’essenza dell’opera stessa. Il suo giovanissimo protagonista è affetto da autismo, per anni è stata vittima di bullismo da parte degli altri studenti e deriso per il suo aspetto, ha smesso di andare a scuola ormai da due anni, rifugiandosi nel mondo dei videogiochi, che al contrario della vita di tutti i giorni non richiedono interazioni sociali, solo quale scambio di parole da un microfono o una sequenza di comandi per superare le missioni che il gioco richiede.

Gio quindi si è isolato da tutti, famiglia compresa. L’unica eccezione è sua sorella più grande, Emilia, la sola in grado di capirlo e che cerca di non invadere il suo bisogno di spazio, servendosi di un segnale, qualcosa che soltanto loro due comprendono. Pur essendo diversi i due sono sulla stessa lunghezza d’onda e questo rende la situazione delicata in famiglia più leggera, al contrario dei genitori che cercano di forzare il ragazzino per avere una reazione, che però non arriva. Ci sono soltanto i rumori dei tasti a soffocare le parole che Gio vorrebbe dire, ma che non riesce a dire ed è quando il fragile equilibrio si spezza che la situazione si ribalta ed AFK non è più un’acronimo ma si trasforma in un labirinto dove non c’è solo un vicolo cieco, ma svariati e per riuscire a trovare la via d’uscita occorre un cambiamento, la consapevolezza è quel tipo di cambiamento.

Questo è un romanzo che riesce a colpire per la sua intensità, per il modo in cui l’autrice riversa nelle pagine un punto di vista particolare, quello di Gio e del suo mondo virtuale che si scontra con quello reale, Emilia, altra voce che arricchisce l’opera, completa i vuoti lasciati dal fratello e allo stesso tempo permette di esplorare il mondo con emozioni diverse. 

AFK è un romanzo ad alta leggibilità in cui fuggire significa rimanere soffocati dai problemi, una lezione che Gio ed Emilia imparano in un percorso ad ostacoli chiamato vita. Alice Keller mette sul piatto un po’ di tutto dal rapporto problematico genitori-figli, accettazione e consapevolezza, insegnandoci che scappare dalle nostre responsabilità o dai problemi non porta a niente di buono, ma è sbagliando che si riesce a capire qual è il percorso giusto da seguire.

“Mi sento vuoto come un sacco vuoto, divorato in un buco nero di giorni che neppure riesco a immaginare, e nel momento stesso in cui realizzo che non ci saranno più giorni, che non ci sarà più niente di niente di quello che conosco e che questo mi mangerà, divorerà, trascinerà in un turbine senza fondo.”

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Camelozampa per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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