Let’s talk about: Il blues del ragazzo bianco di Paul Beatty

“Queste pagine sono le mie memorie, le spoglie abbandonate sul campo di battaglia nell’eterna guerra per la civiltà.”

IL ROMANZO

Acquistalo subito: Il blues del ragazzo bianco

Editore: Fazi Editore
Collana: Le Strade
Data di uscita: 28 Settembre
Prezzo: € 18,50
Pagine: 280

Il romanzo è la storia di Gunnar Kaufman. Ultimo discendente di una dinastia di «devoti leccaculo servi dei bianchi» – un padre ufficiale di polizia e una madre autoritaria che canta le lodi dei suoi discutibili antenati –, Gunnar passa da un’infanzia serena e priva di tensioni razziali a Santa Monica al traumatico incontro con Hillside, un ghetto nero di Los Angeles. Giocatore di basket e poeta, dopo una dura iniziazione a base di pestaggi a opera delle gang locali riesce a inserirsi nella comunità, e da outsider diventa poco a poco idolo delle folle, in una strenua battaglia contro tutte le certezze della società americana.

COPERTINE A CONFRONTO

Let’s talk about “The White Boy Shuffle”

Ricordati, Gun: Dio, il Paese e le risate; sono la migliore medicina del mondo.

Domani sbarca nelle nostre librerie “Il blues del ragazzo bianco”, primo romanzo di Paul Beatty, pubblicato nel 1996 e rispolverato da Fazi Editori.

Il romanzo racconta la storia di Gunnar Kaufman, poeta e demagogo afro-americano, divenuto famoso anche per la sua raccolta di poesie, Eumelanina, che ha venduto la bellezza di 126 milioni copie.  

Sin dal prologo è lo stesso Kaufman ad avvertire il lettore che ciò che si sta per leggere non solo altro che le sue memorie, frammenti di vita vissuti da un uomo che ha ribaltato ogni cosa, diventando un vero e proprio oratore in grado di smuovere le masse e elevarsi a pilastro della comunità black dell’epoca.

Come un film autobiografico seguiamo da vicino la crescita del giovane Gunnar attraverso le varie fasi della sua vita. Il nostro viaggio comincia dalle sue origini. Gunnar è il classico ragazzo vivace, dominato da un animo ribelle, che non si lascia schiacciare da nessuno. Nato e cresciuto a Santa Monica, vive con sua madre e le sue sorelle e studia in una scuola frequentata per lo più da gente bianca, dove viene trattato in maniera particolare. È sempre sotto gli occhi di tutti e chiunque vorrebbe essergli amico, ciò nonostante si rende conto che le persone che lo circondano sono tutte frivole e privi di una coscienza vera e propria.

Gli abitanti di Hillside trattano la società come la società tratta loro.

Durante la sua adolescenza si trasferisce con la sua famiglia nel ghetto di Hillside, a Los Angeles, cuore della comunità afro americana. Lentamente Gunnar imparerà che per sopravvivere bisogna prestare molta attenzione ai gesti, parole e movimenti del corpo. È una cruda realtà dove domina il più forte o chi riesce a farsi spazio attraverso la violenza. I pivelli come Kaufman sono spacciati già dal primo momento che mettono piede nel ghetto. Per poter far parte di questa comunità bisogna dimostrare di essere degni, di avere le palle e compiere un’impresa leggendaria.  Solo e ammaccato, il ragazzo trascorre le sue giornate camminando a testa bassa, perché qui anche il semplice sguardo potrebbe essere letale.

Liberatosi dal fardello di essere considerato un “bianco” per il suo modo di essere, Gunnar abbraccia finalmente il suo lato nero e comincia anche lui ad entrare nel meccanismo contorto del ghetto. Riesce persino a stringere amicizia con un ragazzo, Nicholas Scoby, progidio del basket.

Mi ero preparato al dolore, ma non ero pronto al suono amplificato che rimbombò dai monitor.

Col passare del tempo Gunnar comincia a farsi un nome, mostrandosi abile come giocatore di basket ma anche come poeta. Questo suo talento insolito nella pallacanestro lo aiuta a guadagnarsi punti all’interno della comunità, portandolo a farsi rispettare.
Poeta emergente e prodigio del basket sono due doti che lo portano a diventare sempre più popolare, tuttavia quando si tratta di ballo e ragazze, resta ancora un outsider. Durante il liceo coltiva la sua passione per la scrittura, scrivendo diverse poesie, molte delle quali verranno pubblicate su alcune riviste.

Queste sono alcune delle vicende descritti dal protagonista, che non ci risparmia nessun dettaglio della sua vita, raccontandoci come è riuscito a spiccare il volo da semplice outsider ad idolo delle folle. Sono le esperienze che ha vissuto, le perdite che ha subito, ad avergli permesso di arrivare dov’è oggi. Gunnar Kaufman si dimostra essere quella voce fuori dal coro in grado di radunare folle, servendosi soltanto delle parole, che come ben sappiamo hanno un potere immenso, se usate in un certo modo.

“Non c’è niente che funzioni, e allora perché mai dovremmo sopportare la morte lenta della tossicodipendenza e dell’etica americana del lavoro, quando abbiamo a disposizione la gratificazione immediata del suicidio?”

Paul Beatty aveva 34 anni quando ha debuttato nel mondo dell’editoria con “Il blues del ragazzo bianco”, una storia resa ironica dall’autore, che come sempre riesce a dare una chiave comica a tragici episodi senza privarli però della loro essenza. Era il 1996 quando impresse sulla carta Gunnar Kaufam, un personaggio alla ricerca della sua esistenza in quanto uomo ma anche membro di una comunità che all’inizio lo rifiuta, pur appartenendo ad essa di diritto. È il modo in cui Beatty rende l’essenza black della comunità ad essere interessante, non si tratta che di dimostrare di essere forti, imbattili e pronti a tutto pur di affermare la propria identità.

Come sempre riesce a catturare il lettore con uno stile diretto e scurrile, in grado di rendere più leggera qualsiasi situazione ma anche realistica, poiché è il modo di esprimersi dei personaggi a renderli affascinanti agli occhi di chi legge.

“Il blues del ragazzo bianco” è una canzone triste che porta allegria, le sue note riecheggiano nella testa del lettore e il suo ritmo spinge ad andare avanti danzando tra le pagine.

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