#proiettilidicarta: Il mistero del cadavere sul treno di Franco Matteucci

Oggi arriva in libreria una nuova indagine dell’ispettore Santoni, personaggio partorito dalla penna di Franco Matteucci, che ne “Il mistero del cadavere sul treno”  verrà messo a dura prova con un caso difficile, la punta di un iceberg che nasconde una storia intricata scritta con il sangue e la violenza.

Data di uscita: 2 Maggio

Acquistalo subito: Il mistero del cadavere sul treno

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova narrativa Newton
Genere: Giallo

Prezzo: € 2,99 | € 9,90
Pagine: 288

La neve fiocca su Valdiluce e sui tanti segreti che non danno pace all’ispettore Marzio Santoni e al suo fedele assistente Kristal Beretta. La morte della giovanissima Franca Berti, sensitiva capace di parlare con gli alberi, è stata davvero provocata dalla malattia? L’eccentrico marito, Alain Bonnet, insegnante di Forest Therapy, ovvero l’arte di connettersi con la natura attraverso i cinque sensi, è un santone, un ciarlatano o un assassino? Da giorni, poi, le anziane spione del paese spettegolano su quell’uomo strano, un ingegnere venuto da fuori, che non dà confidenza a nessuno ma che sembra avere un solo scopo: seguire come un’ombra la povera e ignara Olimpia Carlini, impiegata delle Poste… Intanto, in occasione della coppa del mondo di sci, la vecchia locomotiva a vapore, dopo cinquant’anni di inattività, tornerà a percorrere la ferrovia panoramica per un viaggio mozzafiato. Ma la festa per la corsa inaugurale sarà funestata da un orribile delitto. Le indagini non saranno facili, per Lupo Bianco, perché ogni indizio mostra solo una piccola porzione della verità e il quadro d’insieme appare sfuggente come lo sbuffo del treno che si disperde in lontananza tra i monti innevati.

Tre anni vi fa sulla stamberga vi parlavo de “Il suicidio perfetto”, romanzo che mi ha introdotto al vizio, portandomi a scoprire un autore allora per me sconosciuto e che con il suo personaggio, l’ispettore Santoni alias Lupo Bianco è riuscito a fare breccia nel mio cuore spingendomi ad incuriosirmi. Dalla prima alla settima indagine c’è una cosa da dire, Franco Matteucci riesce sempre a superarsi, trasformando un luogo idilliaco come Valdiluce il fulcro di crimini ed enigmi che il suo ispettore deve affrontare, grazie ai quali si è guadagnato il soprannome di Lupo, un predatore che riesce a stanare la propria preda e non importa se il percorso è pieno di ostacoli, in qualche modo, Santoni centra sempre il suo bersaglio.

Valdiluce è un luogo, come ho detto, paradisiaco, dove la neve riesce a nascondere ogni cosa e il panorama toglie il fiato ai visitatori. Un posto così “magico” però nasconde il suo lato oscuro e in questo preciso caso una scia di sangue che riporta l’ispettore alla realtà, al suo lavoro difficile, tempestato da orrori e vicende quasi fuori dal comune. La morte di Franca Berti da il via a una reazione a catena che come le tessere del domino una fa cadere l’altra, un susseguirsi di eventi che si intrecciano al Forest Therapy, una disciplina in grado di connettere l’uomo con la natura, ma è davvero così? 

La morte di Franca Berti però viene messa in dubbio da un biglietto di Miss Coccoina, sempre criptica, che si diverte a giocare con l’ispettore, ma non per questo inaffidabile. Non era di certo una novità che fosse malata, ma nella sua morte c’è qualcosa che non quadra e questo basta a mettere discussione ogni cosa, partendo dallo stesso marito, Alain Bonnet, ex fotografo, che ha investito tutto sulla Forest Therapy, fallendo miseramente nel suo intento di attirare l’attenzione e di trasformare la sua arte in un business. Che l’abbia uccisa lui?

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Come se non bastasse l’impiegata delle poste, Olimpia Carlini, viene seguita da Tommy Bolton, un forestiero arrivato da fuori città, una figura che non passa di certo inosservato dalle persone e che poco a poco si trasforma in un vero pettegolezzo mentre il paesino è in fermento per la coppa del mondo di sci e in particolar modo per uno degli eventi più attesi dopo cinquant’anni, la vecchia locomotiva a vapore che ritornerà a percorrere la ferrovia.

Quella che doveva essere un’atmosfera di festa si trasforma in un incubo ad occhi aperti, dove l’ispettore si ritroverà a lavorare su più livelli, analizzando ogni singolo aspetto nel suo insieme per poter risolvere un’indagine complessa, dove il misterioso biglietto acquisterà un senso. La settima indagine di Lupo Bianco è a strati, ognuno corrisponde a un personaggio, ma quello più vasto riguarda lei, Olimpia, la donna del mistero, l’impiegata che nasconde una miriade di segreti, la vera incognita di un caso che trasforma una vecchia locomotiva in uno spettacolo degli orrori. 

Sullo stile di Matteucci non si discute. È scorrevole, ironico, suggestivo. Riesce a distillare l’essenza del giallo, portando all’attenzione del lettore il meglio di un caso complicato, dove si indaga insieme ad un personaggio ricco di spessore come l’ispettore Santoni. Questo romanzo infatti va gustato con calma, con un caffè freddo, in veranda, con il rumore della natura a fare da colonna sonora a una delle letture più cupe di quest’anno.

Per riuscire a risolvere il mistero del cadavere sul treno è necessario avere una mente aperta, saper vagliare ogni possibilità e lasciare che sia il lupo a stanare la volpe. 

«Per Olimpia non c’era mai stato alcun dubbio: quello era un disegno che la rappresentava morta. Un incubo.»

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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