#proiettilidicarta: Oltre la siepe di Barbara Abel (Leone Editore)

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Finalmente è finita la stagione e posso parlarvi delle letture che mi hanno tenuto compagnia tra un ritaglio di tempo e l’altro. Partiamo subito con Barbara Abel e il suo “Oltre la siepe”, edito da Leone Editore e tradotto da Roberto De Biasi.

Data di uscita: 13 Aprile

Acquistalo subito: Oltre la siepe

Editore: Leone Editore
Collana: Mistéria
Genere: Thriller
Traduzione: Roberto De Biasi

Prezzo: € 15,90
Pagine: 304

Sylvain e Tiphaine, David e Laetitia sono amici da sempre. I quattro trascorrono insieme quasi ogni giorno, dato che le loro case sono separate soltanto da una siepe, e i loro figli – Maxime e Milo, sei anni – sono inseparabili. Ma l’idillio è destinato a infrangersi quando Laetitia vede Maxime, il figlio di Tiphaine, che si sporge pericolosamente dalla finestra. Pochi ma preziosi secondi persi a capire cosa fare e, quando Laetitia corre ad avvisare Tiphaine, è troppo tardi. Maxime è caduto ed è morto sul colpo. Laetitia avrebbe potuto salvare il bambino? Sylvain e Tiphaine la ritengono responsabile? Laetitia inizia a temere che i vicini stiano meditando vendetta e, presto, si ritrova ossessionata dall’idea che vogliano uccidere Milo. Ma la spirale di paranoia in cui si lascia trascinare rischia di travolgere anche suo marito e suo figlio.

Ne ha passate tante. Solo a guardarlo lo si nota chiaramente. Questo è un libro che mi ha tenuto compagnia durante i miei spostamenti, in ufficio e persino durante le piccole pause. Soltanto ora che è finita la stagione riesco a rimettere mano sul blog e a parlarvi di tutti i libri che, come quello di Barbara Abel, hanno reso le giornate un po’ meno pesanti.

Chi avrebbe mai potuto immaginare che una siepe, una struttura di foglie e rami diventasse a tutti gli effetti la testimone silente di un’amicizia consumata dall’odio e dal dolore. Barbara Abel, questa volta, scava ancora più in profondità trasformando il dolore in una lama affilata, una capace di travolgere due famiglie in modi differenti: da una parte lo vediamo trasformarsi in una spirale auto distruttiva mentre dall’altra diventa un limbo dal quale si cerca di uscire disperatamente senza riuscirci davvero.

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Sylvaine e Tiphaine, Laetitia e David sono amici da sempre, pur non essendoci un legame di sangue è come se fossero una famiglia allargata. I loro figli Milo e Maxime sono migliori amici, inseparabili e questo rende ancora più idilliaco il quadro che appare al lettore quando li si osserva dalla loro finestra, sembra quasi di poterli sentire ridere e chiacchierare delle loro vite, dando per scontato che quei momenti di beatitudine non possano finire mai. Tuttavia, in un giorno qualsiasi, Laetitia assiste a qualcosa di terribile, alla dipartita prematura di Maxime, il figlio di Tiphaine, la sua migliore amica e da quel momento quel pittoresco quadretto lascia spazio a uno più cupo.

La morte di Maxime travolge tutte e due le famiglie come un fiume in piena. Tiphaine e Sylvaine si chiudono in loro stessi, lasciando da parte David e Laetitia. Li vediamo precipitare vertiginosamente nel buio più totale dinnanzi ai loro migliori amici. La distanza che si crea è insostenibile, improvvisamente la siepe diventa quel confine da non attraversare, che separa definitivamente tutti e quattro. 

È qui nel dolore che assistiamo a due viaggi completamente diversi. I genitori di Maxime sono consumati dal dolore in continua evoluzione, che da una parte li porta a consumarsi fisicamente e psicologicamente e dall’altro, invece, a tirare fuori una parte tetra del loro essere, alimentata dal lutto e al tempo stesso dalla rabbia che provano nel sentirsi distrutti ma anche desiderosi di vedere ogni briciola di felicità dei loro amici annientata del tutto. I loro vicini, David e Laetitia invece cercano di costruire uno spazio sicuro per il loro figlio, Milo, ancora non del tutto consapevole di quello che è accaduto al suo migliore amico, è difficile per i genitori spiegargli la morte di Maxime senza sentirsi travolti da emozioni contrastanti. Laetitia si sente sempre più colpevole della morte del piccolo, tormentata dai dubbi di non aver fatto abbastanza per aiutarlo. Nel creare questa bolla di sicurezza però in Laetitia comincia ad emergere una parte inaspettata, la paura si insinua sottopelle e trasforma una madre in angoscia vivente, costantemente impaurita persino dalla sua stessa ombra e in apprensione per suo figlio. Teme, infatti, di poterlo perdere in qualsiasi momento, proprio com’è successo al figlio di Tiphaine.

Avevo già avuto il piacere di leggere Barbara Abel in storie raccapriccianti e al tempo stesso dolorose come in “Alice” e “Morte apparente”, storie che mostrano chiaramente come il dolore sia in grado di consumare ma anche di trasformare i suoi protagonisti. Basti pensare ai Geniot e alla loro perdita per capire che il dolore non si è limitato ad essere inflitto, bensì si è propagato come una macchia d’olio nell’acqua, ha iniziato a espandersi e a toccare ogni ambito della loro vita fino a diventare che la lama sottile in grado di alimentare la follia. Qui, nell’oscurità, una domanda si fa largo tra le pagine: quanto conosciamo i nostri vicini? 

Rispetto ai suoi precedenti lavori questo sembra avere tinte più noir, la discesa verso il fondo del baratro delle due famiglie è quasi teatrale, ognuno rispetta il proprio ruolo senza mai smettere di tirare a fondo anche tutti gli altri, ma tutte queste piccole peculiarità riescono a farlo piazzare al terzo posto tra le mie opere preferite dell’autrice. Morte apparente si spingeva oltre raccontando una storia complessa a livello emotivo intrecciato al thriller psicologico, stesso discorso per Alice che faceva dell’oscurità la luce per far emergere il desiderio di vendetta in contrasto alla parte psicologica. Oltre la siepe è la goccia che fa traboccare il vaso della sofferenza, una storia a tinte noir che prende forma poco a poco come una lunga e tetra conversazione tra quattro amici finita con un triste epilogo. Dal libro è stato tratto un lungometraggio intitolato “Doppio sospetto” che non vedo l’ora di recuperare.

«Niente è dritto nella vita. L’esistenza sembra un immenso terreno accidentato, disseminato di ostacoli, curve e deviazioni, una specie di labirinto imbottito di trappole nel quale non c’è una sola linea retta. Il percorso più breve tra due punti? Quello che conosciamo. Ma, qualunque cosa facciamo, quali che siano traguardi raggiunti, alla fine della strada troviamo sempre la stessa cosa. Ecco cosa pensava David».

 

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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