Un libro per due: Il giardino di bronzo di Gustavo Malajovich (SEM)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

In questo sabato ricco di piacevoli sorprese io e Sara di Bookspedia torniamo a condividere un thriller nel nostro “Un libro per due”. Questa volta si tratta de “Il giardino di bronzo” di Gustavo Malajovich, pubblicato da SEM, con la traduzione di Pierpaolo Marchetti.

Data di uscita: 21 Marzo

Acquistalo subito: Il giardino di bronzo

Editore: SEM
Traduzione: Pierpaolo Marchetti
Genere: Thriller

Prezzo: € 19,00
Pagine: 505

Fabiàn Danubio è un architetto insoddisfatto del proprio lavoro e del suo matrimonio, con una moglie che soffre di una forte depressione. La figlia di quattro anni è il più grande amore della sua vita. Un giorno la bambina e la baby sitter scompaiono mentre stanno andando a una festa di compleanno. L’unico indizio è una frase che la piccola ha detto al padre qualche giorno prima su un misterioso “uomo del giardino”. Fabiàn si ritrova così in un incubo che durerà per anni. Allo shock iniziale si sostituisce la speranza, che lentamente si trasforma in delusione e in senso di impotenza. In una Buenos Aires dove la polizia è corrotta, la disperazione diventa il motore che muove le azioni del protagonista. Con l’aiuto di uno stravagante detective privato, dalla mente acuta e dotato di pensiero divergente, Fabiàn scava dove in apparenza sembra non esserci nulla trovando una sottile traccia da seguire. La vicenda copre l’arco di un decennio, durante il quale le ricerche della bambina, tra piste false e poliziotti inefficienti, arrivano a un punto morto. Una battaglia infinita contro un sistema cinico e corrotto che diventerà l’unica ragione di vita di un padre che dalla metropoli si spingerà nell’Argentina più rurale e misteriosa in un viaggio dentro un orrore incomprensibile.

Dopo aver passato una mattina a ricostruire oggetti fatti di lego assieme a due bambine ora mi ritrovo a mettere insieme i pezzi della vita Fabiàn Danubio, protagonista de “Il giardino di bronzo”, un architetto infelice e reduce delle conseguenze del progresso che lo hanno privato del suo lavoro, costringendolo a elemosinare una prestazione dopo l’altra, tenendosi stretti i pochi incarichi che gli vengono affidati. Dall’altra parte i tasselli sparsi della sua vita familiare sono difficili da far combaciare, pezzi smussati  e logori che ormai non sembrano più quello che erano all’inizio, scheletri di un tempo in cui aveva provato felicità nel vivere e non solo l’angoscia di poter di perdere tutto ciò che si ama.

Il rapporto con sua moglie è complicato, la depressione sta lentamente spegnendo ogni briciola di felicità che ha in corpo e l’unico appiglio che sembra tenerla in vita e mantenere insieme entrambi è la loro figlia, Moira, una bambina vivace e piena di fantasia, intelligente abbastanza da capire l’aria che tira a casa quando i genitori litigano e che neanche la sua babysitter riesce a far dimenticare, ma per fortuna, nel suo mondo colorato, è ancora in grado di sorridere.

Ci troviamo in una Buenos Aires viva e colorata che però cela alle sue spalle una decadente struttura basata sulla corruzione, la droga e il traffico degli esseri umani, una realtà ben nota alla polizia che però sceglie di guardare da un’altra parte per intascare qualche mazzetta di soldi sporchi. È così, una svista dopo l’altra la polizia stessa si ritrova ad essere il motore che spinge la criminalità ad impossessarsi di Buenos Aires, spegnendo poco a poco il colore che la rende viva e trasformando tutto in un piattume nero pece che risucchia al suo interno qualsiasi cosa che possa sembrare giusto e innocente.

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Ed è proprio qui che l’incubo prende vita. Un giorno la figlia di Fabiàn Danubio viene inghiottita dalle tenebre insieme alla sua babysitter ed è soltanto un frammento che viene ripetuto fino all’esaurimento nella testa dell’uomo, l’ultima volta che ha visto entrambe, seppur di spalle, mentre si dirigevano a una festa di compleanno. La sua vita già in equilibrio precario si spezza e briciola dopo briciola insieme a Fabiàn raccogliamo ciò che resta di Moira, l’assenza che diventa presenza, quasi come se fosse sempre lì pronta a sbucare dietro la porta ma che una volta puntato lo sguardo verso lo stipite ci si rende conto che non si tratta che di un eco lontano, un rumore che distorce e accentua il dolore di un presente catastrofico.

Gustavo Malajovich costruisce un mistero che tiene incollati alle pagine, una storia strutturata in maniera tale da catturare il lettore e fargli dimenticare il numero della pagine che compongono il libro, che sono più di cinquecento, ma che leggendole sembrano quasi la metà proprio grazie al suo stile fluido e leggero, nonostante tratti qualcosa di veramente terribile e complesso. Sin dall’inizio ho faticato a posare il libro, come mi decidevo a fare una pausa, sentivo il bisogno di proseguire con la lettura per scoprire il resto, capire il modo in cui il passato si intreccia al presente in una storia ricca di suspense, che riesce a rendere vivide le emozioni provate dal protagonista, l’angoscia, la disperazione e l’ossessione, la continua ricerca della verità.

Quando mi ritrovo tra le mani un thriller di questo non genere non posso che gioire, un lavoro ben strutturato e abilmente raccontato, che non disperde la sua carica narrativa ma che ti invoglia ad andare fino in fondo. 

“Il giardino di bronzo” è un luogo che sembra ricco di colore e vita ma che si rivela essere posseduto da uno spirito malvagio, l’animo corrotto degli uomini che ne hanno avvelenato la terra.

“Tempo dopo, ormai sprofondato nel buio del proprio dolore, gli sarebbe tornata in mente spesso quell’impressione che gli era rimasta appiccicata addosso per tutto il giorno […] C’era qualcosa di più, ma se era stato un segno premonitore, o una percezione che aveva trasceso il presente, Fabiàn non lo aveva avvertito l’eco di un suono già spento, intuire l’ombra di qualcosa che non si riusciva a vedere”.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di SEM per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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