Due teste una penna: La ragazza del convenience store di Murata Sayaka

Instagram: @lastambergadinchiostro

Le stagioni cambiano ma il konbini resta sempre lo stesso. Per due teste una penna oggi parliamo del romanzo di Murata Sayaka, La ragazza del convenience store.

Editore: Edizioni e/o
Data di uscita: 29 agosto 2018
Pagine: 168
Prezzo: 15.00 €
Acquistalo subito: La ragazza del convenience store

Keiko sbaglia. O almeno questo è quello che le dicono tutti. È sempre stata considerata una ragazza strana, sia a scuola che in famiglia. Il suo modo di guardare il mondo in maniera logica, senza ipocrisie o compromessi, crea forte imbarazzo in chi la circonda. In una società formale e conformista come quella giapponese sembra una vera e propria aliena. Ma Keiko non è una ribelle, e non trova altra soluzione se non un progressivo allontanamento da tutto e tutti. Qualcosa inizia a cambiare a diciotto anni, quando risponde all’annuncio di un supermercato che cerca commesse part-time. Potrebbe essere una svolta, un modo per cominciare a integrarsi nella realtà che la circonda, ma diciotto anni dopo è ancora lì, etichettata come “quella strana”, mentre si trascina stancamente un giorno dopo l’altro. Fino a quando incontra Shiraha, presto licenziato dal supermarket per i suoi comportamenti inopportuni. Per aiutarlo Keiko gli propone di andare a vivere insieme, così da mantenere una facciata di rispettabilità nei confronti degli altri. Ma quella che poteva essere un’improbabile storia d’amore diventa invece uno scavo sempre più profondo nella mediocrità di un’esistenza come tante. Fino a quando Keiko non raggiunge una sorprendente illuminazione e abbraccia finalmente il suo vero io.

Di domenica si ripercorre una via già conosciuta nella speranza che il viaggio, alla fine, possa arricchire sia me che Deborah con letture diverse dal solito da raccogliere qui, su Due teste una penna, una rubrica nata tre anni fa e che ora è arrivato il momento di rispolverare. A battezzarla c’è Murata Sayaka, un’autrice giapponese che per me si è rivelata una piacevole scoperta. La ragazza del convenience, infatti, è uno di quei libri che sin dall’inizio è riuscito ad attrarmi per la prosa magnetica e lo stile incalzante dell’autrice.

La ruota continua a girare e le giornate si ripetono. Non fuori, ma all’interno del konbini o convenience store che dir si voglia, dove lavora Furukuda Keiko, una commessa part-time dello SmileMart, a Nisshokuchō.

Era il 1998, a quel tempo Keiko era ancora una studentessa universitaria. Quando apre la filiale tenta il colpo di fortuna e viene assunta immediatamente, da quel momento la sua vita cambia radicalmente, per ben 18 anni quella scatoletta circondata da merce di tutti i tipi diventa tutto il suo mondo e parametro della realtà circostante. Indossando la maschera da commessa modello Keiko mostra al lettore una realtà alienante, dove non è permesso sbagliare. Ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sete, l’ormai adulta Keiko è diventata un poliformo* contenente al suo interno tutti i tipi di caratteristiche e cliché che la società tollera. 

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Una voce fuori dal coro è un’anomalia nella bolla konbiniana, l’unico benessere che conta è quello del cliente e per questo motivo ogni commesso è tenuto a ripetere le stesse formule e seguire le stesse regole. Per Keiko, poi, il konbini è una sorta di religione, ma per le persone che la circondano la sua scelta di restare nello stesso posto per così tanto tempo è strana. Il giudizio della sua famiglia e delle sue ex compagne universitarie grava sull’esistenza di Keiko e poco importa che dentro al negozio lei si senta bene, per la società la sua scelta è insensata. 

A trentasei anni, Furukura Keiko è la stessa di sempre. Invecchiata, single e senza nessun futuro. Inadeguata e oltremodo cocciuta, Keiko, continua ad indossare maschere che si frantumano non appena si ritrova in situazioni scomode e surreali, dove non riesce ad essere se stessa perchè sembra quasi che al suo interno non ci sia nulla, nulla di interessante per gli altri. È costretta a mutare in continuazione per apparire normale, allontanandosi sempre di più da se stessa. Poi arriva Shiraha con la sua visione estremista e sessista, accende una debole scintilla nella vita di Furukura che è pronta a compiere un passo falso per diventare ciò che la società si aspetta da una della sua età.

È questo il problema quando si tocca il fondo, poi non si torna indietro. Si può solo andare avanti ed imparare dagli errori. Furukura Keiko si rende conto di qualcosa di importante che non ha a che fare con gli standard della società bensì con se stessa e in quel momento è arrivata a sfiorare la sua vera essenza, quella che continuerà a farla apparire agli occhi degli altri come stramba, ma in fin dei conti che importa? 

Murata Sayaka trascina il lettore tra le mura di un konbini per conoscere la sua insolita protagonista e il suo mondo claustrofobico, alienante e critico, una realtà che comprime e consuma. Il rischio di indossare una maschera è questo: a lungo andare si deteriora, si frammenta e si rischia di perdere di vista se stessi. Dalle sue esperienze come commessa, Sayaka, dipinge un ritratto realistico della società giapponese mettendo in gioco i desideri della protagonista e contrapponendoli al pensiero comune, ne viene fuori un contrasto potente dove è la comfort zone ad essere un’anomalia e non la sua ossessione. 

 

 

 

*polimorfo: carta creatura di Magic The Gathering

Un ritorno al passato che ha un piacevole profumo di futuro. Ho accolto con grande entusiasmo la proposta di Sandy di ridare nuova vita alla nostra rubrica Due teste una penna in cui recensiremo insieme un romanzo. È molto emozionante tornare a camminare lungo un sentiero che già avevamo iniziato a percorrere, con l’auspicio che la vecchia via ci riservi ottime sorprese librose!

Vi è mai capitato di sentirvi inadeguati? Quella sensazione strana ed opprimente che porta a sentirsi estranei, quasi “sbagliati” agli occhi degli altri, nonostante in realtà ci troviamo in pace con noi stessi. È una sensazione potente e disorientante, così forte che in alcuni casi può spingere una persona a domandarsi e credere di essere veramente inadeguata, a ragionare su come poter cambiare per uniformarsi al gruppo, per essere finalmente considerata normale. In fondo siamo forse in grado di poter definire che cos’è la normalità? Credo che questa sensazione densa e avvolgente abbia caratterizzato ed influito sulla vita di Keiko Furukura, la protagonista di La ragazza del convenience store. Murata Sayaka, con uno stile semplice, immediato e avvolgente, ci racconta la sua vicenda autobiografica interpretata da una ragazza di trentasei anni, Keiko, che con naturalezza ha contravvenuto alla rigide regole della società giapponese. Keiko da quando ha diciotto anni e studiava all’università lavora a tempo determinato come commessa in un konbini. Il ruolo di commessa del konbini è considerato dalla società come un impiego di passaggio: è lavoro che non richiede una particolare specializzazione, viene pagato poco e ha turni davvero pesanti. Essere una commessa o commesso del konbini è un lavoro temporaneo, ottimo da inserire nel proprio percorso di studi per mantenersi in città o per concedersi qualche sfizio. Non però per Keiko Furukura.

Instagram: @drh.rex | @lastambergadinchiostro

Per Keiko Furukura il konbini è espressione della vita stessa, è un qualcosa che da senso e scandisce la sua vita;  amici e familiari non son contenti di questa sua scelta, provano in tutti i modi a spingere Keiko verso una strada diversa. La stessa società giapponese non la vede di buon occhio perché l’obbiettivo di una donna dovrebbe essere quello di avere una carriera stabile o meglio ancora sposarsi e avere figli. Keiko è considerata una donna poco attraente con un futuro precario, il suo unico scopo dovrebbe essere trovare al più presto marito. Keiko Furukura è una persona che noi possiamo definire anticonformista, in realtà è semplicemente sé stessa; risulta essere “diversa” perché non sente l’esigenza di conformarsi con le regole della società a cui appartiene. L’obbiettivo di Keiko è il suo konbini, anche quando non è fisicamente presente nel luogo di lavoro la sua mente vola tra i corridoi e gli scaffali, ragiona su come potrebbe sistemare meglio la merce, mettere in risalto un determinato prodotto, renderlo più appetibile per i clienti. Il successo del konbini è il successo di Kieko, la soddisfazione dei clienti è la soddisfazione di Keiko. Il konbini ha dato senso alla vita della protagonista, ha fornito a Kieko una comfort zone nella quale rifugiarsi ed essere semplicemente sé stessa, ha aiutato la donna ha superare le stranezze che hanno caratterizzato la sua infanzia donandole la parvenza di una normalità.

Keiko Furukura vive in funzione del suo konbini, cosa succede invece se il luogo dove si lavora si trasforma in una gabbia soffocante? Durante la lettura di La ragazza del convenience store mi sono immedesimata molto nella protagonista perché la sua storia mi ha ricordato un tratto della mia storia. Anche io, come Keiko, un per periodo ho lavorato come commessa in un negozio. Il negozio in cui lavoravo non mi abbandonava mai: nonostante non fossi lì la musica continuava a risuonare nella mia mente, come anche l’odore del magazzino, le luci, i colori, le persone continuavano a perseguitarmi oltre l’orario di lavoro, persino nei sogni. La situazione per me è diventata di mese in mese sempre più soffocante, mi sembrava di lavorare 24 ore al giorno, mi sentivo intrappolata durante e oltre l’orario di lavoro, ero un automa. Percepivo me stessa come un’appendice del negozio: superflua e sempre in balia di possibili infezioni che mi avrebbero asportata. Ed è ciò che è accaduto. Nonostante avessi deciso di lottare contro il malessere che provavo quotidianamente, stringere i denti e sognare un futuro migliore, un futuro in cui avrei salutato il negozio per sempre. È stato invece il negozio che ha salutato me. L’ultima volta che ho inserito l’antifurto e chiuso a chiave le porte di vetro mi sono sentita rinascere, davanti a me l’incertezza economica e la certezza di non sentirmi più un animale selvatico chiuso in gabbia. Keiko ed io abbiamo in un certo senso intrapreso un percorso simile che ci ha portato in due direzioni opposte.

 

 

May the Force be with you!
DUE TESTE UNA PENNA , ,

Informazioni su La Stamberga d'Inchiostro

Benvenuti, lettori! Siamo Sandy, Deborah e Carlo, tre insaziabili divoratori di libri con un’ossessione compulsiva per serie tv e non dimentichiamoci della nostra passione seriale per i film. Con questo potrete immergervi nelle nostre più disparate avventure, un mondo costruito con inchiostro e pellicole. Abbiamo tradito l’onore Jedi e ci siamo schierati al fianco di Anakin al servizio dell’imperatore Palpatine, giurando solennemente di non avere buone intenzioni abbiamo attraversato la statua della strega orba con la gobba sbucando alla tavola calda di Granny a Storybrooke. Siete pronti per accompagnarci nel prossimo viaggio?

Precedente Showtime: The Good Doctor (stagione1) Successivo The Whispering Room: Il dolce domani di Anna Pietroboni