Let’s talk about: Correndo sul tetto del mondo di Jess Butterworth

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Sbarca nelle nostre librerie il romanzo di Jess Butterworth, Correndo sul tetto del mondo, pubblicato da San Paolo Edizioni e tradotto da Giulia Guasco.

Pagine: 256

Acquistalo subito: Correndo sul tetto del mondo

Editore: San Paolo Edizioni
Collana: Narrativa San Paolo ragazzi
Traduzione: Giulia Guasco
Età: Dai 9 anni

Data di uscita: 22 giugno
Prezzo: € 18,00

Tash ha dodici anni e conosce bene le regole da osservare per sopravvivere in Tibet, un paese occupato dai soldati cinesi. Ma quando un uomo si dà fuoco nella piazza del mercato in segno di protesta e i soldati catturano i genitori di Tash, non si può far altro che infrangerle, queste regole. Lei e il suo amico Sam decidono di fuggire dal loro villaggio e cercare l’aiuto del Dalai Lama, che vive in esilio in India. E così, con i misteriosi documenti del padre di Tash nascosti nello zaino e accompagnati da due yak, inizia per i due ragazzi uno straordinario viaggio attraverso le montagne dell’Himalaya.
«Ci sono due parole che in Tibet sono proibite. Due parole che bastano a farti imprigionare all’istante. Penso spesso queste parole. Qualche volta, addirittura, le dico. Guardo i soldati allontanarsi e grido: Dalai Lama!»

Ci sono libri per bambini e ragazzi che divertono, altri ancora raccontano semplicemente una storia, poi ci sono quelli che attraverso il percorso difficile dei suoi protagonisti raccontano un viaggio di coraggio e speranza.

Source: Becca Thorne

Il protagonista di oggi appartiene a quest’ultima categoria, una lettura suggestiva che si snoda tra le terre selvagge del Tibet, nato dalla penna di Jess Butterworth, un’autrice da tenere d’occhio.

Questo libro nasce dalla passione per l’autrice per le storie che era solita raccontarle la nonna quando vivevano tutti insieme sulle colline ai piedi dell’Himalaya, questa sua esperienza l’ha spinta alla ricerca di nuove avventure, come scalare le montagne o trascorrere giornate in mezzo alla natura incontaminata e leggendo il romanzo lo si percepisce, pagina dopo pagina infatti sembra quasi di sfiorare con mano l’erba o il tronco degli alberi, respirare l’aria che porta con sé un nuovo giorno.

Ma non è soltanto il panorama a rendere unico questo romanzo bensì tutto ciò che c’è dietro, la storia di Tash e del suo villaggio dove vive insieme ai genitori, oppresso dai soldati Wujing, i quali soffocano ogni barlume di speranza mostrando cosa succede a chi solo osa inculcare l’idea di libertà, un’ideale che ci appartiene dalla nascita e come ha dimostrato invece la storia è qualcosa che per gli altri è facile da sottrarre.  

Per descrivere una storia complessa Jess Butterworth si serve della semplicità, mostrando ai più piccoli come, nonostante ci siano persone che tentano di allontanare dalla realizzazione dei sogni, ce ne sono altre che invece continuano a lottare per farli diventare realtà. Due parole diventano simbolo di speranza e alimentano l’animo di due bambini, spingendoli ad avventurarsi oltre ciò che conoscono pur di cambiare la storia del proprio popolo.  

Sento il sapore salato delle mie lacrime un attimo prima che si congelino. La neve è una coperta soffice. I muscoli non mi fanno più male. Il corpo si fa pesante. Vago in un mondo di sogno. Vedo mamma, papà, Sam. Tutto sarà più bello, se solo chiudo gli occhi.

A soli dodici anni Tash conosce bene l’altro lato della vita, quello che di solito non si racconta mai ai bambini per paura degli incubi, lo stesso che alimenta quelli degli adulti anche fuori dal sonno. “Coprifuoco” e “censura” sono due concetti che per quanto amari da digerire fanno parte del suo mondo e come tali tenta di accettare, anche se in apparenza, per non fare una brutta fine.

Source: Pinterest

Vivere sotto il controllo dei soldati Wujing rende la sua vita a tutti gli effetti un inferno, dal momento che non c’è spazio per la speranza e tanto meno per i sogni, ciò nonostante, quando arriva il momento di rientrare a casa sua l’atmosfera cambia, insieme ai genitori vive quello che possiamo definire come “momento felice”, dove c’è spazio per le storie, canti e usanze del suo popolo.

Le cose degenerano quando un sarto si dà fuoco nella piazza del mercato in segno di protesta. Un messaggio forte, si spera l’inizio del cambiamento, ma in breve tempo sono i soldati ad avere la meglio, a soffocare anche questo gesto disperato affinché sia un esempio per tutti gli altri.

Nel cuore di ogni abitante però la scintilla della ribellione non si è mai spenta e durante un giro di controllo da parte delle guardie a casa di Tash, lei viene fatta fuggire dal padre insieme alle prove che erano attività ribelli nella loro dimora. Senza un’idea di dove andare, Tash comincia a correre senza mai voltarsi indietro.  

Il cambiamento non è qualcosa di immediato per la sua terra, nonostante sia così piccola comincia a capire che per cambiare la propria condizione deve puntare il tutto per tutto in qualcosa di incerto e pericoloso, un lungo viaggio attraverso le insidie del regime per giungere un giorno in India con la speranza che il suo messaggio per il Dalai Lama arrivi a destinazione.

Source: Pinterest

In questo viaggio non sarà da sola, insieme a lei ci sarà anche Sam, un suo amico, a cavallo di due yak, Eve e Osso, i due partiranno per un lungo percorso che cambierà loro la vita.

A colpirmi senza ombra di dubbio è stata la storia e il modo in cui Jess Butterworth l’ha raccontata, in un modo diretto e che fa subito breccia nel cuore di chi legge, che non è indifferente a ciò che vive la protagonista, al contrario ne diventa un muto accompagnatore lungo il suo viaggio.

Il suo è davvero un viaggio ricco di pericoli, saltando da un covo all’altro, nascondendosi da tutti coloro che lavorano per il governo malato e affrontando faccia a faccia il lato oscuro del suo paese. Questo è un percorso che metterà a dura prova Tash. Un conto è sentire le storie dei suoi avi e sognare ad occhi aperti un mondo diverso dal suo, un altro conto invece è viverlo sulla propria pelle e capire in maniera prematura cos’è una dittatura e cosa comporta farne parte. È anche una storia d’amicizia, anche questa messa a dura prova una tappa dopo l’altra, dove la fiducia va e viene, lasciando alle volte il posto al sospetto e perché no anche al rancore.

Da adulta posso dirvi che questo romanzo è davvero forte, “potente”, come si suol dire, una testimonianza incisa nell’acciaio, qualcosa di indelebile e di non deteriorabile. Se fossi invece una bambina mi perderei semplicemente nella bellezza della natura e farei silenziosamente il tifo per Tash e la sua causa.

Correndo sul tetto del mondo è possibile vedere le cose da un’altra prospettiva, guardando giù è come avere una visione più ampia di ciò che di solito viviamo e magari è anche un’occasione per cambiare ciò che non va.

“Siamo il popolo delle montagne.
L’aria delle montagne scorre nelle nostre vene.
Respiriamo là dove gli altri non possono.
Noi, guerrieri di pace delle montagne.”

 

 

 

May the Force be with you!
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