L’orso e l’usignolo di Katherine Arden | Recensione di Deborah

 

Era inverno inoltrato nella Rus’ settentrionale, l’aria appesantita da vapore acqueo che non è ancora né pioggia né neve. Il brillante paesaggio di febbraio aveva lasciato il passo al tetro grigiore di marzo, e nella famiglia di Pëtr Vladimirovič erano tutti raffreddati per l’umidità e rinsecchiti a causa del regime a base di pane nero e cavolo fermentato durato sei settimane. Eppure nessuno si preoccupava dei geloni o del raffreddore, né pensava con nostalgia al porridge o alla carne arrostita, perché Dunja stava per raccontare una delle sue storie.

 

Editore: Fanucci Editore
Data di uscita: 27 marzo 2019
Pagine: 448
Prezzo: 18.00 €
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In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli non importa, perché adorano trascorrere le notti riuniti accanto al fuoco, ascoltando le fiabe della loro balia. Vasya ama soprattutto la storia di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che appare nelle notti gelide per reclamare le anime incaute. Per questa ragione i saggi russi lo temono e onorano gli spiriti affinché proteggano le loro case dal male. Quando però la matrigna di Vasilisa, donna devota e cresciuta in città, proibisce a lei e ai suoi fratelli di onorare gli spiriti domestici, la sfortuna si abbatte sul loro villaggio. Vasilisa prova a ribellarsi alle proibizioni della matrigna ma quest’ultima si mostra determinata a educare la figliastra ribelle, minacciandola di darla in sposa o di rinchiuderla in un convento. Mentre le difese del villaggio si indeboliscono e gli spiriti della foresta si avvicinano, Vasilisa dovrà fare appello ai doni pericolosi che possiede, e che ha a lungo tenuto nascosti, per proteggere la sua famiglia da una terribile minaccia…

 

Il meteo nell’ultimo periodo è stato molto antipatico, sebbene sia primavera pare più autunno, il periodo in cui ormai l’estate è svanita e l’autunno sta lentamente sfumando in inverno; con questo clima la lettura di L’orso e l’usignolo è decisamente perfetta! Salpiamo alla scoperta del romanzo di Katherine Arden, il primo volume di una trilogia fantasy che ci immerge nella mitologia dell’antica Rus’, un mondo in cui nelle lande ghiacciate era ancora diffuso il culto degli dei e degli spiriti della natura.

 

Nel silenzio, Vasja udì nuovamente il lupo ululare, e a lui si unirono gli altri del branco; adesso erano molto vicini. Nello stesso momento, tra gli alberi, sbucò una cavalla bianca, e per qualche istante Vasja dimenticò i lupi. La lunga criniera dell’animale sembrava fatta di fili di ghiaccio, e il suo respiro creava sbuffi di fumo nella notte.Vasja riprese fiato. «Oh, sei bellissima» disse, e lei stessa poté percepire il desiderio nella sua voce. «Sei tu che porti il gelo?»

 

È ora di rispolverare in anticipo piumino, copertina e una buona tazza di tè caldo o una sostanziosa cicoccolata per immergerci al meglio nelle gelide atmosfere narrate in L’orso e l’usignolo. Questo romanzo mi ha subito intrigata, non sono molto ferrata sulla Russia e sulle sue tradizioni, mi ha affascinato lo scoprire qualcosa di nuovo e  l’idea di una storia ambientata in un luogo dove l’inverno dura la maggior parte dell’anno, in cui le tradizioni antiche sono presenti anche dopo essere state contaminate dall’esterno. Mi sono detta che sarebbe stata la lettura perfetta per ricordare il piacere dell’inverno e non pensare molto al caldo in arrivo, ma come ben sapete il sole si è beffato di noi in questo periodo. L’orso e l’usignolo mi ha travolta con la sua gelida sferzata, si è rivelato davvero una lettura molto piacevole e avvincente. La voce di Katherine Arden è stata come una coperta calda, fluida, intrigante ed accogliente mi ha catturata con la sua avventura in bilico tra la realtà e la fantasia. Sono molto contenta di aver scoperto l’autrice e la sua storia, di solito il fantasy non è molto il mio genere ma questo romanzo mi ha subito intrigata, è stato molto bello uscire dagli schemi e constatare che tutto può rivelare piacevoli sorprese.

 

Quella cavalla bianca aveva un cavaliere? Vasja non ne era sicura. Sembrava di sì, ma quando l’animale si contorceva, quella figura sul suo dorso sembrava solo un’illusione ottica. La cavalla allungò il muso verso il pane e il sale che Vasja aveva con sé, e lei allungò la mano per offrirglieli. Sentì il caldo respiro dell’animale sul suo viso e osservò i suoi splendidi occhi neri. Provò un tepore ancora più intenso. Perfino il vento pareva più caldo quando la cavalla le sfiorava il volto.

 

La famiglia Vladimirovič vive nella selvaggia e glaciale tundra russa, si tratta di gente benestante che amministra e gestisce con cura e passione le proprie terre, persone di cuore, molto disponibili nell’aiutare i più bisognosi. Pëtr Vladimirovič è il padre di questa numerosa famiglia, apprende con sorpresa e ansia la nuova gravidanza della moglie, arrivata in un momento molto duro in cui il freddo stringe tutto nelle sue fauci di ghiaccio e il cibo scarseggia. La donna sa che la bambina che porta in grembo è molto speciale, confida a Dunja (la balia) che condivide il forte dono che aveva a sua volta sua madre, è determinata a dare alla luce la piccola anche se sa già che le costerà la vita. La gioia della nascita di Vasilisa porta con sé il forte dolore per la perdita della madre, adesso è Dunja a crescere e prendersi cura di tutti i figli della cara amica. Vasilisa, come sua nonna, ha dei poteri che la mettono in contatto con gli spiriti e gli dei dell’antica tradizione russa; a tal proposito la Arden è davvero bravissima a riportarci queste tradizioni, lo fa con grande passione e dedizione, prendendo tempo per introdurci tutti i suoi numerosi personaggi e costuendo un’ambientazione unica. L’inizio della storia è molto descrittivo, l’autrice ci introduce nel mondo che ha creato senza trascurare i dettagli, ho trovato questa parte molto piacevole e affascinante, la sua voce riesce a far trasudare dalle pagine la magia, il romanzo sembra proprio una fiaba, uno degli antichi racconti che ci vengono presentati nel corso della storia.

 

Arrivarono a casa poco prima del tramonto, nel bel mezzo di un violento nubifragio. Dunja stava raccontando una delle sue storie. «Il loro padre si ammalò di ossessione» disse. «Così il principe Aleksej e il principe Dmitrij si misero in cammino per trovare l’Uccello di Fuoco dalle ali splendenti. Cavalcarono in lungo e in largo, percorrendo i nove regni per ben tre volte, finché giunsero a un bivio. Al lato della strada c’era una lapide su cui erano scolpite delle parole.»

 

Assistiamo alla crescita di Vasilisa, scoprendo insieme a lei le storie e le leggende tipiche della sua terra; impariamo a conoscere i ritmi e lo stile di vita di quei luoghi remoti. Vasilisa è una ragazza molto forte e temprata, sicura di sé e dal temperamento indipendente e ribelle; ogni giorno vaga per i boschi gelati cercando di sottrarsi ai doveri domestici. Crescendo il dono della ragazzina diventa sempre più grande e potente, Vasilisa vede e riesce a comunicare con gli spiriti, i custodi della natura e i guardiani della sua casa; la popolazione nonostante sia di religione cristiana non ha mai dimenticato le vecchie tradizioni, infatti da sempre lascia doni ai vecchi dei e grazie a questa riconoscenza le creature si mantengono forti e riescono a garantire a tutti protezione. La vita nella tundra scorre placida e positiva fino a che non giunge da Mosca il fervente padre Konstantin, richiesto dalla nuova moglie di Pëtr, una donna giovane e molto cristiana che ha il dono di vedere gli spiriti o i malefici demoni, come sostiene lei. La donna è stata strappata alla propria volontà di chiudersi in convento per essere data in sposa al signore delle terre selvaggie, porta con sé dalla città tristezza, stranezza e il deleterio prete. Konstantin da subito si prefigge l’obbiettivo di dover salvare tutte quelle persone che ancora credono agli spiriti, in particolare la sua missione è quella di redimere Vasilisa. La situazione peggiora lentamente con i nuovi arrivati, la gente si lascia soggiogare dal prete non immaginando di aprire la strada ad una minaccia distruttiva, ovvero L’orso. L’orso viene tenuto sotto controllo da Morozko, Morozko è morte, è uno spirito potentissimo e antico, colui che porta il gelo.

 

La porta d’ingresso si spalancò e Vasja irruppe nella stanza reggendo per un braccio un giovane e grosso monaco tutto inzuppato di fango. «Questo è fratello Rodion» disse. «Si è perduto nella foresta. Viene da Mosca, dalla corte del Gran principe. Lo ha mandato Saša.» Dopo qualche momento di silenzio, i presenti scattarono in piediper prestare soccorso all’uomo. Il monaco fa asciugato, nutrito, vestito con una nuova tonaca, e servito con una coppa di idromele.

 

Morozko è un personaggio davvero affascinante, mi è piaciuto talmente tanto che spero vivamente sia approfondito nel seguito della storia. Vasilisa inizia a contrastare il prete e la matrigna cercando di rimettere in forze tutte le creature che proteggono la loro terra, sembra una battaglia più grande di lei ma è la sola che può slvarli tutti dal fuoco dell’Orso. La protagonista mi è davvero piaciuta, ribelle e forte, ha fatto di tutto per non essere vittima delle tradizioni arcaiche e attuali che vedono la donna come una giumenta, con l’unico scopo di sposarsi e fare figli. L’orso e l’usignolo è il capitolo introduttivo alla serie, ci inseriesce in questo mondo incastonato nel ghiaccio e nella magia, trasportandoci in una terra lontana e ricca di tradizioni da scoprire.

L’orso e l’usignolo è un romanzo perfetto per chi ha voglia di scoprire e viaggiare con la fantasia, per chi ama il ghiaccio e desidera perdersi in atmosfere incantate.

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Fanucci Editore per la copia omaggio

 

May the Force be with you!
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