Principessa Mononoke: 5 cose che mi sono piaciute

Avete presente quelle volte in cui vi viene voglia di vedere un film, magari uno di quelli vecchi che non avete mai avuto modo di recuperare e poi finite per rimandare? Durante questo periodo ho avuto il tempo di scendere a patti con me stessa e… di smettere di procrastinare, così ho deciso di recuperare per primo fra i tanti uno dei vecchi capolavori di Hayao Miyazaki: Principessa Mononoke.

Oggi, quindi, al posto di parlare nel dettaglio del lungometraggio prodotto da Studio Ghibli, condividerò con voi le cinque cose che mi sono piaciute di questo intramontabile film animato. Reggetevi forte!

1) La Storia. Ciò che mi ha colpito di più, per quanto palese sia, è proprio la narrazione. Il fatto che ancora una volta il genio di Miyazaki prenda vita attraverso una storia cruda e violenta, la rappresentazione dell’incessante lotta fra l’uomo e la natura che finisce per dividere ancora di più due elementi che potrebbero convivere tra loro, ma che si ostinano a voler prevalere l’uno sull’altro. Chi osserva non resta indifferente di fronte alle immagini forti delle battaglie fra natura e uomo, devastanti al punto da colpire anche i più forti dritti al cuore.

2) Mito e tradizione. Senza ombra di dubbio in ogni lavoro dello studio Ghibli si vede il forte attaccamento alle tradizioni e alla mitologia giapponese, qui soprattutto ogni elemento caro a Miyazaki è stato trattato fino nei minimi dettagli, partendo dai piccoli Kodama fino ad arrivare all’immenso e imperituro Dio della foresta.

3) Ambientazione. Miyazaki ricrea il periodo Muromachi della storia giapponese in chiave fantastica. Stiamo parlando di un’epoca caotica e di innumerevoli rivolte popolari, ciò nonostante è proprio durante questo periodo che si gettano le basi per il futuro del Giappone. Dal punto di vista artistico e culturale questo momento storico viene ricordato come uno dei più prolifici e importanti nell’evoluzione dell’arte giapponese, unica al mondo per la sua capacità di trasformare l’essenziale in qualcosa di completo e appagante. In questo senso è interessante la scelta del regista di ambientare la storia in un periodo come questo, quasi come volesse sottolineare il caos che porterà un giorno al cambiamento.

4) Personaggi. Partendo da Ashitaka fino ad arrivare a San ogni personaggio mostra le sue qualità ad ogni singola scelta che compie durante la storia, partendo dalle decisioni più facili fino ad arrivare a quelle più drastiche. Un esempio calzante è proprio Eboshi, che nonostante sia l’incarnazione del progresso, è allo stesso tempo anche quella della distruzione, una spietata macchina da guerra che per difendere i suoi cittadini è disposta a far estinguere ogni spirito della natura. Il forte contrasto fra il lavoro nelle fonderie di Eboshi e la natura che cerca di impedire che le foreste vengano distrutte genera una guerra folle e priva di senso che rischia di far collassare entrambe le fazioni.

5) La colonna sonora. È ormai scontato che finisca per innamorarmi delle colonne sonore dei film di Studio Ghibli, sono dei veri e propri capolavori, curati con amore e accompagnati dalla profonda conoscenza del Giappone e dei suoi costumi, un mix che rende ogni brano perfetto ed emozionante.

Al prossimo giovedì!

 

 

 

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