#proiettilidicarta: Nella tana di Michaela Kastel (Emons)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Il bosco non è mai stato così oscuro recita il sottotitolo del protagonista di oggi e leggendo “Nella tana” di Michaela Kastel ci si rende conto che addentrandosi nel bosco ci si trova dinnanzi all’orrore, al dolore e alla disperazione più pura.

Data di uscita: 4 Giugno

Acquistalo subito: Nella tana

Editore: Emons
Collana: Gialli Tedeschi
Traduzione: Monica Pesetti

Pagine: 240
Prezzo: € 15,00

In fondo al bosco c’è una casa isolata, dove abita una piccola famiglia. Il cacciatore alto e forte che Ronja e i suoi fratelli chiamano papà, non è però il loro padre. Li ha rapiti da bambini, costringendoli a crescere nel suo spietato mondo di orrori quotidiani. Un giorno qualcosa cambia e la libertà tanto attesa sembra a portata di mano. Ma quello che era stato un sogno così a lungo, improvvisamente spaventa. Un’anima spezzata può ancora tornare a vivere, provare amore?

Sembra quasi di fare un salto nel vuoto e accorgersi che non si arriva mai in fondo al baratro, ma è nella discesa che l’oscurità si fa sempre più fitta e l’orribile sensazione di un incubo senza fine si fa strada nella mente, in questo loop infinito di terrore e buio Michaela Kastel costruisce il suo romanzo, un intricato thriller psicologico dove sin dalle prime pagine ci si sente a disagio, si percepisce che c’è qualcosa che non va nel momento in cui Ronja comincia a parlare della sua famiglia, del varco del sole e dello spuntone del diavolo.

Il bosco mostra la sua parte più cupa quando veniamo a sapere che un padre di famiglia cela una figura più oscura dietro il suo volto, la mente di quella persona è malata e per anni ha continuato a vagare nascosto fra le fronde come se fosse parte del bosco stesso. Una mentalità disturbata e perversa diviene l’incubo primordiale dei bambini, l’uomo nero che tanto temono di incontrare quando la notte cala e non c’è altro che silenzio attorno.

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Ronja è stata una delle bambine che ha avuto a che fare con questo mostro, a diventare parte del suo mondo e subirne le conseguenze. È stata una di quei bambini costretti a chiamarlo “padre”, con l’unica differenza che lo fa tuttora, a volte. Questo tipo di rapporto l’ha portata a dubitare del mondo esterno, ad assistere ad un infinito viavai di bambini, una lunga processione di orrore e morte che sapeva sarebbe finita soltanto nel varco del sole. La follia di suo padre lo ha portato a scegliere prede sempre più giovani man mano che quella sua figlia cresceva, diventando qualcosa di sempre più lontano da ciò che la sua perversione lo spingeva a cacciare.

Ronja e i suoi “fratelli” Jannik e Nika sono i più grandi della famiglia e in quanto tali hanno il compito di badare ai più piccoli, ma soltanto quando Jannik si rende conto di essere più forte del padre riesce a ribellarsi a quella sua strana follia, uccidendolo e creando così uno spiraglio di luce in quel bosco oscuro. Tuttavia la storia prende una piega surreale quando Ronja e Jannik iniziano a temere le ripercussioni delle azioni del padre, si trovano a vestire i panni da adulti quando la loro infanzia non è mai finita. Il bosco sembra quasi gridare vendetta contro di loro, coloro che hanno eliminato la minaccia e che adesso devono farsi carico delle sue colpe, così inizia una nuova tortura, una nuova deviazione mentale dove non sanno neanche più come comportarsi e si rifiutano di mettere in pericolo la loro libertà chiedendo aiuto.

Il loro incubo abituale ne genera uno più grande, uno dove quello spiraglio di luce diventa l’araldo di un nuovo terrore in cui la protagonista cerca di ricostruire se stessa appigliandosi a quei sentimenti contrastanti che nutre nei confronti di quel poco che conosce, ma intensi abbastanza da travolgerla e lasciarla spiazzata persino di fronte a una porta aperta. La libertà è a portata di mano ma in qualche modo sembra una nuova gabbia poco più spaziosa di quella vecchia e infinitamente più pericolosa.

A Sarah Wiesinger della polizia criminale di Linz spetta il compito di ritrovare i bambini scomparsi entrando in quel varco ma quando si trova dinnanzi ad un indizio cruciale ecco che la situazione prende una piega ancora più tetra, una in cui Michaela Kastel si rivela essere abile nel tessere una trama complessa, dove l’animo umano si mette a nudo in tutte le sue sfaccettature mostrando il suo lato peggiore, quello più perverso e macabro, lo stesso che determina il limite fra esseri umani e mostri.

«È il bosco, mi dico, questo maledetto bosco con le sue voci che sussurrano. Le voci dei morti, di chi vuole vendetta, delle tenebre insidiose».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Emons per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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