Music Monday: I Simpson. Trent’anni di un mito di Moritz Fink

Music Monday in giallo. Non fraintendetemi, non parlerò di un romanzo del mio genere preferito, ma di un vero e proprio culto che ha cambiato la storia della televisione, raccontato da Moritz Fink nel suo saggio “I Simpson. Trent’anni di un mito ( pp. 256, 19.90€), uscito a fine novembre per Leone Editore e tradotto da Roberta Zuppet.

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Dopo “Stan Lee. Il padre dell’universo Marvel” di Bob Batchelor la collana Sàtura si arricchisce di un nuovo tassello, uno che racconta la storia della famiglia più famosa della tv, che ha rivoluzionato il mondo dell’animazione ed è diventata a tutti gli effetti un’icona della cultura pop, ossessionando i telespettatori con storie divertenti, ciniche e qualche volta anche creepy: I Simpson. 

Se c’è una cosa che ho sempre amato dei Simpson è il loro teatrino degli orrori, gli speciali di Halloween che hanno centrato il bersaglio, inquietandomi fino al punto da rimanermi impressi nella mente. Ma diciamocelo, qualunque cosa viveva quella strampalata famiglia americana era destinata a diventare un tormentone. Almeno una volta nella vita è capitato di esordire con un D’oh o Ciucciati il calzino. 

Moritz Fink nel suo saggio “I Simpson. Trent’anni di un mito”, uscito a fine novembre per Leone Editore, ripercorre la storia dei Simpson, partendo dalle loro improbabili origini fino ad arrivare ad oggi, a quello che sono diventati e ciò che hanno significato e significano ancora per la televisione. Di certo quello che emerge fuori è il forte desiderio di Matt Groening di raccontarsi, di esagerarsi e divertire disegnando una famiglia che fosse ben riconoscibile per dare vita a qualcosa di inimmaginabile che potesse raccontare la società con un’occhio più cinico, toccando argomenti spesso scottanti e che potessero fare breccia nei telespettatori. Fondamentale dunque è stato il coinvolgimento di James L. Brooks, noto produttore televisivo, che ha visto nei Simpson quella scintilla in grado di portare un programma televisivo verso una nuova direzione.

Eppure dietro il noto prodotto non regnava la pace. Come lo stesso Fink racconta non sempre dietro le quinte erano tutti d’accordo, c’erano dispute accese e personalità differenti che tentavano di prevalere l’una sull’altra. Ma una volta andato in onda lo show i Simpson sono diventati il mezzo per riportare a galla la satira sociale in un programma televisivo, descrivendo e parodizzando i tipici atteggiamenti della società americana inglobata nella cittadina di Springfield, dove ogni edificio a suo modo racconta una storia.

Negli anni la serie ha assunto diversi volti, evolvendosi in continuazione, trattando temi sempre più attuali, sia politici che sociali, dall’inquinamento alle elezioni, dai dittatori ai terroristi, passando attraverso il cinema, la letteratura, la musica e i videogiochi. I Simpson hanno colonizzato ogni tipo di intrattenimento raccontandolo a modo proprio, spaventandoci ad Halloween con zombi, alieni e futuri distopici e commuovendoci a Natale con la storia del piccolo aiutante di Babbo Natale e tutte le altre che l’hanno seguita. 

Con questa carica narrativa e con questa forza d’espressione i Simpson sono riusciti a conquistarsi un posto nel mondo, unendo davanti al televisore sia i grandi che i piccoli, gli uni interessati ai temi trattati e gli altri divertiti da personaggi come Bart e Homer, o affascinati da un piccolo genio come Lisa.

Con la sua struttura la famiglia Simpson fa anche il verso a tutte quelle serie televisive degli anni ’80 che vedevano come protagoniste proprio le famiglie, come ad esempio i Robinson o Casa Keaton, ma se da una parte questi format volevano lanciare un messaggio positivo che indicasse quale doveva essere lo standard di una buona famiglia, i Simpson invece lanciano il messaggio opposto, ovvero che una famiglia ha dei difetti e per quanto si cerchi di nasconderli alla fine vengono sempre a galla, mentre chi ha una famiglia “esemplare” alla Flanders vive sotto il terrore che la sua perfezione venga intaccata da chi invece non è perfetto.

Per non parlare delle teorie di complotto e il fatto che a un certo punto della storia, questa famiglia, è diventata una sorta di Nostradamus, anticipando i tempi e creandosi una fama da chiaroveggente.

I Simpson hanno rivoluzionato il modo di fare satira diventando un’istituzione della cultura pop e Moritz Fink con passione racconta la loro evoluzione, mettendo sulla bilancia luci e ombre di un programma televisivo che ha accompagnato diverse generazioni e che ancora continua a farlo. Come “Stan Lee. Il padre dell’universo Marvel” il saggio di Moritz Fink, “I Simpson. Trent’anni di un mito” è un saggio che vi consiglio di fare vostro, una lettura intrigante che questa volta ci porta indietro nel tempo per conoscere la nascita della simpsonmania e cosa ha significato nella storia della nostra cultura.

«I Simpson hanno trasformato il globo in un pianeta giallo: un culto internazionale nato intorno a un programma così tipicamente americano e, allo stesso, così critico verso la cultura americana.»

Tra Simpson e George Ezra, direi che è un lunedì più che perfetto!


Per questo appuntamento è tutto. Alla prossima!

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio

 

 

 

 

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