Let’s talk about: Un problema per Mac di Enrique Vila-Matas (Feltrinelli)

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Mac, o non Mac, è questo il problema. Oggi parliamo del romanzo di Enrique Vila-Matas, “Un problema per Mac”, pubblicato da Feltrinelli qualche giorno fa, e tradotto da Elena Liverani.

Data di uscita: 9 Maggio

Acquistalo subito: Un problema per Mac

Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Traduzione: Elena Liverani
Genere: Narrativa

Prezzo: € 16,00
Pagine: 288

Cosa succede se un giorno un uomo qualunque, Mac per la precisione, decide di assecondare la sua indole e di cimentarsi nella stesura, se non di un romanzo, quanto meno di un diario? Quanto tempo gli ci vorrà per capire cosa scriverebbe se decidesse di scrivere, visto che accostarsi alla letteratura in tarda età, da novellino, gli offre il vantaggio di non sapere che scrivere è smettere di scrivere? In fondo la sua vocazione autentica è quella del falsificatore e dove meglio dispiega il suo talento è nella ripetizione, nella modifica. E allora perché non dedicarsi alla riscrittura del romanzo di un odioso vicino di casa che non è che una raccolta di molti scritti assai diversi tra loro?

È il romanzo a scegliere il lettore o viceversa? A volte mi capita di rifletterci quando mi ritrovo tra le mani opere come questa, una vera e ipnotica anomalia, qualcosa dalla quale non si riesce a staccarsi e che allo stesso tempo assomiglia a un loop temporale, un momento che viene vissuto a ripetizione, nella quale quest’ultima gioca un ruolo in primo piano, trasforma la titanica impresa di uno scrittore formica in un viaggio alla ricerca del senso della scrittura stessa, nato con l’intento di produrre un libro postumo, uno di quelli che posso rivelarsi un vero successo oppure un flop, ma per il protagonista l’unica ragione per la quale vale la pena aprire il diario e scrivere. 

No, non sto scherzando. Mac, il protagonista, libera se stesso tra le pagine di un diario, il che da una parte mi ha permesso di captare qualcosa al di fuori della bolla nella quale Enrique Vila-Matas è riuscito a intrappolarmi, facendo emergere il malessere che vive la sua voce narrante e la sua ossessione per i libri, il cosiddetto mal di Montano, già vista in un precedente lavoro dell’autore e che qui diviene una delle colonne portanti del romanzo, la continua ricerca attraverso il tormento di riscrivere e di conseguenza scrivere.

Sembra che questo sia uno degli ingredienti preferiti dell’autore che ha trovato in questo insieme di generi una sorta di equilibrio nel quale passare dal diario, alla biografia, a una sorta di saggio narrativo e allo stesso tempo alla celebrazione della scrittura come mezzo non solo di espressione ma anche di riflessione, che muta in continuazione da qualunque angolazione la si guardi. Qui convergono analisi profonde sul significato del romanzo in senso letterale, visto dagli occhi di un personaggio che attraverso l’ironia riesce a infondere nelle sue parole le sue intenzioni, alimentate dagli autori del passato, a volte poeti, altre volte scrittori e filosofi.

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È interessante vedere come la ripetizione, tema alla base della narrazione, sia il mezzo che mette in moto il meccanismo attorno al quale gira il romanzo. Sebbene sia un fattore che mi ha permesso di apprezzare lo stile dell’autore alla lunga questo stesso meccanismo si dimostra un ostacolo e porta il lettore a perdersi nel labirinto di riflessioni e analisi del narratore. La struttura però regge, merito delle massicce fondamenta sulle quali ha costruito il romanzo Enrique Vilas-Matas, che si dimostrano essere ben salde nonostante qualche piccola falla nel meccanismo, ed è questo che mi ha portata a proseguire, ad assistere allo sviluppo della trama di fondo, Mac scrittore e costruttore fallito che si rivela essere una voce narrante accattivante, nonostante la vita di tutti giorni non lo sia affatto. 

Il diario di un costruttore fallito è il collante perfetto per una storia di questo genere che mostra quanto sia versatile Enrique Vila-Matas, mettendo in luce le sue doti da trasformista. Non ha paura di osare, di giocare sui contrasti, mettendo il suo stesso protagonista in discussione, come se si trovasse davanti a uno specchio e ci fosse il suo sabotatore personale dall’altra parte, ad appesantire la sua esistenza, così come evidenzia anche il precario equilibrio del suo rapporto con Carmen, un personaggio che sembrerebbe essere in secondo piano, ma che poco a poco si insinua tra le pagine. 

Se non si fosse capito questo primo approccio alla scrittura di Vila-Matas per me è stato positivo, quasi liberatorio sotto alcuni punti di vista, è riuscito ad accendere una scintilla su un periodo un po’ grigio, spronando il mio lato da lettrice a ricercare letture come questa, che riescono a far sorridere, riflettere e mettono in discussione ogni cosa, che sia essa un romanzo, un concetto o la vita stessa. 

Il problema per Mac è quello di volersi cimentare nei panni da scrittore, scegliendo come forma di espressione il racconto, un po’ informale e un po’ saggio. Attraverso la sua esperienza da lettore ricerca nella ripetizione la forza di scrivere o meglio di scrivere un’opera già esistente. Riflette, racconta nel suo diario il continuo mutare di un’intenzione che nasconde al suo interno una matassa da sbrogliare, fatta di piccoli conflitti e di vicoli ciechi, che però qualcosa dimostrano, che il suo esperimento è una necessità nata da un momento particolare della sua vita, dove sta cercando di dimostrare a se stesso di potercela fare e di non essere un fallito.

“Un problema per Mac” è uno squarcio tra le pagine di un romanzo già scritto, il desiderio di un costruttore di mettere a nudo la sua mente e cimentarsi nel racconto della sua sfida. 

“Qui vivo la scrittura come segreto, per esercitare da principiante nella scrittura – prime scaramucce letterarie con gli occhi puntati sul futuro – e anche per non disperarmi per lo stato catastrofico in cui la mia attività mi ha lasciato.”

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Feltrinelli per la copia omaggio.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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