Let’s talk about: Zucchero filato di Derk Visser (Camelozampa)

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Il romanzo di Derk Visser, Zucchero Filato, arriva per la prima volta in Italia grazie a Camelozampa, con la traduzione di Olga Amagliani e la copertina di Eleonora Antonioni.

Data di uscita: 11 Settembre

Acquistalo subito: Zucchero Filato

Editore: Camelozampa
Collana: Gli arcobaleni
Età: Da 10 anni
Genere: Libri per bambini
Traduzione: Olga Amagliani
Copertina: Eleonora Antonioni

Prezzo: € 11,50
Pagine: 143

Ezra era sicura: al ritorno del papà dalla guerra tutto sarebbe stato fantastico, avrebbero comprato una casa più grande, col giardino. Ma il papà è tornato portando con sé la guerra, che ora è dentro la sua testa. Niente è più semplice, a casa, ma dall’alto dei suoi 12 anni Ezra è determinata a fare di tutto perché le cose ritornino come erano prima.

Camelozampa mi è sempre piaciuta come casa editrice perchè porta alla nostra attenzione romanzi fuori dall’ordinario, non fraintendetemi non sto dicendo che sono qualcosa di strano, bensì l’opposto, mettono sotto i riflettori letture dalle tematiche importanti, talvolta spinose, che viste dal punto di vista di giovani protagonisti riescono a fare la differenza.

Introdurre i più piccoli a temi così complessi non è facile, il più delle volte sono paroloni che gravano sulle loro spalle, a volte incomprensibili e altre volte confusionari, che trasmettono loro un grande senso di paura. Io credo che la lettura oltre a divertire possa anche insegnare e questo romanzo che vi porto oggi ci mostra in maniera concreta la vita di una dodicenne alle prese con il disturbo post traumatico da stress del padre.

Solo a leggere “disturbo post traumatico da stress” si immagina qualcosa di inaffrontabile, un grosso macigno che si catapulta nella vita delle persone che ne soffrono, qualcosa che per quanto si provi a digerire resta lì e ritorna ogni volta.

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“Ogni adolescenza coincide con la guerra. Che sia vinta, che sia persa”, cantano i Tre Allegri Ragazzi Morti nella loro canzone e leggendo la storia di Ezra e la sua famiglia mi sono resa conto che è così, per quanto il padre sia ormai lontano dalla guerra, nella sua testa quest’ultima c’è ancora e imperversa come se fosse ancora viva nel suo presente, un po’ come un oscuro passeggero silente che riporta a galla gli orrori vissuti.

La vita di Ezra già di per sè non è facile, deve prendersi cura della sorellina più piccola, Zoe, e aiutare sua madre, sempre più prosciugata dalla situazione familiare ed esausta delle liti, le urla e la violenza. Ogni giorno a casa sua è come attraversare un campo minato, suo padre non riesce ad uscire di casa perchè al minimo rumore ritorna con la mente ai fatti accaduti quando era in guerra, di conseguenza sono loro tre che cercano di appigliarsi ai momenti felici, a quando si compra lo zucchero filato e le risate della più piccola allontanano per un momento ciò che succede in casa.

La sua infanzia dunque è un percorso a ostacoli, dove la fine si allontana inesorabilmente giorno dopo giorno, anche mentre parla con la signora Polak della sua situazione familiare quello che emerge è la frustrazione per il non poter essere d’aiuto e la sfiducia verso il mondo, lo stesso che la porta ad incrociare la strada di Easy, una ragazzina che la costringe a rubare minacciandola di fare del male a Zoe, la sorellina più piccola.

Per un momento sembra quasi smarrirsi, la sua famiglia è frammentata e non c’è niente che possa fare. Alla fine è difficile chiedere aiuto quando si è intrappolati in una condizione che non permette di evadere dal trauma, che ti fa credere di essere ancora lì dentro. In quella sorta di incubo personale il padre di Ezra prova ad affrontare i suoi demoni ma vincono ogni volta, fino al momento in cui tocca il fondo e solo allora riesce ad alzare la testa, a capire che bisogna fare qualcosa.

Con questo non dico che “vissero tutti felici e contenti”, il percorso del padre di Ezra è lungo, ma con la giusta determinazione e guidato da un gruppo di supporto è possibile fare la differenza, rendere quegli incubi meno spaventosi e lavorare sulle proprie cognizioni cognitive, assottigliando le sbarre della gabbia che lo tiene bloccato nel passato.

Derk Visser arriva per la prima volta in Italia con un romanzo che definirei importante, che racconta di una condizione difficile da affrontare soprattutto quando si è piccoli, qualcosa che non ci sfiora fin quando non lo si vive in prima persona, ma che dovrebbe essere, come tutto il resto, reso tangibile agli occhi di tutti per sensibilizzarli anche questo argomento.

Lo zucchero filato diventa un qualcosa di amaro, che non è soffice, anzi sembra quasi di mangiare spilli acuminati che pungono il palato facendo sentire in bocca il sapore agre del sangue. Allo stesso tempo è lo stesso dolce a riportare un po’ di serenità nella vita di chi ingoia chiodi da troppo tempo.

“Zucchero filato” è una finestra spalancata sulla vita di una famiglia che vive costantemente sull’orlo di una guerra combattuta tutta dentro una testa.

“Di colpo non era più un eroe, era diventato un po’ matto. Era scoppiata di nuobo la guerra, solo che adesso era nella sua testa.”

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Camelozampa per la copia omaggio.

 

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